29 Ott La questione kurda e le incognite di una soluzione politica
La legge-quadro “sul rafforzamento della solidarietà nazionale e della coesione sociale” approvata dall’Assemblea nazionale turca nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 agosto è un cavallo di Troia costruito per eliminare la resistenza armata del PKK o un primo passo verso la pacificazione del paese e forse anche verso la speranza di una mutazione democratica? La legge è passata con una larghissima maggioranza: 468 voti a favore, 88 contrari e 6 astenuti.
A chi giova la nuova legge? Certamente a Erdogan, per un motivo personale: ha bisogno del voto kurdo per ottenere il terzo mandato presidenziale nelle prossime elezioni, e per un motivo generale, la cui importanza è sentita da quasi tutti i partiti, compreso il nazionalista MHP: la Turchia si trova in una situazione di fragilità economica mentre accentua le sue ambizioni di leader regionale, che toccano Damasco e Baghdad.
La legge ha limiti evidenti a partire dal nome con cui è stata prontamente ribattezzata dallo stesso Erdogan, “Turchia senza terrore”, così ribadendo la versione di un PKK terrorista, in spregio alla realtà. E, soprattutto, non fa cenno al riconoscimento dei diritti identitari e culturali della popolazione kurda (stimata tra i 15 e i 20 milioni) che continua a essere bersagliata da soprusi e persecuzioni a ogni livello.
Il PKK ha rilevato che la legge contiene gravi errori e lacune, in particolare per la mancata considerazione della questione kurda e per l’omissione della libertà di Ocalan, ma non chiede ai suoi sostenitori di opporsi.