27 Mar L’eroismo della laicità
Filosofo esistenzialista, formatosi sul pensiero di Husserl, allievo e poi polemico amico di Sartre, Maurice Merleau – Ponty (1908-1961) mette al centro della sua riflessione filosofica la percezione, il linguaggio e l’arte. Di essa indaga, al di là dei valori estetici, le valenze di visione e percezione del mondo. Ne è un esempio il saggio “L’eroe e l’uomo”, compreso nella raccolta “Senso e non senso”, del 1948, dedicato al tema dell’eroe contemporaneo: “Ci sono, almeno nella vita letteraria, parecchi segni di un ritorno alla pace. Già l’eroe si allontana e, contro le morali “eroiche”, si elevano proteste…”. Gli echi della guerra mondiale cominciavano ad attenuarsi e con una riflessione laica e radicale il filosofo affermava la fine del tempo dei santi e degli eroi, chiamando credenti e non credenti a dare, insieme, un senso al mondo nel tempo in cui “i doveri e i compiti sono oscuri”.
S.L.
[…] Quel che permette all’eroe di sacrificarsi, non è come in Nietzsche, il fascino della morte, né come in Hegel, la certezza di compiere quel che vuole la storia, ma la fedeltà al naturale impulso che ci proietta verso le cose e verso gli altri.
Quel che amo, diceva Saint Exupéry, non è la morte ma la vita. L’eroe dei contemporanei non è scettico, né dilettante, né decadente. Sennonché ha l’esperienza del caso, del disordine e del fallimento, del ‘36, della Guerra di Spagna, del giugno ‘40. E in un tempo in cui i doveri e i compiti sono oscuri. Prova meglio di quanto non si sia mai fatto la contingenza del futuro e la libertà dell’uomo. Considerando bene le cose niente è sicuro: né la vittoria, ancora tanto lontana, né gli altri, che hanno spesso tradito. Mai gli uomini hanno verificato meglio che il corso delle cose è sinuoso, che molto è richiesto all’audacia, che sono soli al mondo e soli l’uno di fronte all’altro. Talvolta però, nell’amore, nell’azione, si accordano tra di loro e le vicende corrispondono alla loro volontà. Talvolta ha luogo quella fiammata, quel bagliore, quel momento di vittoria, o, come dice la Maria di Hemingway, quella gloria che cancella tutto. [ Ndr: in “Per chi suona la campana” ].
Fuori dai tempi della fede, in cui l’uomo crede di trovare nelle cose la trama di un destino già tracciato, chi può evitare questi interrogativi e chi può fornire un’altra risposta? O piuttosto: la fede, spogliata delle sue illusioni, non consiste proprio in questo, nel movimento per cui, riunendoci agli altri e riunendo il nostro presente al nostro passato, facciamo in modo che tutto abbia un senso, cioè concludiamo con una parola precisa il discorso confuso del mondo? I santi del cristianesimo, gli eroi delle rivoluzioni passate non hanno mai fatto altro. Semplicemente cercavano di credere che la loro battaglia fosse già vinta nel cielo o nella storia. Gli uomini di oggi non hanno questa risorsa. L’eroe dei contemporanei non è Lucifero, non è nemmeno Prometeo, ma è l’uomo.
Senso e non senso, Maurice Merleau Ponty, Il Saggiatore, 2016