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La Corte è stata Chiara

Intervista di Sergio Velluto a Chiara Appendino e Chiara Foglietta

 

La recente sentenza n. 68/2025 della Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma che impedisce alle coppie di donne omosessuali di riconoscere, entrambe come genitori, un figlio nato in Italia tramite procreazione medicalmente assistita (PMA) all’estero.

Abbiamo fatto le stesse domande a due delle principali protagoniste della battaglia vittoriosa che ha portato a tale sentenza: Chiara Appendino, già Sindaca di Torino, prima in Italia a iscrivere i figli delle coppie omogenitoriali all’anagrafe, e Chiara Foglietta madre, insieme a Micaela Ghisleni, di quel primo figlio iscritto.

Chiara, quanto ritieni che la sentenza a cui ci riferiamo sia figlia del principio generale di laicità sancito dalla Costituzione italiana?

Appendino: “Credo sia una conferma importante di quanto la laicità non sia un principio astratto, ma un presupposto necessario per garantire i diritti di tutte e tutti. È proprio la laicità, come indicato dalla nostra Costituzione, che consente allo Stato di riconoscere l’esistenza e la dignità giuridica di famiglie che per troppo tempo sono state ignorate o discriminate. Questa sentenza non è solo un atto di giustizia, ma anche un passo avanti verso uno Stato davvero equo e rispettoso della pluralità della società.”

Foglietta: “La sentenza fa riferimento a diversi articoli della Costituzione italiana, un documento moderno e democratico, che definisce i principi fondamentali del nostro Stato. In particolare, viene citato l’articolo 3 che stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, indipendentemente da sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali o sociali. Rispetto a questo articolo, la Corte costituzionale ha stabilito l’irragionevolezza dell’attuale disciplina che non trova giustificazione in assenza di un controinteresse di rango costituzionale. L’articolo 2 della Costituzione verrebbe violato, invece, per lesione dell’identità personale del nato e del suo diritto a vedersi riconosciuto fin dalla nascita uno stato giuridico certo e stabile. L’articolo 30 della Costituzione perché lede i diritti del minore a vedersi riconosciuti, sin dalla nascita e nei confronti di entrambi i genitori, i diritti connessi alla responsabilità genitoriale e ai conseguenti obblighi nei confronti dei figli. Sono proprio questi i principi costituzionali sui quali abbiamo costruito la nostra battaglia per Niccolò sette anni fa. Per quanto riguardo il principio di laicità dello Stato, espresso nell’articolo 7 che stabilisce la «separazione tra ordine religioso e ordine temporale», questa sentenza ha affermato con nettezza il prevalere dello Stato di diritto su una visione moralistica di famiglia da Stato etico.”

Chiara, in questa battaglia hai trovato la solidarietà del Capo del governo che ama definirsi, oltre che cristiana e italiana, anche una madre?

Appendino: “Purtroppo no. E mi dispiace dirlo, soprattutto perché da una madre mi sarei aspettata più empatia verso altri genitori, verso quei bambini che per anni sono stati trattati come cittadini di serie B. In questi mesi ho sentito parole e visto atti che, invece di tutelare i minori, hanno scelto la via della propaganda e dell’esclusione.

Foglietta: “Non ho trovato solidarietà e non era quello che cercavo. Il Governo ha lasciato tutto nelle mani dei Sindaci, dei tribunali, della Corte Costituzionale, delle Procure e delle circolari, abdicando al proprio ruolo e a quello del Parlamento di procedere dando seguito a ciò che la Corte europea dei Diritti dell’Uomo aveva già sancito, cioè che l’Italia non potesse non riconoscere i figli nati da coppie omogenitoriali, dovendo garantire un approccio che ponesse al centro il benessere dei minori. Non mi aspettavo vicinanza e solidarietà, ma risposte.”

Chiara, ritieni che sulla difesa e riconoscimento dei diritti sanciti dalla Costituzione si possano superare polemiche e contrapposizioni tra i movimenti e i partiti che si definiscono progressisti, e condurre insieme alcune battaglie di libertà?

Appendino: “È doveroso. Quando ho aperto la strada al riconoscimento dei diritti dei figli delle coppie omogenitoriali in Italia – insieme ai tecnici del Comune di Torino e con il fondamentale sprone e supporto del Torino Pride, delle Famiglie Arcobaleno e di Rete Lenford – non l’ho fatto per piantare una bandierina per il mio partito. L’ho fatto perché era giusto. Le battaglie sui diritti non possono essere terreno di divisione delle forze progressiste.”

Foglietta: “Penso che certe battaglie siano giuste e debbano essere combattute tutti insieme senza contrapposizioni, avendo come obiettivo principale la difesa dei diritti, in questo caso, dei minori, con la consapevolezza che quasi sempre la società è più avanti della politica o delle leggi. I bambini e le famiglie al centro delle battaglie giuridiche, al centro del dibattito mediatico, semplicemente esistono. Penso che Torino abbia fatto un passo ulteriore in questi anni, convocando in Città un’Assemblea di tutti i Sindaci d’Italia proprio per lanciare una battaglia comune verso il riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali, senza divisioni politiche o partitiche. A maggio 2023 oltre 300 Sindaci o rappresentanti di Comuni si sono quindi riuniti al Teatro Carignano. L’obiettivo era proprio quello di unire tutti i partiti rappresentati in Parlamento perché si potessero far carico di portare avanti una proposta legislativa che potesse avere i numeri per essere approvata. L’obiettivo era e resta una legge che non lasci ai singoli procedimenti o al coraggio dei Sindaci gli interventi che si rendono necessari quando c’è un vuoto di tutela giuridica.”

Chiara, considerando che la risposta alla domanda precedente è stata positiva, ti impegni in questo senso per convincere le tue compagne e i tuoi compagni di partito?

Appendino: “Il Movimento 5 Stelle mi ha sempre appoggiata in questa battaglia, schierandosi dalla parte giusta già quando ero sindaca. E faccio un altro esempio: appena sono diventata Deputata ho depositato la proposta di legge sul matrimonio egualitario, e ho potuto farlo perché colleghe e colleghi del Movimento avevano iniziato un percorso insieme alle associazioni LGBT+ già nella scorsa legislatura. Noi non abbiamo dubbi.”

Foglietta: “La battaglia per dare a Niccolò pari diritti rispetto agli altri bambini e pari doveri a noi genitori è iniziata ancora prima che lui nascesse. Il mio apporto su queste battaglie all’interno del Partito è di gran lunga antecedente anche al solo pensare di concepire un figlio. Prima di essere iscritta a un Partito per anni ho militato in associazioni che si occupano dei diritti lgtbqi+. Mi impegno per le battaglie giuste da quando ho deciso di fare politica, che prima di esplicitarsi in una tessera di partito, era un impegno nelle associazioni studentesche. Il Partito Democratico è oggi rappresentato da una segretaria nazionale che è un’attivista storica per i diritti lgbtqi+, che porta avanti le battaglie in cui credo molto esplicitamente. Penso che chi è iscritto al PD non possa più avere dubbi sulla strada da perseguire. La maggior parte delle compagne e dei compagni ha festeggiato o gioito con me il 22 maggio.”

Chiara, vuoi aggiungere qualcos’altro?

Appendino: “Solo una cosa: dobbiamo ricordarci che dietro ogni principio giuridico, dietro ogni sentenza, ci sono persone vere. Bambini, famiglie, storie. E che la politica, se vuole essere davvero utile, deve partire sempre da lì, dall’ascolto.”

Foglietta: “Rispetto alla sentenza posso dire che ho sentito un senso di liberazione perché da quando sette anni fa con Micaela ho iniziato una battaglia che ha aperto la strada a tante iscrizioni e registrazioni ho sentito il peso del futuro di tutti quei bambini e quelle bambine, ho sofferto quando ho letto le circolari del Ministero, quando ho saputo delle impugnazioni delle Procure, sentendo sulla pelle la sofferenza di tante famiglie. Con il 22 maggio si è scritta una pagina nuova che parte dal miglior interesse dei minori e dalla difesa degli articoli previsti dalla Costituzione.”

Intervista di Sergio Velluto