15 Feb Sulla Rotta Balcanica tra ferocie poliziesche e lavoro sociale
Di Silvio Lavalle
(Foto archivio IPSIA)
L’impegno della FCEI con Mediterranean Hope
Mediterranean Hope – Programma rifugiati e migranti della FCEI (MH), è un progetto della Federazione delle chiese evangeliche italiane nato nel 2014 a Lampedusa, come osservatorio sulle migrazioni dopo il naufragio del 3 ottobre 2013 in cui morirono più di 370 persone in quelle acque. Gli interventi in Italia (a Rosarno, in Calabria, e nelle campagne piemontesi del saluzzese), mirano a realizzare per i migranti impegnati in agricoltura condizioni di lavoro e di vita accettabili. Negli uffici di Roma e di Beirut, invece, la Fcei lavora con la Comunità di Sant’Egidio per la creazione dei corridoi umanitari per i migranti. A Scicli, in Sicilia, funziona dal 2014 la Casa delle Culture, per accogliere minori stranieri non accompagnati, donne sole, incinte, con figli minori e nuclei familiari con particolari esigenze sanitarie e, negli ultimi anni, persone arrivate attraverso i corridoi umanitari da Libano e Libia.
Niccolò Parigini è un operatore di MH, e a lui chiediamo di un altro progetto della FCEI, quello sul territorio della Bosnia-Erzegovina, a Bihac e a Sarajevo, dove scorre una parte consistente del fiume carsico di migranti che dalla Turchia intraprende, attraverso Grecia e Bulgaria, il suo cammino della speranza verso nord ovest: la frontiera italiana. Sarebbero ben 69.434 le persone che l’hanno percorso nel 2024, secondo Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera). Nel 2023 i migranti che si sono mossi verso l’Europa su tutte le rotte terrestri e marittime, dai Balcani alle Canarie, comunica Frontex, sarebbero stati 442000. Il dato, se corretto, dimostra che la rotta balcanica è ancora la più affollata e, per quanto riguarda l’Italia, quella numericamente più importante.
La vecchia rotta balcanica, spiega Parigini, quella anteriore al 2015, cioè agli accordi tra UE e Turchia, non esiste più. Ora c’è una pluralità di rotte che risalgono i Balcani, frammentarie e in continuo mutamento. I percorsi cambiano mano a mano che gli stati armano le frontiere con nuovi muri, nuovi sistemi di vigilanza e poliziotti sempre più violenti. E variano anche al variare delle politiche degli stati della regione. Verso la fine del 2022, ad esempio, la polizia più spietata della penisola balcanica (assieme a quella bulgara), quella croata, che usa depredare i migranti, togliere loro le scarpe malmenarli fino al punto da bastonarli sotto i piedi, a volte a stare a lungo in piedi nei corsi d’acqua gelidi fino a causare congelamenti e danni irreversibili, ha improvvisamente ammorbidito i propri metodi. Nel 2023, infatti, la Croazia sarebbe dovuta entrare in area Shengen … serviva diplomazia e prudenza fino a quel momento. Dal 1° gennaio 2023, in effetti, la Croazia è entrata in area Shengen e la sua polizia è tornata all’abituale ferocia.
Il tutto accade con il consenso silenzioso di Slovenia e Italia, passaggi obbligati, porte d’accesso verso una vita nell’Europa più prospera. Sono state infatti ampiamente comprovate le catene di complicità che si esplicano nell’illegalità dei respingimenti a catena. Funzionano così: la guardia italiana consegna l’uomo a quella slovena, che lo passa a quella croata, che lo butta dall’altra parte della frontiera, in Bosnia – Erzegovina. Qui la polizia normalmente non esercita particolari violenze o eccessi, ma la vita nei campi destinati ai profughi è tanto dura da fargli spesso preferire il bosco o una casa abbandonata, di quelle lasciate in grande numero dalla guerra e dalle migrazioni che sono seguite.
I nostri progetti sono a Bihac e a Sarajevo, spiega Parigini, che con Léa Karam e Francesco Bertelé forma lo staff di MH in Bosnia-Erzegovina.
Dalla capitale eravamo partiti replicando il centro diurno che era nato lì, principalmente da un gruppo di donne, per crearne uno, assieme a una realtà locale, Kompass, a Bihac, cittadina sul fiume Una, a pochi chilometri dal confine croato. Nelle sue vicinanze c’è il campo ufficiale di Bihac per famiglie e minori non accompagnati (gli uomini soli invece vengono confinati a Lipa in un centro a 1000 metri di altitudine in condizioni assai peggiori).
Nel centro diurno di Bihac ai migranti disseminati nella zona o in transito veniva offerta la possibilità di incontrarsi, caricare i cellulari, bere qualcosa di caldo, lavare i vestiti e procurarsene altri, se necessario. Dal luglio del 2023, con l’interruzione dei flussi su Bihac abbiamo riportato il centro diurno a Sarajevo, dove gli arrivi sono costanti.
A Bihac, dal giugno del 2022, abbiamo realizzato con i partner locali di Kes Spectrum, la palestra di arrampicata Flamingo Loophole, grazie ai fondi dell’8×1000 e a quelli delle chiese protestanti olandesi.
L’iniziativa, totalmente no profit, sottolinea Parigini, si è sviluppata molto dando vita a un vivace centro di aggregazione. Attorno all’arrampicata, che ha una valenza terapeutica e socializzante, oltre che sportiva, sono nate attività artistiche e culturali. Da due anni l’impianto è sede di una competizione nazionale cui partecipano scuole d’arrampicata di tutto il paese, che ci hanno lasciato testimonianza dell’importanza di fare incontrare i giovani provenienti da territori che, per la speciale condizione della Bosnia-Erzegovina, sono inseriti in ben tre diverse entità politico-amministrative: la Federazione di Bosnia-Erzegovina, la Repubblica SRPSKA (che è la parte di territorio che durante la guerra fu invasa dalla Serbia) e il distretto BRCKO che le divide con un ruolo di cuscinetto, ed è ancora sotto l’amministrazione ONU. A fronte di In un così complesso assetto politico e amministrativo appare evidente la speciale importanza di questi eventi che aggregano giovani e adulti provenienti dalle varie parti del Paese.
Dal prossimo marzo entrerà in vigore nel Paese un accordo stipulato dal governo, nel dicembre del 2024, con Frontex. Gli agenti di Frontex dovrebbero iniziare a pattugliare le frontiere assieme alla polizia bosniaca. La motivazione fornita nei comunicati stampa ufficiali è un aumento del 30% degli attraversamenti della frontiera bosniaca in direzione della Croazia nei primi nove mesi del 2024. Sul sito del nostro Ministero delle politiche sociali, invece, si legge che secondo Frontex nel 2024 i flussi totali sarebbero diminuiti del 38% e addirittura del 78% nei Balcani occidentali, scendendo a un totale 239.000 persone a fronte delle 442000 del 2023. Aldilà di queste evidenti contraddizioni, se Frontex garantisse il rispetto dei diritti dei migranti (obiettivo che è parte integrante della sua missione) la notizia sarebbe comunque positiva. Ma l’agenzia non ha dato fino ad oggi prova di affidabilità soprattutto in rapporto al silenzio di fronte alle violenze della polizia. Agenzie indipendenti come Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa e Balkan Investigative Reporting Network denunciano il fatto che in Bulgaria (paese da due mesi in area Schengen), dove gli abusi e le violenze sono particolarmente gravi e frequenti, Frontex è impotente, intimidita e ridotta al silenzio.