14 Nov Ma è il 4 novembre o il 4 ottobre?
di Sergio Velluto
Come ogni anno ricevo, in qualità di presidente del Concistoro, una lettera da un cortese Tenente Colonnello a nome del Prefetto, del Comune di Torino e dell’esercito. E’ l’invito alla “cerimonia” del Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate”. Il programma abbastanza sobrio prevede tre momenti: alzabandiera, momento di preghiera, ammainabandiera, e mi si chiede di specificare a quale dei tre momenti intendo partecipare.
Ogni anno faccio finta di niente e non rispondo, ma forse sbaglio. Vorrei ricordare alle tre Istituzioni tante questioni che nel nostro Paese, dal giorno in cui si compì l’Unità d’Italia ad oggi, sono state risolte oppure restano ancora aperte. Molte di queste, paradossalmente dovrebbero risultare agli atti, ma stentano ad essere patrimonio comune degli Italiani, prima tra tutte la Laicità dello Stato che permea tutta la nostra Costituzione repubblicana e fu sottolineata da una sentenza della Corte Costituzionale del 1989.
Il fatto più folkloristico, per non dire inquietante e simbolo della creatività nostrana è che il Giorno dell’Unità d’Italia, che si completò con la presa di Porta Pia il 20 settembre 1870, dopo aver sconfitto le truppe del papa che si oppose militarmente alla suddetta unità e non se ne rassegnò politicamente per molti decenni, si celebri non il 20 settembre, appunto, ma il 4 novembre e per di più con un momento di preghiera in una chiesa cattolica.
Aver unificato due celebrazioni così significative, ma con tratti spesso assai diversi su cui sarebbe troppo lungo soffermarsi, comporta altre non minori criticità.
Ad esempio, se come cittadino nonviolento, già obiettore al servizio militare volessi celebrare l’Unità d’Italia, ma non necessariamente le Forze Armate, come potrei fare?
Oppure, se come cittadino italiano che professa una fede diversa da quella cattolica volessi unirmi al momento di preghiera che garanzia avrei che il mio Dio o il mio credo possa ritrovare uno spazio rispettoso ed adeguato all’interno di quella celebrazione che mi viene proposta?
Il Comune di Torino si dotò, oltre 20 anni fa, di un Comitato interfedi per gestire la multireligiosità degli atleti presenti alle olimpiadi invernali. Tale sensibilità vale solo per gli sportivi e non per i patrioti italiani? Perché non viene consultato in tali occasioni?
Il regime fascista cancellò la festività nazionale del 20 settembre, l’Italia laica e repubblicana fu attenta a non ricordarsi di ripristinarla, associa la giornata dell’Unità d’Italia a quella delle Forze armate, la celebra con una preghiera e contemporaneamente istituisce la festività nazionale del 4 ottobre per ricordare san Francesco d’Assisi. Possibile che nessuno si accorga che qualcosa non quadra?