29 Ott Uno sguardo sulla laicità in Israele: tra diritto, religione e democrazia – parte 2
di Davide Babboni
In un precedente articolo, a giugno 2026 avevamo presentato una panoramica delle realtà laiche israeliane da noi individuate e delle loro diverse posizioni. Le abbiamo contattate e tre di queste ci hanno risposto, confermando nel complesso la nostra analisi e segnalandoci altre due realtà, che presentiamo qui.
La prima è Da’at Emet, un sito che propone una critica razionalistica dei testi biblici e rabbinici e delle loro interpretazioni fondamentaliste. Nella sua breve autopresentazione si legge: «Benvenuti in “Libertà dalla religione: un nuovo sguardo alla tradizione”. Se vi siete mai chiesti se ciò che ci è stato detto sulla religione sia vero,, siete nel posto giusto. Qui troverete un’analisi critica della Bibbia, dei Saggi e della tradizione, sostenuta da prove solide».
L’organizzazione svolge diverse attività, fra le quali la pubblicazione di opuscoli, senza però dedicare particolare attenzione all’attualità politica. Una parte consistente del sito è riservata agli errori scientifici attribuiti ai Chazal, espressione ebraica che indica i “Saggi di benedetta memoria”, ossia principalmente i rabbini dell’epoca della Mishnah e del Talmud. Un esempio è l’antica credenza nella generazione spontanea di organismi viventi dalla materia inanimata. Il bersaglio della critica non è tanto l’errore scientifico, comprensibile nel contesto storico in cui fu formulato, quanto la pretesa che le affermazioni dei Saggi siano infallibili anche quando riguardano il mondo naturale.
La seconda organizzazione segnalata è il Secular Forum, che si occupa soprattutto della difesa dell’istruzione pubblica laica, affrontando anche i diritti dei laici nell’esercito e nello spazio pubblico. Al momento della nostra consultazione, il 22 settembre 2026, il contenuto più recente pubblicato nella pagina iniziale, datato 19 settembre, aveva questo titolo: «Fino a quando? Non c’è posto per gli emissari Chabad nelle istituzioni educative statali. Basta!».
Abbiamo inoltre consultato nuovamente i siti già esaminati nel precedente articolo. Le valutazioni espresse allora risultano sostanzialmente confermate, con alcune integrazioni.
Hiddush svolge anche un’intensa attività legale e giudiziaria: offre assistenza a cittadini e associazioni e promuove ricorsi e petizioni, in particolare contro i privilegi economici e normativi concessi alle istituzioni ultraortodosse.
L’Israel Religious Action Center, IRAC, utilizza invece numerosi strumenti per diffondere le proprie idee, fra i quali articoli, pubblicazioni e podcast. Una recente puntata del Pluralist Podcast esprime con chiarezza la posizione liberal-religiosa, pluralista e sionista dell’organizzazione. Vi si affronta la condizione degli ebrei liberali, stretti fra due forme molto diverse di estremismo: da una parte il fondamentalismo ebraico in Israele; dall’altra alcuni ambienti progressisti nei quali il terrorismo viene giustificato, l’antisemitismo minimizzato e il sionismo apertamente rifiutato.
In Europa si tende spesso ad associare l’identità laica al pacifismo o all’opposizione all’occupazione. In Israele, invece, il mondo laico attraversa schieramenti politici differenti e comprende anche componenti della destra nazionalista. Le organizzazioni da noi esaminate non assumono, almeno nei contenuti analizzati, una prospettiva pacifista o anti-occupazione come asse principale della propria attività. La loro denuncia si concentra soprattutto sulla profonda disparità nella distribuzione degli obblighi civili e militari.
Da una parte, moltissimi cittadini, in gran parte non ultraortodossi, vengono ripetutamente richiamati in servizio come riservisti, con pesanti conseguenze personali, familiari e lavorative. Dall’altra, il governo ha cercato ripetutamente di garantire per legge l’esenzione militare agli ultraortodossi, continuando nel frattempo a destinare miliardi di shekel alle loro reti scolastiche, anche per conservare il sostegno parlamentare dei partiti che le rappresentano.
La questione della laicità non riguarda quindi soltanto la libertà di coscienza o i rapporti fra religione e Stato: investe direttamente l’uguaglianza dei cittadini di fronte agli obblighi comuni e la sostenibilità economica e sociale del Paese.