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Per la chiusura del CPR di Torino

Nel mese di dicembre 2024 a Torino, istituzioni, sindacati ed enti del terzo settore hanno dato vita alla Rete Torinese contro tutti i Cpr per chiedere la chiusura dei Centri per il Rimpatrio e la non riapertura di quello di Torino, chiuso nel marzo del 2023 dopo il tragico suicidio di Moussa Balde, venuto in Italia, come molte e molti altri, per costruire un futuro migliore.

I Cpr sono strutture di detenzione inumane e rappresentano una intollerabile violazione dei principi di umanità, libertà e dignità delle persone migranti, contrari al diritto internazionale e alla nostra Costituzione.

Dopo la riapertura del CPR di Corso Brunelleschi due chiese cristiane della Città si sono espresse con chiarezza. Riportiamo le posizioni della Chiesa Cattolica e dalla Chiesa Valdese.

Torino: no alla riapertura del Centro di permanenza per i rimpatri

Comunicato della Chiesa Valdese di Torino, tratto da chiesavaldese.org del 28 marzo 2025

Il 24 marzo scorso ha riaperto il Cpr di Torino, in corso Brunelleschi. Si tratta del Centro di permanenza per i rimpatri, dove vengono rinchiusi i richiedenti asilo che non ottengono il permesso per vivere in Italia, in attesa di essere mandati di nuovo nei loro paesi d’origine. Era fuori servizio dal 2023 per la necessità di manutenzioni straordinarie, anche dovute agli incendi appiccati dagli ospiti in passato. La Chiesa valdese di Torino, attraverso un comunicato stampa, ha espresso forte preoccupazione di fronte alla recente riapertura del Centro, definito “ultimo tassello di una politica di criminalizzazione e segregazione delle persone migranti”. Ne abbiamo parlato con Sergio Velluto, presidente del Concistoro della Chiesa valdese.

Ci spiega qual è la posizione della Chiesa valdese in merito alla riapertura del Centro?

Già nel 2021, in seguito alla morte di Moussa Balde, ospitato in quello stesso Centro di detenzione, la Chiesa valdese di Torino si era espressa a riguardo. Queste le parole con cui la pastora Maria Bonafede, che aveva visitato il Cpr, iniziava una lettera inviata all’allora Presidente del Consiglio Mario Draghi: “Non ho mai potuto dimenticare il senso di desolazione e di orrore che quel luogo ha lasciato in me”. Ancora oggi la Chiesa valdese di Torino si schiera con quanti sono contrari alla riapertura, come il Comune e tante altre associazioni laiche e comunità di fede. Sentiamo il dovere di denunciare ogni comportamento individuale e ogni politica razzista e intollerante perché contrari, non solo alla vocazione evangelica, ma al dettato stesso della Costituzione repubblicana scritta dopo la Resistenza al fascismo.

Che cosa si sente di chiedere a chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli?

Nel comunicato da noi emesso abbiamo scritto che preghiamo Dio perché tutte le persone e, soprattutto chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli, cessino ogni comportamento volto a fomentare l’odio verso chi non è uguale a noi. Ovviamente per noi la preghiera non è solo una richiesta di aiuto rivolta a Dio, ma una pratica quotidiana e fattiva di vita ispirata ai principi di amore e condivisione che troviamo nell’Evangelo di Gesù Cristo.

Qual è il contributo che le nostre chiese possono portare per una società più solidale?

Tutti i gruppi e le comunità devono farsi carico delle sorelle e dei fratelli più fragili e disagiati. Non solo nell’aiuto concreto quotidiano ma anche nella difesa dei diritti sin qui acquisiti e della legalità, unici strumenti pacifici e civili che abbiamo per la costruzione di una società più giusta. Quindi anche le chiese hanno una grossa responsabilità e un compito da svolgere in questa direzione.

Corso Brunelleschi, cosa non va nel Cpr

Dichiarazione del Cardinale Repole arcivescovo di Torino, tratto da La voce e il tempo del 25 marzo 2025

«La riapertura del Centro di corso Brunelleschi non è un passo indolore per Torino, che da oggi torna a rispondere con il trattenimento in struttura e la privazione della libertà a uomini che sono venuti nel nostro Paese in cerca di speranza per un futuro migliore. Comunque si voglia valutare la questione migratoria e riconoscendo che non è facile gestirla, non possiamo rassegnarci a rinchiudere chi non ha commesso reati e a non cercare invece percorsi per favorire la regolarizzazione e l’inserimento delle persone nella nostra società. Non punto il dito contro nessuno, ma vorrei che facessimo tutti insieme un’autocritica. Tutti insieme, istituzioni nazionali e locali dobbiamo cercare alternative. E nel frattempo chiedo alla città, lo chiedo con trepidazione, di vigilare perché nel Centro di corso Brunelleschi vengano garantite le condizioni di rispetto della dignità per ogni essere umano evitando condizioni di degrado e di abbandono, come è avvenuto nel passato di questa struttura».