Tratto da Start Magazine di Riccardo Ruggeri

Se l’economia circolare è il futuro perché non applicarla anche alla fine della vita? Negli Stati Uniti c’è già un fiorente mercato che trasforma i cadaveri umani in concime (e mette pure tutti d’accordo). Il Cameo di Ruggeri.

Oltre ad averci lavorato e vissuto, in questi ultimi tre lustri ho soggiornato negli Stati Uniti almeno una volta all’anno. Seguivo un mio protocollo di incontri-interviste, sia per sgranchirmi un po’ il cervello, sia per capire i trend del futuro. Ho visto nascere e crescere una setta di impronta liberal-nazi-comunista, articolata in sotto-sette, ognuna con un proprio brand, che usava l’ambiente e i diritti civili di colte minoranze per imporsi politicamente. Clave politico-culturali, di autentici neofascisti in purezza, ormai inseriti nei centri di potere dell’Occidente. Se continua così andranno al potere.

Tratto da Il Mulino di Michele Bellini

Che cos’hanno in comune le reazioni alla direttiva europea per l’efficientamento energetico degli edifici e quelle seguite alle azioni dei giovani attivisti per il clima?

Entrambe rivelano un grande fenomeno di negazione collettiva – volontaria per alcuni, involontaria per altri, incolpevole per molti – di quanto sta accadendo. Almeno per mitigare gli effetti negativi del riscaldamento globale – fermarli completamente è ormai impossibile – servono azioni senza precedenti, per urgenza, radicalità e pervasività. Eppure, davanti a una realtà che non potrebbe essere più evidente, entrano in gioco meccanismi di diversa natura che ci impediscono di cogliere fino in fondo le implicazioni del surriscaldamento globale.

Tratto da The Submarine di Alessandro Massone

Migliaia di attivisti da tutta Europa - secondo la polizia tra 8 e 10 mila persone, secondo gli organizzatori più di 35 mila - sono arrivati a Lützerath per porsi come ultima linea in difesa del piccolo centro tedesco, abbandonato, che deve essere distrutto per garantire l'espansione della miniera di lignite di Garzweiler.

Tra loro c’era anche Greta Thunberg, che nel proprio intervento ha descritto la decisione di espandere la miniera di carbone come “vergognosa,” e ha denunciato come il capitalismo metta sempre i profitti davanti al benessere umano.

Il paese è abbandonato da anni — proprio perché incombeva l’espansione della miniera — ma gli attivisti sono intenzionati a cercare di fermarne la distruzione, sottolineando che l’allargamento costituirebbe una delle più grandi “bombe di carbonio” d’Europa. Le bombe di carbonio sono definite come progetti — esistenti o in fieri — di estrazione di combustibili fossili che risultano, o possono risultare, nell’emissione di un miliardo di tonnellate di CO2 nell’atmosfera. Sotto il paese tedesco si estende il giacimento di lignite della miniera di Garzweiler: la lignite, un tipo di carbone fossile, è la singola fonte di energia più dannosa per l’ambiente e l’area della miniera nel Nord Reno-Westfalia è già la fonte più grande di emissioni di CO2 in tutta Europa. Nel proprio comunicato stampa, Greenpeace definisce l’operazione come “un esempio vivido dei crimini che le aziende di combustibili fossili stanno commettendo in tutto il pianeta. Le aziende di combustibili fossili stanno inquinando e hanno rovinato la vita delle persone da quando esistono e l’hanno sempre fatta franca. Non permetteremo che questo continui, in Germania e nel resto del mondo.”

Tratto da Greenreport

Greenpeace: «Profondamenti allarmati per la nomina di Sultano al-Jaber». Climate Action: «Si dimetta da CEO dell'Abu Dhabi National Oil Corporation».

Seguendo le direttive del Presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, il vice primo ministro e ministro della Corte presidenziale, lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, ha annunciato il gruppo dirigente della 28esima Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (COP28 Unfccc)  che si terrà a Expo City Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 e ha designato come presidente della COP 28  Sultan Ahmed Al Jaber, è ministro dell’Industria e della tecnologia avanzata (MoIAT).  Una nomina che ha subito confermato le preoccupazioni di chi temeva che affidare, dopo il flop egiziano, la COP28 a una petro-monarchia assoluta che sta partecipando alla guerra di invasione nello Yemen non fosse una buona idea. Infatti, Al Jaber che porterà avanti l’agenda della COP28, in collaborazione con il segretario esecutivo dell’Unfccc Simon Stiell e il presidente egiziano della COP27 Sameh Shoukry, è a capo del gigante petrolifero statale Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo, Tracy Carty di Greenpeace International ha commentato: «Greenpeace è profondamente allarmata per la nomina dell’amministratore delegato di una compagnia petrolifera alla guida dei prossimi negoziati globali sul clima. Questo costituisce un pericoloso precedente, mettendo a rischio la credibilità degli Emirati Arabi Uniti e la fiducia che è stata riposta in loro dalle Nazioni Unite a nome delle persone e delle generazioni attuali e future. La COP28 deve concludersi con un impegno senza compromessi per una giusta eliminazione di tutti i combustibili fossili: carbone, petrolio e gas. Non c’è posto per l’industria dei combustibili fossili nei negoziati globali sul clima».

Tratto da La nuova ecologia

Legambiente: “Scudo e disposizioni penali pro Acciaierie d’Italia sono un inaccettabile macigno scagliato su ambiente e salute dei cittadini di Taranto”

“Lo scudo e le altre disposizioni penali contenute nel decreto governativo sugli impianti di interesse strategico nazionale, o -più banalmente- pro Acciaierie d’Italia, nonché ultimo ed ennesimo salva-Ilva, sono assolutamente ingiustificabili” – dichiarano Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, Ruggero Ronzulli, presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto – “Siamo di fronte a un atto che costituisce una grave manomissione dell’autonomia della magistratura cui si detta cosa può o non può fare e, con la paradossale scusa del “ragionevole” bilanciamento tra l’interesse all’approvvigionamento di beni e servizi essenziali per il sistema economico nazionale e valori costituzionalmente garantiti, si getta un inaccettabile macigno sul diritto all’ambiente e alla salute dei cittadini di Taranto”.

Tratto da MicroMega di Alessio Salviato

Le proteste servono a convincerci che l’unico modo che abbiamo per risolvere il problema è agire tutti e subito. Perché soffermarsi sul dito mentre gli attivisti ci indicano la luna?

Negli ultimi mesi abbiamo visto decine di attivisti ambientali lanciare vernice fresca contro i quadri esposti nei musei, bloccare le strade romane, impedire la partenza dei jet privati. Alcune settimane fa gli attivisti di “ultima generazione” hanno colpito anche la facciata del Teatro alla Scala. Di fronte a questi atti, la reazione di dissenso e condanna da parte della società civile sembra unanime – basta leggere qualche commento nei social network per cogliere la rabbia collettiva. Qualche forma di sostegno l’hanno ricevuta solo gli attivisti di Linate, complice il recente dibattito sull’inquinamento dei jet privati, rei di consumare in quattro ore l’equivalente di un cittadino medio in un anno.