18 Giu soldi alla chiesa cattolica non resta che abolire l’inoptato
di Raffaello Morelli tratto da Non Mollare n.172
“1985-2025, Quarant’anni di sostentamento del clero” era il tema del Convegno nazionale dell’omonimo Istituto svoltosi il 3 giugno a Bologna, durante il quale l’intervento del Cardinale Zuppi ha rilevato una tensione sul come vengono ripartiti i fondi dell’8 x mille. Siccome la materia è di assoluto rilievo istituzionale, i laici coerenti con la propria cultura – in specie quelli liberali – devono impegnarsi perché questa tensione non si allenti e l’interesse pubblico si rafforzi ancora all’interno della normativa al riguardo.
Lo spunto è venuto dalla delusione – causata dalla ripartizione dei fondi relativi all’anno 2023 – espressa dal Cardinale «per la scelta del governo di modificare in modo unilaterale le finalità e le modalità di attribuzione dell’8×1000 di pertinenza dello Stato». Una scelta che «va contro la realtà pattizia dell’accordo stesso, ne sfalsa oggettivamente la logica e il funzionamento, creando una disparità che danneggia sia la Chiesa cattolica che le altre confessioni religiose firmatarie delle intese con lo Stato… Non ci interessano i soldi, ci interessano i poveri».
Prima di tutto è opportuno sottolineare il fatto che, dato il tema del Convegno, l’essersi il Cardinale limitato ad una lamentosa delusione per la scelta che lui ritiene contro la realtà pattizia, costituisce una conferma irrefutabile di quanto hanno sostenuto negli anni scorsi il “Comitato Via le Mani dall’Inoptato” e la stessa “Critica Liberale”. Vale a dire che la 222/1985 non è una legge costituzionale (tesi sostenuta per anni da diversi ambienti a parole laici e in pratica attenti a non disturbare le burocrazie clericali). Di conseguenza, non essendo la 222/1985 una legge costituzionale, risulta possibile e opportuno guarire una ferita alla laicità delle Istituzioni abrogandone le parole dell’art. 47, comma 2, ultimo periodo «In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse».
Rimarcato questo rilevante aspetto di principio nella prospettiva del raggiungere la laicità delle istituzioni e restando all’oggi, la pur semplice
delusione del Cardinale Zuppi, Presidente della Cei, impone una serie di risposte puntuali, non meno importanti nell’ottica della laicità.
Cominciamo dal fatto che il Cardinale Zuppi eccepisce sulle modifiche introdotte al come distribuire i fondi, siccome l’8 x mille «permette di essere vicini alle esigenze delle persone e a coloro che sentiamo più vicini alle nostre preoccupazioni: la lotta alla povertà, l’educazione, le tante emergenze in Italia e nel mondo». Ma l’8 x mille è un aiuto alla Chiesa e alle altre confessioni religiose per svolgere le loro attività religiosa (esigenze di culto, sostentamento del clero, carità), e non per sostituirsi allo Stato in compiti (istruzione, lotta alla povertà, emergenze) propri delle pubbliche istituzioni in via autonoma. Per l’evidente motivo che le istituzioni, essendo una rappresentanza elettiva, sono dirette e controllate da tutti i cittadini, mentre la Chiesa è un organismo imperniato sulla fede e sull’autorità esercitata dall’alto sui soli credenti cattolici. In più, la frase «non ci interessano i soldi, ci interessano i poveri» è una ulteriore riprova che il Cardinale Zuppi ha l’assurda pretesa che la Chiesa costituisca il baluardo insostituibile contro il degrado sociale.
Nei fatti, poi, la modifica intervenuta a partire dalla ripartizione 2023 dei fondi che il contribuente da allo Stato, si riduce ad aggiungere alle cinque azioni preesistenti su cui usare i fondi dell’8 x mille (fame nel mondo; calamità naturali, assistenza ai rifugiati ed ai minori stranieri non accompagnati, conservazione dei beni culturali, messa in sicurezza antisismica ed efficientamento energetico immobili pubblici adibiti all’istruzione) la sesta nuova azione del recupero dalle tossico dipendenze e dalle altre dipendenze patologiche. Oltre a questo, ci sono solo modifiche procedurali per apportare una semplificazione amministrativa, con lo scopo di limitare la durata dei procedimenti e di tutelare chi ha avviato gli interventi.
Pertanto, dare in aggiunta allo Stato questa sesta possibilità di utilizzo dei fondi avuti con l’8 x mille, rientra in pieno nella logica della 222/1985, la legge della Repubblica Italiana che stabilisce le norme di superamento della congrua (una logica connessa al cittadino, tanto che oggi, per rispettare le scelte del contribuente, si è arrivati a vietare la copertura finanziaria di altre leggi adoperando l’8xmille IRPEF devoluto alla diretta gestione statale). Tale dato di fatto è innegabile, a meno di pretendere che la legge debba corrispondere alle esigenze della Chiesa. Non a caso il Cardinale accenna appena al contenzioso e alla fine parla solo di delusione, siccome non esistono le condizioni per andare oltre e non ci va.
Comunque, le Istituzioni e i laici non devono abbassare la guardia, perché al fondo la Chiesa mantiene la sua dottrina impositiva, anche quando prova a fare cenni conciliativi. Il Cardinale ha detto di essere «fiducioso nella composizione del contenzioso, visto che le finalità proprie per le quali il meccanismo dell’8×1000 è stato istituito, non possono essere modificate, se non di comune accordo». E ha tentato di commuovere, «non metteteci nelle difficoltà … nella lotta alle dipendenze, costiamo poco». Sono ragionamenti accorti ma infondati. Perché la legge 222/1985 non modifica le finalità del Concordato, si limita ad applicarle nella normativa italiana (come si conviene allo Stato titolare dei rapporti di convivenza). E perché il basso costo del servizio (ammesso e non concesso che sia notizia esatta) non giustifica la rinuncia alla sovranità civile e neppure il compromesso.
Dopo il discorso a Bologna del Cardinale, è intanto assai opportuno che il mondo laico chieda una robusta campagna di propaganda affinché il contribuente destini il suo 8xmille allo Stato. Campagna in grado di fronteggiare quella fatta con insistenza dalla Chiesa. Nel 2023 la scelta di destinare l’8xmille allo Stato è stata espressa da 3.805.519 cittadini (il 9,16% di quelli che hanno utilizzato l’8xmille). Far crescere ancora tale quota è la migliore risposta a chi inclina al transare con le gerarchie, sottovalutando la profonda avversione cattolica alla separazione stato-religione. Una risposta di un genere simile, seppur non essendo davvero risolutiva, dà spessore un po’ alla volta al clima laico nel paese.
La chiave per rendere effettivo in Italia il principio di «separazione, resta l’eliminazione della distribuzione dell’inoptato. Perché distribuire l’inoptato espropria i cittadini. Li espropria prima che sotto il profilo finanziario, soprattutto sotto l’aspetto politico costituzionale. Infatti quelle parole della 222/1985 raggirano poco meno del 60% dei contribuenti che non scelgono di destinare l’8xmille. Perché in apparenza viene data ad ognuno di loro la scelta del come destinare il proprio 8 x mille (denaro che in via ordinaria spetterebbe all’Erario) ad uno dei soggetti religiosi compresi in un elenco prestabilito. Tuttavia, nella sostanza, qualora egli non ne faccia uso, è obbligato a condividere le scelte su ciascuno dei soggetti dell’elenco in proporzione alle scelte espresse a favore di ogni soggetto dall’insieme dei contribuenti.
Insomma, quel breve periodo della 222/1985 comporta oggi due conseguenze molto negative sotto l’aspetto civile. I singoli cittadini che non scelgono l’8xmille, vengono assoggettati alle scelte di chi le ha fatte. L’Erario rinuncia interamente ai soldi che gli spetterebbero in caso la scelta non fosse fatta. In più, non c’è un responsabile politico dell’erogazione di quei soldi e si rafforza la linea del fingere che i soldi li abbiano decisi direttamente i cittadini.
Come ho già scritto in passato, abrogare la procedura dell’inoptato è un atto di rispetto per la laicità istituzionale, che esclude privilegi e sotterfugi alle spalle del cittadino. È un passo significativo per sconfiggere un’ipocrita concezione della democrazia civile. In uno stato laico, finanziare le confessioni religiose può essere deciso solamente mediante un regolare atto pubblico sottoposto al giudizio dei cittadini e non con un marchingegno oscuro che inganna il contribuente (premiando la confessione cattolica).
Inoltre, eliminare la procedura sull’inoptato, non impedisce che il Governo decida, in base a valutazioni circa l’ammontare effettivo dei finanziamenti alle confessioni, di erogare somme aggiuntive a quelle dell’8xmille. Costringendo il Governo a compiere tale atto, qualora ritenuto opportuno, si ripristina il fisiologico funzionamento del sottoporre le sue scelte al giudizio elettorale dei cittadini non più soggetti al raggiro dell’inoptato. Il che è decisivo in una liberaldemocrazia. Va restituito alla Repubblica il ruolo essenziale di garantire l’esercizio della libera convivenza fondata sugli scambi di iniziative e progetti anche alternativi, da valutare sui risultati ottenuti e non sull’appartenenza o le amicizie di chi li propone.
Se dunque risolutiva resta solo la prospettiva dell’abrogare un periodo della 222/1985, battendosi per far crescere la quota destinata allo Stato nell’8xmille, il mondo laico e in specie quello liberale potranno subito mettere alla prova la portata della semplice delusione manifestata dal Cardinale Zuppi. Se dipenda solo da una nuova consapevolezza giuridica sui rapporti, o se rifletta pure un indirizzo innovativo di Leone XIV. Il quale, anche se non estraneo alla Curia romana, potrebbe non condividere l’abituale sistema della stessa di usare lo Stato italiano per alleviare i problemi finanziari del Vaticano. E sottolineo l’importanza che a problematiche del genere venga finalmente dato spazio adeguato sui mezzi di informazione.