“L’otto per mille alla chiesa cattolica è più di quanto credi”. Il metodo Ferragni punito, il metodo CEI santificato.

​di Alessandro Giacomini

C’è un Paese in cui se un’influencer commette l’errore di legare la vendita di un pandoro alla beneficenza in modo ambiguo, viene immediatamente messa al rogo mediatico, processata dall’opinione pubblica, sanzionata dall’Antitrust e indagata per truffa, in pratica, compromessa per il resto della sua vita.

Poi c’è lo stesso Paese in cui un’istituzione millenaria incassa ogni anno oltre un miliardo di euro dei contribuenti usando esattamente lo stesso meccanismo comunicativo, ma gode della totale e assoluta impunità da parte della politica, della magistratura e delle autorità di vigilanza.

​Parliamo della Chiesa Cattolica e della sua mastodontica e costosissima macchina pubblicitaria per l’8×1000, l’ultimo spot istituzionale recita, con studiata enfasi: “L’otto per mille alla Chiesa Cattolica è più di quanto credi”.

Bisogna dare atto ai pubblicitari della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) di aver formulato una mezza verità. Sì, è decisamente molto più di quanto credi, è una truffa legalizzata ai danni della buona fede dei cittadini.  

​Le motivazioni del proscioglimento di Chiara Ferragni a Milano, arrivato solo per l’improcedibilità tecnica dovuta ai risarcimenti già versati, hanno confermato che la sua comunicazione pubblicitaria era ingannevole, i consumatori venivano indotti a credere che acquistando quel dolce avrebbero finanziato la cura di bambini malati.
O apriti cielo, ben venga il giusto rigore, così pure la sanzione dell’Antitrust. Tuttavia, i giudici hanno messo nero su bianco nelle motivazioni che i messaggi promozionali presentavano profili di forte ambiguità, tali da poter indurre i consumatori a credere che l’acquisto del prodotto fosse direttamente proporzionale alla donazione benefica.
​L’Antitrust non ha fatto sconti, sanzionando le società coinvolte per pratica commerciale scorretta proprio a tutela della buona fede del cittadino.
Ma allora perché nessuno muove un dito di fronte al bombardamento mediatico della CEI?

​La campagna “Chiedilo a loro”, che da anni invade le reti nazionali, utilizza lo stesso identico schema emotivo, mostra mense per i poveri, barboni soccorsi, missioni in Africa e comunità di recupero e lo spot ti dice implicitamente, “firma qui e questi soldi andranno a chi soffre” e il contribuente, fidandosi, firma.

​La realtà, però, non è quella che passa in televisione, ma quella scritta nei bilanci ufficiali che nessuno vi mostrerà mai nei canali di Stato, prendiamo ad esempio gli ultimi dati disponibili, i rendiconti del 2024: ​incasso complessivo della Chiesa Cattolica dall’8×1000: 1.027.248.440 euro, ​ma le somme stanziate per opere caritative sono misere, appena 213 milioni di euro.
​La matematica non è un’opinione, solo il 20% di quella montagna di denaro pubblico va a finanziare la carità illustrata negli spot commerciali.
Mentre l’80% serve a pagare gli stipendi dei sacerdoti, a finanziare il culto, le strutture diocesane e le esigenze pastorali della macchina ecclesiastica.

​Se un’azienda privata o un’associazione benefica mostrasse il 100% di immagini di bambini affamati per raccogliere fondi, e poi usasse l’80% delle donazioni per pagare gli stipendi dei propri dirigenti e gli arredi degli uffici, i titolari si ritroverebbero la Guardia di Finanza alla porta la mattina seguente, ma per la Chiesa Cattolica no, per loro, tutto è consentito.

​Le associazioni dei consumatori, in primis l’ADUC, hanno provato a rompere questo muro di ipocrisia presentando esposti all’Antitrust per chiedere la sospensione immediata di questi spot scandalosi e fuorvianti.
L’accusa è netta, la campagna pubblicitaria omette deliberatamente di indicare la reale e misera percentuale destinata alla beneficenza, ingannando sistematicamente il contribuente.
​Eppure, la politica tace per non perdere il bacino di voti cattolici, la magistratura si volta dall’altra parte e le autorità di vigilanza latitano nell’intervenire con la stessa fermezza usata contro gli influencer del web.

​“L’8×1000 della Chiesa Cattolica è più di quanto credi” è l’emblema di un enorme doppio standard morale e giuridico è l’inganno perfetto mascherato da solidarietà, dove i poveri vengono usati come testimonial pubblicitari per riempire le casse del clero.
È ora che i cittadini aprano gli occhi e pretendano la stessa trasparenza che si esige, giustamente, da un qualsiasi “pandoro” commerciale.