Tratto da Rai News
Secondo il giornale tedesco Faz potrebbe essere il momento in cui gli iraniani prendono coscienza di poter rovesciare il regime degli ayatollah. Molte le manifestazioni di solidarietà da tutto il mondo. Cinque i manifestanti uccisi per l'ong Hengaw
Le manifestazioni si sono estese in Iran per la quinta notte consecutiva. In Iran almeno otto dimostranti sarebbero stati uccisi dalle forze di sicurezza durante delle manifestazioni organizzate nella regione del Kurdistan dopo la morte di Mahsa Amini, la ragazza di 22 anni deceduta nella capitale Teheran la settimana scorsa mentre era in custodia della polizia religiosa. A riferirlo è l'organizzazione di difesa dei diritti umani locale Hengaw.
Tratto da Il Manifesto, di Emanuele Giordana   La giustizia di Kiev ha rinviato il processo a Ruslan Kotsaba previsto per oggi mentre il suo avvocato ha deciso di presentare una petizione perché venga sospeso. Se non venisse accolta, Ruslan dovrà presentarsi benché abbia chiesto una sessione online poiché quelle in presenza sono a rischio di interventi violenti da parte di chi considera la gente come lui una macchia per la Patria. Ruslan, un giornalista ucraino pacifista e obiettore di coscienza, ha 49 anni e ne rischia 15 anni di galera perché la giustizia ucraina lo accusa di «alto tradimento» per alcune dichiarazioni contrarie alla leva militare durante la «guerra civile fratricida del Donbass». Il suo è diventato un caso simbolo entrato a far parte del dibattito che riguarda il diritto a essere obiettori di coscienza e dunque alla scelta di non voler entrare nella logica della guerra. È una posizione scomoda. E lo è due volte se si è ucraini.
Tratto da Il Fatto Quotidiano, di Ruggero Tantulli
Il nuovo Codice sostituisce quello del 1975. “Da oggi saremo un Paese migliore. L’amore è già legge”. Con queste parole, il presidente della repubblica cubana Miguel Díaz-Canel ha festeggiato l’esito del referendum, così come hanno fatto molti cittadini in varie città dell’isola. Soddisfazione anche tra le organizzazioni attive sul fronte dei diritti. Ad opporsi, oltre alle opposizioni, anche la Conferenza episcopale cubana
Cuba ha detto sì. Con oltre il 66% dei voti favorevoli, i cittadini del Paese caraibico hanno approvato il nuovo Codice della famiglia che prevede, tra le altre cose, unioni e adozioni per coppie dello stesso sesso. Una svolta a tinte arcobaleno, nel Paese della rivoluzione dei barbudos, che lo stesso governo dell’Avana ha sostenuto fortemente. Come comunicato dalla presidentessa del Consiglio nazionale elettorale di Cuba, Alina Balseiro, circa il 74% degli oltre 7 milioni di aventi diritto si è recato alle urne domenica 25 settembre per votare al referendum. Netta l’affermazione dei favorevoli alla riforma: quasi 4 milioni (circa il 66%) i ‘Sì’, quasi 2 milioni (circa il 33%) i ‘No’.