Skochilenko

La repressione russa e il caso Skochilenko

In Russia, Paese ormai incapace di canalizzare il dissenso, molte persone, tra cui l’artista Aleksandra Skochilenko, si sono impegnate nel cosiddetto «attivismo guerrilla». Non senza conseguenze

 

Tratto da Il Mulino, articolo di Maria Chiara Franceschelli

 

Aleksandra “Sasha” Skochilenko ha trentatré anni ed è un’artista russa, di San Pietroburgo. Nel 2014 è diventata nota grazie a un progetto online, una graphic novel a puntate su depressione e salute mentale, che poco dopo divenne un libro, il Libro sulla depressione, pubblicato prima in russo e in ucraino, e poi tradotto in diverse lingue. Skochilenko, che da ragazzina era stata più volte ricoverata in psichiatria, da anni trattava questi temi. Oltre a ciò, Skochilenko ha lavorato in Ucraina, nei Carpazi, a una scuola di cinema per bambini; ha frequentato un’accademia d’arte, si è guadagnata da vivere con progetti artistici e musicali, ma anche con lavori manuali di riparazione e ristrutturazione. Il lancio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, l’ha colpita profondamente. Sin dai primi giorni si è impegnata nella protesta nonviolenta, andando alle manifestazioni, scrivendo sui social, distribuendo volantini in favore della pace, e organizzando piccoli eventi musicali aperti – i Jams for Peace.

L’11 aprile 2022, Sasha Skochilenko è stata arrestata. Aveva sostituito in diversi supermercati di San Pietroburgo i cartellini dei prezzi con adesivi riportanti dati e informazioni sulla guerra russa in Ucraina, e messaggi contro la guerra – una campagna di protesta ideata insieme alle compagne della Resistenza femminista contro la guerra. Gli adesivi recitavano: “L’esercito russo ha bombardato una scuola a Mariupol. Dentro c’erano 400 persone”. Oppure: “Mio nonno non ha combattuto quattro anni nella Seconda guerra mondiale affinché la Russia diventasse uno Stato fascista e invasore”, oppure ancora: “Basta guerra! Nei primi tre giorni, sono stati uccisi 4.300 soldati russi. Perché la TV non ne parla?”. Una donna l’ha vista, ha allertato la polizia e Skochilenko è stata immediatamente portata in carcere.

L’accusa è basata sull’articolo 207.3 del Codice penale russo, riguardante la “divulgazione di informazioni intenzionalmente false sulle forze armate della Federazione russa e sull’esercizio da parte degli organi governativi russi dei loro poteri di competenza”. Il 4 marzo e il 25 marzo 2022 il Parlamento federale russo aveva infatti approvato un pacchetto di riforme volte a limitare ulteriormente la libertà di informazione, di espressione e di stampa. Gli emendamenti hanno criminalizzato la diffusione di “informazioni intenzionalmente false” sulle forze armate russe, non solo a mezzo stampa ma tramite qualsiasi mezzo, pubblico e privato. Hanno anche criminalizzato la “diffamazione” delle forze armate russe e le richieste di sanzioni nei confronti della Russia. Gli emendamenti, così come gli stessi articoli, hanno una formulazione intenzionalmente vaga, che consente alle autorità russe di perseguire penalmente chiunque abbia espresso una posizione in merito all’operato dell’esercito, o alle sanzioni.

L’11 aprile 2022, Sasha Skochilenko è stata arrestata. Aveva sostituito in diversi supermercati di San Pietroburgo i cartellini dei prezzi con adesivi riportanti dati e informazioni sulla guerra russa in Ucraina

Subito dopo l’arresto, il tribunale ha ordinato a Skochilenko la custodia cautelare, nonostante la difesa avesse richiesto la libertà vigilata o gli arresti domiciliari. La corte ha dichiarato che, siccome Skochilenko ha parenti e amici all’estero, avrebbe potuto raggiungerli per sfuggire alle indagini. Skochilenko è celiaca, e soffre di disturbo bipolare. In carcere non ha mai avuto accesso costante a cibi adatti alla sua dieta, né a cure mediche, psicologiche, psichiatriche. Durante la custodia cautelare, a Sasha è stato rimosso un dente del giudizio. Tuttavia, non le sono state prestate le cure necessarie, e ciò ha portato all’infiammazione dei linfonodi. Non le è stato permesso di assumere antibiotici, né antidolorifici. Ha inoltre a lungo subito abusi e maltrattamenti dai compagni di cella.

Skochilenko ha respinto le accuse di divulgazione di informazioni false, ma non ha negato di avere messo gli adesivi. Lo scorso 16 novembre 2023, dopo un lungo processo più volte rimandato, per tutta la durata del quale Skochilenko è rimasta in carcere, la giudice Oksana Demyasheva ha condannato Sasha Skochilenko a sette anni di colonia penale, tra i fischi e i “vergogna!” del pubblico.

“Tutti sanno che non state giudicando una terrorista. Non state giudicando un’estremista. Non state nemmeno giudicando un’attivista politica. State giudicando una pacifista”, ha dichiarato Skochilenko nella sua ultima deposizione davanti alla giudice. Ha rimarcato il valore sacro e supremo della vita, e della pace come unica protettrice di quel valore – la pace come unica soluzione ai conflitti, e la pace “che tutti vogliono”.

Ha poi coraggiosamente denunciato le storture del sistema giudiziario russo:

“Penso che neanche il pubblico ministero voglia [la mia condanna]. Penso che abbia scelto quel mestiere per imprigionare i veri criminali – assassini, stupratori, pedofili. Ma è andata diversamente. Ora deve condannare coloro che devono essere imprigionati, e questo è l’unico modo per fare carriera. Questo è il sistema che ci ritroviamo. Non facciamo finta che non sia così. Non vi biasimo – voi vi preoccupate della vostra carriera, di crearvi un futuro stabile per provvedere alla vostra famiglia, per dar loro cibo e un tetto sopra la testa, per dare il meglio ai vostri bambini. Ma cosa direte loro? Racconterete loro che avete mandato in carcere una donna malata per cinque adesivi? No, non glielo direte. Forse riuscirete a convincervi che stavate solo facendo il vostro lavoro. Ma cosa farete quando il pendolo muoverà dall’altra parte?”.

Ha concluso Skochilenko:

“Anche se sono dietro le sbarre, sono più libera di voi. Posso fare come decido io, posso dire quello che voglio. Posso licenziarmi se vogliono farmi fare qualcosa che non voglio fare. Non ho nemici. Non ho paura di diventare povera, o di ritrovarmi senzatetto. Non ho paura di non avere una sfolgorante carriera, non ho paura di sembrare ridicola, vulnerabile, o strana. Non ho paura di sembrare diversa. Forse è per quello che lo Stato ha così tanta paura di me e di quelli come me, tanto da rinchiuderci in gabbie, come animali pericolosi”.

Il discorso di Skochilenko davanti alla giudice che la condannerà poco dopo è grave, enfatico, quasi surreale. Un buon termometro dei tempi che la Russia sta attraversando. Dal lancio dell’invasione, la repressione interna alla Russia è aumentata esponenzialmente, consolidando in maniera violenta tendenze che si erano affermate già da tempo. Dal punto di vista legislativo, l’inizio dell’erosione dello spazio per la società civile attiva si può ricondurre al 2006, con l’approvazione della legge cosiddetta “sulle Ong”, volta a limitare le ingerenze straniere in territorio russo, di fatto rendendo il lavoro delle organizzazioni non governative molto più difficile, e sottoponendole a stretto controllo statale. Punti di svolta sono stati poi la legge “sugli agenti stranieri” del 2012 e sulle “organizzazioni non desiderate” del 2015, che hanno creato queste due nuove categorie per perseguire penalmente, di fatto, chi si impegna nell’opposizione al governo. Dal punto di vista informale, la repressione dello Stato è stata capillare e violentissima – pensiamo agli omicidi di Anna Politkovskaja, Boris Nemcov, Elena Grigoreva e molti altri, all’avvelenamento di Aleksej Navalnij e Petr Verzilov, alle aggressioni a Elena Milashina e Aleksandr Nemov, e all’arresto di migliaia di attiviste e attivisti, e figure di spicco dell’opposizione come Vladimir Kara-Murza. Dal 24 febbraio 2022, 19.747 persone sono state arrestate per aver protestato contro la guerra e sono stati aperti 820 processi penali (dati Ovd-Info).

“Anche se sono dietro le sbarre, sono più libera di voi. Posso fare come decido io, posso dire quello che voglio”

La Russia è un Paese ormai privo – o per meglio dire privato – di un’infrastruttura in grado di canalizzare il dissenso entro un fronte coeso, che possa fungere da contraltare al Cremlino, alla sua propaganda e alle sue azioni violente. Le grandi proteste di piazza sono state soffocate con la forza, e i leader dell’opposizione sono stati incarcerati. Non ci sono formazioni parlamentari o extraparlamentari in grado di fare resistenza sistematica. La capacità repressiva del governo russo è molto alta. Per questo motivo molte persone, come Skochilenko, si sono impegnate nel cosiddetto “attivismo guerrilla”, o “microproteste” – azioni orizzontali, senza leader né centro, spesso performative – come scrivere “No alla guerra” sulla Neva ghiacciata a San Pietroburgo. Si tratta di una strategia per mantenere vivo il dissenso adattandosi alle circostanze – che non offrono, purtroppo, terreno fertile alla rivoluzione.

“Un piccolo gesto di una persona normale”, ha detto il curatore Arseniy Vesnin, amico di Sasha Skochilenko, commentando la decisione di sostituire i cartellini dei prezzi. Se l’attivismo guerrilla è l’ultima spiaggia del dissenso in un Paese in cui la libertà di espressione è un miraggio lontano, nella Russia di Putin non c’è più spazio per i piccoli gesti – o forse per le persone normali. Il sistema giudiziario, anziché assicurare il rispetto dello stato di diritto, è a tutti gli effetti uno strumento repressivo. Le leggi vengono approvate quasi senza dibattito parlamentare, le pene diventano punizioni – esemplari. Tutto converge al mantenimento di un sistema che sta però svelando le proprie fallacie, ma che ancora occupa tutto l’orizzonte.

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