15 Feb La strage invisibile dei senza dimora
Di Stefano Di Lullo, tratto da La voce e il tempo del 9 febbraio 2025
Sono 434 le persone senza dimora morte nel 2024 sulle strade in Italia, in particolare nel Nord del Paese. È il dato che emerge dal rapporto annuale dell’Osservatorio nazionale sui senza dimora fio.Psd, intitolato «La strage invisibile». L’indagine, pubblicata la scorsa settimana, mostra una costante crescita del numero dei decessi delle persone senza dimora dal 2020 al 2024: le vittime nel 2023 erano state 415, mentre 399 nel 2022. L’andamento delle morti evidenzia una media di 25-45 decessi ogni mese. I dati, in particolare, mostrano la regolarità con cui avvengono i decessi durante tutto l’arco dell’anno e non solo nei mesi invernali, a causa del freddo, come avveniva in passato.
Concorrono dunque anche altre cause, che riflettono la condizione di estrema vulnerabilità e di isolamento delle persone che vivono in strada, spesso lontane dal sistema dei servizi presente sui territori. I dati del rapporto evidenziano, infatti, che quasi la metà dei decessi (il 47%) è attribuibile a eventi traumatici e accidentali, come aggressioni, incidenti o suicidi. «La gravità di queste circostanze», spiegano i curatori del dossier, «è testimoniata dal fatto che i dati Istat sulle cause di morte indicano che la popolazione nazionale muore a causa di traumatismi o incidenti solo nel 4% dei casi». Le persone senza dimora muoiono anche a causa di condizioni di salute deteriorate. I dati riferiscono infatti che il 39% dei decessi è avvenuto per malori improvvisi o malattie. «Queste condizioni», sottolinea il rapporto di fio.Psd, «sono spesso il risultato di anni di vita in strada, senza accesso regolare a cure mediche adeguate o a un ambiente che possa favorire il recupero e la prevenzione».
Nella «strage invisibile» compaiono molti giovani: i deceduti tra i 17 e i 29 anni rappresentano infatti il 18% del totale delle morti tra le persone senza dimora, pari a 74 giovani. Una fascia d’età che risulta la seconda più colpita, subito dopo i 40-49 enni. Si tratta perlopiù di giovani uomini (89%) e di nazionalità straniera (92%). «Tra coloro di cui è stato possibile approfondire i percorsi di vita», commentano i curatori dell’indagine, «emergono storie di ragazzi e ragazze finiti da poco in strada ma anche che, nonostante la giovane età, avevano già accumulato anni di marginalità: almeno 1 su 4 viveva senza una dimora stabile e sicura da oltre due anni». I luoghi del ritrovamento dei corpi senza vita raccontano in parte le condizioni di precarietà, ma anche le complesse traiettorie sperimentate dalle persone: il 25% dei giovani è stato ritrovato in strada, ma un dato significativo mostra che il 20% è deceduto in carcere. «Per molti di questi giovani», osserva il rapporto, «la detenzione diventa dunque una tappa di un percorso frammentato e segnato dall’assenza di una rete sociale di supporto».
Dai dati emerge poi come i giovani siano sempre più esposti a situazioni violente e traumatiche: il 20% è deceduto per aggressioni o omicidi, il 15% per abuso di sostanze o alcool e il 15% per suicidi. «È rilevante sottolineare», osserva il rapporto, «che tra i 36 suicidi accertati nel 2024, il 31% riguarda i giovani, rendendo questa fascia d’età la più colpita da tali tragedie. Questo dato, sintomo di una profonda disperazione, evidenzia quanto sia cruciale lavorare a tutela dei giovani e, soprattutto, al loro stato di salute emotiva e mentale, spesso deteriorata da traumi, stress cronico, associato alla vita in strada, e la totale assenza di una rete relazionale».
In Piemonte, nel 2024, si sono registrate 23 morti di persone senza dimora, un dato inferiore rispetto alle altre regioni del nord Italia. La regione più colpita dalla «strage invisibile» è la Lombardia, dove sono avvenuti 78 decessi.
Per Pierluigi Dovis, referente della Caritas Diocesana di Torino, «i dati del Piemonte e dell’area torinese indicano che sul territorio è presente una rete di azione, in particolare grazie al lavoro tra il pubblico e il privato sociale, ma non è ancora sufficiente. C’è infatti bisogno di rilanciare strumenti di accoglienza che siano usufruibili da tutte le persone, anche quelle più restie a recarsi nei luoghi di ospitalità, sia notturna che diurna; sono, inoltre, necessarie azioni sinergiche di monitoraggio che vedano lavorare insieme operatori del sociale e del socio-sanitario, in particolare per far fronte alle persone con problemi di dipendenze». Dovis riflette poi sulle cause delle morti che non sono legate solo alle condizioni atmosferiche, ma alle aggressioni, a malattie non curate e, appunto, alle dipendenze: «salta drammaticamente a galla la questione dell’intolleranza della nostra società verso le persone povere e fragili; e poi quella di un sistema sanitario che non è in grado di prendersi cura delle persone che non hanno una casa. Per quanto riguarda le dipendenze, spesso queste persone cadono nella rete malavitosa degli spacciatori, ben diffusa anche a Torino, che le usano come ‘trasportatori’».
Il referente della Caritas diocesana commenta poi le morti dei senza dimora in carcere: «in un sistema di sovraffollamento ed emergenza certamente le persone più fragili, anche dal punto di vista della salute, sono quelle che pagano il prezzo più alto: questo deve interrogare tutti».