29 Ott Un’altra difesa è possibile
Si è conclusa il 18 settembre con oltre 56.000 adesioni la raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che intende istituire, presso la Presidenza del Consiglio, un Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta. L’iniziativa è promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, dalla Conferenza nazionale enti per il Servizio civile e dalla rete Sbilanciamoci!, con il sostegno di numerose associazioni pacifiste, ambientaliste, sindacali e del volontariato.
La proposta parte da un’idea semplice: la difesa della popolazione e della Repubblica non coincide necessariamente con l’impiego delle armi. Può essere realizzata anche attraverso la prevenzione dei conflitti, la mediazione, la cooperazione internazionale, la protezione dei civili, il servizio civile e l’intervento nelle emergenze ambientali e sociali.
Il nuovo Dipartimento dovrebbe coordinare il Servizio civile universale, i Corpi civili di pace e le altre esperienze di intervento nonviolento oggi frammentate fra diversi organismi. È prevista anche la creazione di un istituto di ricerca sulla pace e sul disarmo, destinato alla formazione degli operatori e allo studio di metodi alternativi alla risposta militare.
Uno degli aspetti più innovativi è l’istituzione di un Fondo nazionale, alimentato sia dal bilancio dello Stato sia dalla possibilità per i contribuenti di destinare alla difesa civile il sei per mille dell’Irpef. Non si tratterebbe di una tassa aggiuntiva, ma della scelta di indirizzare una parte delle imposte già dovute verso strumenti civili di prevenzione e protezione.
La proposta si richiama agli articoli 11 e 52 della Costituzione: il ripudio della guerra e il dovere di difendere la Patria. Anche la Corte costituzionale ha riconosciuto che tale difesa può essere svolta con mezzi diversi da quelli militari.
Le firme raccolte non garantirebbero l’approvazione della legge, ma ne permetterebbero la presentazione al Parlamento. Sarebbe comunque un passo importante per affermare che la sicurezza non nasce soltanto dagli armamenti, ma anche dalla capacità di prevenire le guerre e proteggere concretamente le persone.
Per approfondire
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008
https://www.difesacivilenonviolenta.org/
Questo articolo sulla proposta di una difesa civile, non armata e nonviolenta si inserisce in un percorso dedicato alle possibilità concrete attraverso le quali i cittadini possono contribuire alla prevenzione delle guerre.
Il primo articolo ha affrontato l’obiezione di coscienza, cioè il rifiuto personale di partecipare alla preparazione o alla conduzione della guerra e, storicamente, al servizio militare armato. Qui abbiamo considerato invece un livello collettivo e istituzionale: la costruzione di strumenti pubblici di difesa civile, prevenzione dei conflitti, mediazione, servizio civile e protezione delle popolazioni. Un successivo articolo sarà dedicato alle banche etiche integrali, per esaminare il ruolo delle scelte finanziarie e la possibilità di sottrarre i propri risparmi al finanziamento dell’industria bellica.
Obiezione di coscienza, difesa civile e finanza etica rappresentano così tre diversi campi di azione: il comportamento individuale, l’organizzazione pubblica della sicurezza e l’impiego responsabile del denaro. L’obiettivo non è negare il diritto di una popolazione a difendersi da un’aggressione, ma ridurre le condizioni che producono le guerre, rafforzare le alternative nonviolente e permettere ai cittadini comuni di non sentirsi completamente impotenti davanti alle decisioni militari degli Stati.