29 Mag Il Premio Margherita Hack alla Chiesa Valdese: un ponte tra etica civile e il riconoscimento delle istituzioni
di Alessandro Giacomini
L’edizione 2026 del Premio Margherita Hack è stata conferita alla Chiesa Valdese durante una cerimonia a Trento alla presenza della Diacona Alessandra Trotta, Moderatora della Tavola Valdese.
L’iniziativa ha assunto una forte rilevanza nazionale grazie all’interlocuzione diretta con la Presidenza della Repubblica; il Presidente Sergio Mattarella ha infatti espresso il proprio personale apprezzamento per l’evento attraverso un messaggio del Segretariato Generale.
Un riconoscimento che quest’anno assume un significato ancor più solenne, non solo per il prestigio dell’astrofisica fiorentina a cui è dedicato, ma per il segnale di attenzione istituzionale che la Presidenza della Repubblica ha voluto riservare all’iniziativa.
Il Premio Margherita Hack, promosso dall’associazione Trentino Laica, si conferma come un pilastro nel dibattito sulla laicità in Italia, la scelta di premiare la Chiesa Valdese nasce da una profonda affinità elettiva, quella “laicità positiva” che Margherita Hack ha difeso per tutta la vita.
Dalla gestione etica dei fondi dell’Otto per Mille, destinati esclusivamente a scopi sociali e culturali, fino alla difesa dei diritti civili, dell’autodeterminazione terapeutica e all’impegno costante nei corridoi umanitari, la Chiesa Valdese rappresenta un esempio di fede che non cerca il dogma, ma il servizio alla libertà di coscienza.
L’attenzione del Quirinale, a sottolineare la rilevanza nazionale e la caratura etica di questo premio, è giunto un segnale importante.
L’iniziativa ha infatti beneficiato di una interlocuzione diretta con la Presidenza della Repubblica, il Presidente Sergio Mattarella, attraverso il Segretariato Generale, ha voluto far pervenire un messaggio di vicinanza personale al Fiduciario testamentale (DAT) di Margherita Hack.
Pur nel rispetto dei rigidi protocolli di comunicazione che governano la massima carica dello Stato, il Quirinale ha instaurato un contatto diretto, articolatosi in più telefonate e scambi epistolari, per seguire l’evolversi della candidatura e dell’evento.
Nella comunicazione ufficiale, il Segretariato Generale ha espresso il proprio apprezzamento: “Colgo con piacere l’occasione per inviarLe, unitamente agli auguri per la buona riuscita dell’iniziativa, i miei più cordiali saluti”.
Questo dialogo tra l’organizzazione del Premio e il Colle non è un semplice atto di cortesia formale, ma rappresenta un riconoscimento implicito del valore del dibattito proposto da Trentino Laica.
In un Paese dove il confine tra sfera pubblica e privata è spesso oggetto di tensione, vedere la massima carica dello Stato prestare attenzione a un premio dedicato alla laicità e ai diritti civili è un segnale di apertura e di garanzia per tutti i cittadini.
La cerimonia di Trento, ha avuto la presenza della Diacona Alessandra Trotta, Moderatora della Tavola Valdese, un momento di grande rilievo nazionale, celebrando una realtà, quella valdese, che continua a rappresentare una bussola morale preziosa per l’Italia contemporanea.
Il Premio Margherita Hack 2026 alla Chiesa Valdese non è una scelta casuale, ma il coronamento di una visione del mondo condivisa.
Sebbene Margherita Hack fosse dichiaratamente atea, la sua vita è stata una testimonianza continua di valori che trovano nel “mondo valdese” una sponda etica e culturale profonda.
Margherita Hack amava ripetere che la scienza è “la continua ricerca della verità”, un processo che non ammette dogmi intoccabili.
Allo stesso modo, la tradizione valdese, fin dalle sue origini basate sul pensiero critico e sulla libera lettura dei testi, ha sempre valorizzato l’istruzione e il dubbio metodico.
Entrambi, la scienziata e la comunità valdese, rifiutano l’idea che la conoscenza debba piegarsi a autorità precostituite, ponendo invece l’autonomia della ricerca al centro del progresso umano.
Per l’astrofisica fiorentina, la laicità non era una battaglia contro le religioni, ma la garanzia che lo Stato restasse uno spazio neutro dove ogni cittadino potesse vivere secondo la propria coscienza, senza che il credo di uno diventasse la legge per l’altro.
La Chiesa Valdese rispecchia perfettamente questo modello, operando nella società senza imporre la propria fede, ma offrendo servizi, come i corridoi umanitari, basati sulla dignità intrinseca di ogni individuo.
È una laicità che si traduce in etica della cura piuttosto che in etica del precetto.
Margherita Hack è stata una voce coraggiosa in Italia su temi spesso considerati “scomodi”.
Sul testamento biologico (DAT) lei stessa si fece promotrice della libertà di scelta sul fine vita.
La difesa della Legge 194 sempre schierata dalla parte della libera scelta delle donne.
I diritti delle coppie omosessuali, convinta sostenitrice della parità di diritti per tutte le famiglie.
La Chiesa Valdese si è mossa con coerenza su questi stessi binari.
La benedizione delle coppie dello stesso sesso e il sostegno costante al diritto di autodeterminazione terapeutica non sono visti come “cedimenti” alla modernità, ma come espressioni di un Vangelo che pone la giustizia e l’amore tra le persone al di sopra di ogni costrizione morale antiquata.
Un elemento di profonda sintonia risiede nel pragmatismo etico, Margherita Hack era una donna pratica, che amava la trasparenza e l’uso intelligente delle risorse.
La gestione dell’Otto per Mille da parte della Tavola Valdese, destinata esclusivamente a progetti sociali, sanitari e culturali è l’esatto opposto di un approccio clericale al potere.
È una gestione che mette al centro il “fare bene per il bene di tutti”, in linea con l’integrità che ha caratterizzato l’intera carriera e la vita privata di Margherita.
Premiare la Chiesa Valdese nel nome di Margherita Hack significa riconoscere che la morale non è proprietà esclusiva del sacro, ma una conquista collettiva basata sul rispetto, sulla scienza e sulla libertà di coscienza.
L’ intervento della moderatora Alessandra Trotta ribalta l’idea comune di laicità:
“I valdesi non sono laici nonostante siano credenti, ma proprio perché credenti”.
La fede in un Dio che libera l’uomo da ogni autorità umana assoluta è ciò che fornisce gli anticorpi contro fondamentalismi, integralismi e l’uso della religione per fini politici o discriminatori.”
Trotta descrive un Gesù che rompe gli schemi religiosi del suo tempo:
Ha criticato le autorità che usavano il potere per opprimere i vulnerabili con morali insostenibili.
Ha indicato in un eretico (il Samaritano) l’esempio di obbedienza al comandamento dell’amore.
Con la sua morte, ha squarciato il velo del tempio, rendendo l’incontro con il divino accessibile a tutti, senza mediazioni escludenti.
Un passaggio chiave, perfetto per il Premio Hack, riguarda il rapporto con il metodo scientifico:
“La fede non è una giacca irrazionale da lasciare sull’appendiabiti quando si indossa il camice razionale della ricerca”.
La fede viene presentata come una risorsa di fiducia che non limita l’indagine, ma ne allarga le dimensioni, introducendo la ricerca di senso e la tensione verso la giustizia oltre ciò che è semplicemente misurabile.
Il premio è visto come una responsabilità a continuare a offrire la comunità valdese come una “palestra di pensiero critico”.
Gli impegni concreti citati sono:
Difesa della laicità delle istituzioni: Garantire spazi pubblici plurali dove ognuno possa esprimersi liberamente.
Sostegno alla ricerca: Utilizzare i fondi dell’Otto per mille per finanziare analisi scientifiche rigorose (spesso condotte da giovani ricercatori).
Tutela del dissenso: Difendere la libertà di espressione di ciò che è ritenuto “eretico” o sgradito a chi detiene il potere.
Infine, Trotta sottolinea che la Parola di Dio insegna l’umiltà di fronte alla limitatezza umana, incoraggiando l’uso della ragione e la responsabilità di scelte etiche libere, calate nella concretezza della vita e non in principi astratti.
Il conferimento del Premio Margherita Hack alla Chiesa Valdese non è solo un riconoscimento alla sua storia, ma anche alla coerenza con cui oggi gestisce le risorse affidate dai cittadini.
In questo senso, il confronto con la Chiesa Cattolica rivela due approcci radicalmente diversi al bene comune.
Per scelta sinodale, la Chiesa Valdese destina il 100% dei fondi ricevuti a progetti di carattere sociale, assistenziale, umanitario e culturale, sia in Italia che all’estero.
Nessun centesimo viene utilizzato per scopi di culto, per la costruzione di templi o per il sostentamento dei propri pastori e pastore e della struttura ecclesiastica, che rimangono interamente a carico dei membri della chiesa attraverso le contribuzioni volontarie.
Al contrario, la Chiesa cattolica destina la quota maggioritaria dei fondi dell’Otto per Mille al sostentamento del clero e alle esigenze di culto, solo una frazione minore delle risorse totali viene effettivamente impiegata per interventi caritativi o di assistenza sociale.
Come ha sottolineato la moderatora Alessandra Trotta, l’Otto per Mille valdese diventa così un supporto concreto alla “libertà di espressione in ogni forma” e alla ricerca scientifica condotta da giovani studiosi.
Ricevere un premio intitolato a una scienziata laica e “eretica” come Margherita Hack suggella proprio questo impegno, una fede che non si ripiega su se stessa per sopravvivere, ma che mette i propri talenti e le proprie risorse a disposizione della polis, sostenendo ciò che è ritenuto non conforme e promuovendo una società autenticamente plurale.
In conclusione, la coerenza di una confessione religiosa non si misura solo nei discorsi dal pulpito, ma nella destinazione dei suoi bilanci, ed è qui che il solco tra la Chiesa Valdese e la Chiesa Cattolica si fa profondo, rivelando due modi antitetici di intendere il rapporto con lo Stato e con il denaro pubblico.
Mentre la Chiesa Cattolica utilizza la parte del leone dei fondi dell’Otto per Mille (circa i due terzi delle somme totali) per l’autoconservazione, ovvero per il sostentamento del clero e per le esigenze di culto e gestione burocratica, la Chiesa Valdese opera una scelta di laicità radicale.
Per i valdesi, l’Otto per Mille non è un sussidio di Stato per pagare gli stipendi ai propri pastori o per restaurare i propri luoghi di preghiera, ma al contrario, la Chiesa Valdese destina il 100% dei fondi ricevuti esclusivamente a progetti sociali, culturali e umanitari, sia in Italia che all’estero, mentre il mantenimento della struttura ecclesiastica e dei ministri di culto rimane un fatto privato, sostenuto unicamente dalle offerte volontarie dei fedeli.
Questa distinzione non è un mero dettaglio contabile, ma una dichiarazione politica, laddove la Chiesa Cattolica usa le risorse pubbliche per alimentare la propria macchina istituzionale, la Chiesa Valdese le trasforma in “palestra di pensiero critico”, finanziando borse di ricerca scientifica per giovani studiosi e supportando voci “eretiche” e non conformi che spesso non trovano spazio altrove.
Il Premio Margherita Hack trova così la sua giustificazione definitiva, la Chiesa Valdese viene premiata perché ha saputo dimostrare che la fede, quando è autenticamente laica, non sottrae risorse alla collettività per i propri privilegi, ma restituisce alla società civile strumenti di analisi, di libertà e di progresso scientifico. Un modello di trasparenza che trasforma il contributo dei cittadini in un investimento sul bene comune, onorando lo spirito di ricerca e di libertà che fu della Hack.
Come direbbe Margherita: “Non c’è bisogno di un dio per essere buoni”. E la Chiesa Valdese, nella sua pratica quotidiana, dimostra che la fede può essere uno strumento di libertà, proprio come la scienza è uno strumento di comprensione del reale.