Demagogia e Populismo: tra passato e presente

Una tesi di Raffaele Granero, presentata in questo articolo dall’autore

Viviamo nell’epoca del populismo. Non come eccezione, non come anomalia, ma come paesaggio quotidiano della politica occidentale. Basta aprire un giornale, accendere la televisione o scorrere i social media per incontrarlo: nella retorica di chi promette di “restituire il paese al popolo”, di chi indica nell’élite nemica il capro espiatorio di ogni problema, di chi trasforma le elezioni in atti di fede anziché in momenti di scelta ragionata.

Ma il populismo non è un fenomeno nuovo, né incomprensibile. Ha radici antiche, meccanismi profondi, e un gemello illustre nato nell’Atene democratica: la demagogia.

Cosa accomuna Cleone (il demagogo che Aristofane ridicolizzava sulla scena comica ateniese) a Donald Trump che tuona “Make America Great Again” davanti a folle in delirio? Cosa lega i retori che corrompevano il demos con promesse di acciughe a buon mercato ai populisti contemporanei che distribuiscono bonus e sussidi in prossimità delle elezioni? Qual è il filo che attraversa i secoli e collega la democrazia diretta di Pericle alle democrazie rappresentative in cui Salvini, Renzi, Grillo e Putin costruiscono il loro consenso?

Sono queste le domande al cuore di questa tesi. Un lavoro che non si accontenta di descrivere i sintomi, ma va in cerca delle cause; che non si ferma al presente, ma scava nel passato per illuminare ciò che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno, spesso senza riconoscerlo per ciò che è.

La tesi parte dall’Atene di Platone e Aristofane e arriva fino a Trump, Salvini, Grillo e Renzi. Il viaggio non è storico per nostalgia: è storico perché i meccanismi sono rimasti gli stessi. Cambiano i nomi, cambiano i media, cambia il palcoscenico. Ma il copione è antico.

Perché leggere questa tesi? Non per nostalgia accademica verso il mondo antico, e non per pura curiosità politologica. Ma perché capire come funziona il populismo, davvero, nelle sue strutture più profonde, è oggi una necessità civica. Perché chi non conosce i meccanismi della manipolazione del consenso è il primo a caderne vittima. Perché la democrazia non è un dato acquisito per sempre: è un equilibrio fragile che richiede cittadini consapevoli, capaci di riconoscere le sirene prima che sia troppo tardi.

Platone metteva in guardia: il popolo, se non educato, preferisce il cuoco al medico, chi lo lusinga a chi gli dice la verità. Questa tesi è un invito a scegliere il medico. Un invito a pensare, a non delegare, a guardare con occhi più allenati il palcoscenico politico su cui si decide il nostro futuro comune.

Leggi qui la tesi “Demagogia e Populismo. Tra passato e presente” di Raffaele Granero