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ecco i dati ministeriali sull’insegnamento della religione cattolica

tratto da datibenecomune.it

 

Quanti sono gli allievi che si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica (IRC) nelle scuole italiane? Ci sono delle regioni o province in cui i “no” alla materia facoltativa dell’IRC superano quelli di altre zone d’Italia? L’aumento dell’età degli allievi influisce sulla scelta? E quanti sono gli studenti che si avvalgono invece di un’attività alternativa, che per legge dovrebbe essere proposta e garantita dagli istituti scolastici?

Tra i tanti dati che il Ministero dell’Istruzione mette a disposizione nel suo Portale Unico dei Dati della Scuola queste informazioni mancano (così come non vengono conteggiati gli insegnanti di religione nel dataset sui docenti a tempo indeterminato), per cui finora l’unica fonte di informazione in merito ad una questione così rilevante che interessa le scuole pubbliche italiane era, paradossalmente, quella della Conferenza Episcopale Italiana che però snocciola solo delle percentuali per macroaree e non dettagli per singoli istituti con numeri assoluti.

L’Uaar è tra le prime aderenti alla campagna #DatiBeneComune, che ha come obiettivo di fondo quello di valorizzare il patrimonio informativo della pubblica amministrazione e farlo diventare un bene comune. In questo contesto si è innestato un confronto sul come agire sui dati sull’insegnamento della religione cattolica (IRC) nelle scuole italiane, e il primo passo è stato presentare una richiesta di accesso civico ai dati in base a quanto previsto dal Decreto Legislativo 33/2013, con cui sono stati chiesti questi dati:

  1. numero di studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, aggregati per istituto scolastico;
  2. numero di studenti che si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, aggregati per istituto scolastico;
  3. dettaglio delle scelte alternative all’insegnamento della religione cattolica; è stato chiesto di ricevere una tabella contenente i numeri assoluti delle quattro scelte previste dalla “scheda C” allegata alla circolare delle iscrizioni riportate di seguito, aggregati per istituto scolastico:
    1. attività didattiche e formative
    2. attività di studio e/o di ricerca individuali con assistenza di personale docente
    3. libera attività di studio e/o di ricerca individuali senza assistenza di personale docente (solo per gli studenti degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado)
    4. non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica

Il Ministero ha risposto inviando i dati con queste precisazioni:

  • i dati sono estratti dalla fonte “Rilevazioni sulle scuole” e si riferiscono agli anni scolastici 2018/19, 2019/20, 2020/21 (e noi li abbiamo pubblicati in questo repository, ndr);
  • i dati richiesti al punto 1) e 3) non sono disponibili, in quanto non rilevati;
  • i dati sono riportati così come comunicati dalle scuole;
  • i dati sulla frequenza dell’insegnamento della religione cattolica relativi alle scuole della regione Trentino Alto Adige non sono presenti in quanto non comunicati
  • laddove il numero di alunni è pari o minore di 3, per la tutela della privacy, tale valore è riportato pari a “<=3”.

Insomma: non c’è tutto quello che abbiamo chiesto, ma è un primo passo, che consente di rispondere ad alcune domande.

Da qui l’Uaar in collaborazione con l’associazione onData ha prodotto delle analisi, che sono riportate a seguire.

Partiamo da alcune considerazioni preliminari sui dati. Nel dataset inviato dal Ministero dell’Istruzione possiamo trovare rispettivamente i dati di 53.244 scuole per l’anno scolastico 2018/19, 52.973 scuole nel 2019/20 e 52.688 scuole per l’anno 2020/21.

Le singole scuole vengono individuate attraverso il Codice Scuola, una sequenza di numeri e lettere che identifica in maniera univoca la singola scuola, un analogo del codice fiscale per le persone fisiche.

Il dataset riporta il numero di studenti che si avvalgono dell’IRC per scuola. Per fare un’analisi significativa abbiamo quindi dovuto recuperare da dataset presenti sul portale del ministero il numero totale di studenti per scuola, in modo di calcolare la percentuale di coloro che non si avvalgono dell’IRC.

Inoltre, per alcune scuole il numero di avvalentisi dell’IRC risulta essere superiore rispetto al numero di iscritti alla singola scuola (probabilmente a causa di diverse date di rilevazione). Nell’elaborazione, abbiamo portato il numero di avvalentisi al numero di iscritti. Il dato relativo alle scuole in cui il numero di avvalentisi è inferiore o uguale a tre probabilmente deriva da una mancata rilevazione; abbiamo quindi deciso di non tenere in considerazione queste scuole (circa il 4% del totale).

Da tenere presente anche il fatto che i dati forniti presentano non poche problematicità. Per fare degli esempi: la Scuola Secondaria Statale di I° Grado Marino Guarano di Melito di Napoli risulterebbe aver avuto 709 avvalentisi nel 2018/19, 699 nel 2019/20 e solo 7 nel 2020/21; situazione simile per la Scuola Secondaria Statale di I° grado Buonarroti – Vinci di

Mondragone (CE): 895, 848 e 12 avvalentisi nei tre anni scolastici considerati.

Guardando ai dati è bene quindi tenere a mente che non rappresentano il totale delle scuole sul territorio regionale a provinciale, ma devono quindi considerarsi come un’approssimazione necessaria stante la mancata completezza dei dati ministeriali.

In totale, nell’anno scolastico 2020/21, su 7.214.045 studenti frequentanti le scuole statali, 1.014.841 non si sono avvalsi dell’IRC (il 14,07%), con un trend in crescita (erano il 12,90% nel 2018/19 e il 13,53% nel 2019/20).

Le tre regioni con il più alto tasso di non avvalentisi sono Toscana (25,23%), Emilia-Romagna (24,84%) e Liguria (24,61%), quelle con i tassi più bassi Molise (3,16%), Campania (2,72%) e Basilicata (2,57%). A livello di provincia, si va da Firenze con il 36,67% a Barletta-Andria-Trani con l’1,56%.

La scelta di non avvalersi dell’IRC cresce con l’età (scuole dell’infanzia 10,59%, scuole primarie 10,20%; scuole secondarie di primo grado 12,73%; scuole superiori 19,76%).

Per quanto riguarda le scuole superiori, il tasso è più alto negli istituti tecnici e professionali (22,76% e 23,49%, rispettivamente) che nei licei (16,05%). Fanno eccezione i licei artistici che raggiungono la percentuale record del 28,44% di scelte laiche.

Ad altre domande non siamo in grado di rispondere con i dati a disposizione e speriamo di ottenerne altri (eventualmente con altre richieste di accesso agli atti, ma meglio sarebbe se il Ministero pubblicasse i dati in formato aperto ed interoperabile in modo che siano utilizzati direttamente da tutti). I dati forniti e le nostre elaborazioni sono a disposizione in questo repository per ulteriori possibilità di analisi, nel pieno spirito del civic hacking e della nostra campagna.