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Ballottaggi, a Verona il vescovo si schiera in sostegno di Fratelli d’Italia

Tratto da MicroMega, di Daniele Nalbone

Il vescovo Giuseppe Zenti in una lettera “a tutti i presbiteri e diaconi”: “Votate per chi difende la famiglia voluta da Dio, contrasta l’ideologia gender, l’aborto, l’eutanasia e difende la scuola cattolica”. Berizzi: ““L’Italia è uno Stato laico anche a Verona?”.

A pochi giorni dai ballottaggi, il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, scende in campo e si schiera esplicitamene con il candidato della destra, il “meloniano” Federico Sboarina. E lo fa attaccando frontalmente Damiano Tommasi, sfidante per il centrosinistra del sindaco uscente. E poco importa che Damiano Tommasi sia un cattolico praticante, abbia sei figli e sia il fondatore di una scuola dedicata a don Milani, in quel di Pescantina.

Per il vescovo Zenti, in una lettera indirizzata “a tutti i presbiteri e diaconi” scrive, testualmente: “Approfitto dell’occasione anche per chiarire un nostro coinvolgimento in occasione di elezioni politiche o amministrative, soprattutto in considerazione delle ricadute dei nostri interventi sui fedeli. Come scriverò su Verona Fedele, compito degli ordinati non è mai quello di schierarsi per un partito o per una persona, ma quello di segnalare eventuali presenze o carenze di valori civili con radice cristiana”.

“Concretamente», è il messaggio (elettorale) del vescovo, “nelle varie tornate elettorali, di qualsiasi genere, è nostro dovere far coscienza a noi stessi e ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender; al tema dell’aborto e dell’eutanasia; alla disoccupazione, alle povertà, alle disabilità, all’accoglienza dello straniero; ai giovani; alla scuola cattolica, a cominciare dalle materne. Queste sono frontiere prioritarie che fanno da filtro perla coscienza nei confronti della scelta politica o amministrativa”. Messaggio finale: “Mantenete il buonsenso”.

“L’Italia è uno Stato laico anche a Verona?” commenta su Twitter Paolo Berizzi (qui una sua intervista recente), giornalista di Repubblica che a Verona e alla sua passione per la camicia nera ha dedicato il suo ultimo libro. “Te lo chiedi sentendo il vescovo Zenti, alla vigilia del ballottaggio, dare indicazioni di voto: non datelo a chi sostiene gender, aborto ed eutanasia, dice. Zenti fa campagna per la destra da anni”.

I rapporti tra Zenti e la destra veronese sono noti da tempo, come ricorda Berizzi. Così come non è un caso che sia stata proprio Verona a ospitare nel 2019 il triste Family Day al motto di “preghiamo per i gay, se non si convertono c’è l’inferno per loro“, popolato da persone (elettori) che non si fanno problemi a sostenere che “Hitler è meglio di Gesù“. Il tutto a favore di telecamere.

Ma è sulla profondità culturale di Zenti e, di riflesso, della chiesa veronese che qui è bene mettere il punto per capire “chi è” il “prete-elettore” tipo di Giorgia Meloni. Per Zenti sapete qual è la più grave conseguenza del precariato giovanile? Il calo dei matrimoni celebrati (lo scrisse in una lettera a Romano Prodi nel settembre 2006, alla quale purtroppo ebbe anche risposta). E sapete chi è, per Zenti, uno dei nemici più pericolosi per i bambini? Babbo Natale.

Testuali parole, tratte da un suo editoriale pubblicato dal settimanale diocesano L’Azione (3 dicembre 2006):
“Sempre più violenta e intollerante si fa la cultura di babbo natale che […] con il Natale cristiano non ha nulla da spartire. […] Sta scippando e defenestrando il Natale cristiano per buttarlo fuori dalla scena del sociale che conta, […][in] modo strategicamente vincente, poiché si avvale della potenza suasiva dei mass media di maggior audience, che puntano le carte sulla carica emotiva, e del mercato economico, per estirpare le radici cristiane rendendole innocue, alterandone i geni”.

E chi, per Zenti e la chiesa veronese, può contrastare “la famiglia, l’ideologia gender, l’aborto, l’eutanasia” e difendere “la scuola cattolica”? Ovviamente il candidato sindaco del partito di Giorgia Meloni.