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Il fuoco pedofilo sotto la cenere dei Focolari di Chiara Lubich

Tratto da Domani, di Federica Tourn

La denuncia al prefetto vaticano Kevin Farrell di un «predatore» pedofilo che però è stato soltanto spostato Il movimento minimizza: «Dal 2014 ricevute dodici segnalazioni in Italia, solo in sei casi giudicate verosimili»

È il 3 gennaio 2021e la Rai trasmette in prima serata la fic­tion L’amore vince tutto sulla figura di Chiara Lubich, la maestra di Trento che sotto i bom­bardamenti della seconda guer­ra mondiale decide di consacrar­si all’amore per Dio fondando una comunità ecclesiale di laici cattolici,
il movimento dei Focola­ri. Nessuna ombra nel racconto televisivo, neanche una nota dis­sonante. Eppure proprio in quei giorni la società Gcps Consulting incaricata dai vertici del movimento, sta cominciando a investi­gare sulle denunce di abuso ses­suale a carico di Jean-Michel Mer­lin, un membro con ruoli apicali in Francia e che, con 37 vittime accertate, verrà definito un «abusa­tore seriale di minori» che ha go­duto della copertura del movi­mento.

Abusi sistematici

Merlin non è l’unico: pur avendo il mandato di occuparsi solo del suo caso specifico, la Gcps Consul­ting ha ricevuto in meno di un an­no molte segnalazioni, tanto da evidenziare nel suo report «situa­zioni di abuso sistematiche note ai responsabili fin dai primi tem­pi del movimento, ma che non so­no state affrontate e che è proba­bile continuino tuttora». Non si tratta quindi di casi eclatanti come quello di Rino Foradori, all’epoca presidente della casa editri­ce del movimento, arrestato nel 2000 per pedopornografia online – scambiava foto di bambini dai sette agli 11anni- ma di altre fi­gure simili a Merlin, «carismati­che, idolatrate, considerate intoccabili», che si muovono indistur­bate in un regno dell’obbedienza cieca, apparentemente aperto al mondo ma in realtà impermeabi­le allo sguardo esterno.
Immaginate di vivere in piccole comuni in cui non ci sono giornali e tv, dove la visione dei film vie­ne purgata da ogni riferimento al sesso, dove ogni azione quotidia­na viene monitorata ed è vietato leggere libri che non riguardino espressamente la fondatrice, che si fa chiamare “mamma” dai suoi “popi” seguaci-bambini che han­no annullato la propria persona­lità per riconoscersi totalmente in lei. Sembra un romanzo disto­pico ma è la descrizione fatta da chi ne è uscito, molto lontana dall’agiografia della Rai secondo i dati ufficiali, i Focolari contano 140mila membri interni e due mi­lioni di aderenti in 182 paesi; e se il loro cuore appartiene a “Gesù abbandonato” le opere sono tut­te rivolte alla gloria molto terre­na del movimento, che in quasi 80 anni è cresciuto in cittadelle, ville, terreni e imprese che ne fan­no una vera e propria multinazio­nale della fede. Fondato nel 1943 e approvato dalle gerarchie eccle­siastiche nel 1962 con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari è incentrato sugli inse­gnamenti che Chiara dice di aver ricevuto da Dio tramite visioni in cui si identifica con Cristo:«Ogni anima dei Focolari ha da essere una mia espressione e null’altro», scrive in una lettera del 1950. La volontà di Chiara è la volontà di Dio, che va eseguita senza esita­zioni: le critiche non sono previ­ste, l’adesione deve essere totale. Quello che Lubich chiede ai suoi
popi è un’idolatria, ben dettaglia­ta nel suo “Paradiso ’49” (testo per soli iniziati, poi fatto sparire dal­la circolazione) ma la Chiesa con Paolo VI e Wojtyla abbraccia un movimento ormai forte di appog­gi politici importanti e utile leva in funzione anticomunista.
«Chiara diceva che dovevi “tagliarti la testa” per seguirla – spiega Renata Patti – ti plagiava, non avevi più un pensiero tuo». Rena­ta ha passato 40 anni nei Focola­ri, «adescata quando ero ancora una bambina», racconta oggi.

«Noi ragazze avremmo fatto qual­siasi cosa per lei: quando veniva a trovarci correvamo dietro la mac­china perché volevamo toccare la sua mano, ci pettinavamo co­me lei, parlavamo come lei», ricorda.

Il salario sequestrato

A Loppiano (Firenze), frequenta la scuola di formazione per focolarine, poi viene trasferita in Bel­gio, dove fa voto di castità, pover­tà e obbedienza:«Lavoravo in un’importante istituzione europea, guadagnavo all’epoca il corri­spettivo di 2500 euro e li versavo tutti sul conto del focolare; in ta­sca avevo appena gli spiccioli per il caffè e dovevo rendere  conto an­che di quelli».
In un sistema teocratico pirami­dale basato sull’autorità “divina” dei capizona, cloni della fondatri­ce venerata come santa in vita, non stupisce che il movimento sia stato terreno fertile per ogni genere di violenza e, anche, di im­punità. Un ex focolarino che pre­ferisce restare
anonimo ha de­nunciato nel 2020 al cardinale Kevin Farrell, prefetto del
dicastero vaticano per i Laici, la Famiglia e la Vita e responsabile per le comu­nità ecclesiali. la presenza di un «predatore» pedofilo in un cen­tro del movimento, che però non è stato rimosso o denunciato ma soltanto spostato in un altro foco­lare, sempre a contatto con i mi­nori. Lo stesso Foradori, come rac­conta Ferruccio Pinotti nel libro La setta divina, dopo il processo e tre mesi di carcere, vive da vent’anni in Argentina come re­sponsabile editoriale di Ciudad Nueva, il ramo locale della casa editrice focolarina. Altre violenze, dettagliate con nomi e cogno­mi, sono state segnalate da Renata Patti direttamente al dicastero senza alcun risultato concreto.
Per la Co.Be.Tu, la commissione interna per il Benessere e la Tutela dei minori e delle persone vul­nerabili, i numeri degli abusi sono esigui. «Dal 2014 abbiamo rice­vuto circa 40 segnalazioni in tut­to il mondo, di cui 12 in Italia – dichiara il coordinatore della commissione, Oreste
Moscatello – Di queste ultime, alla data dell’ultima relazione del 2 settem­bre 2021, la Commissione ha ac­certato la verosimiglianza dei fatti segnalati in sei casi, di cui quat­tro sono stati gestiti nell’anno in corso». È la stessa Co.Be.Tu a svol­gere le indagini e, precisa
Mosca­tello, «sarà poi l’organo discipli­nare interno ad assumere i provvedimenti nei confronti del re­sponsabile». Quanto alla commissione disciplinare per individua­re le responsabilità dei dirigenti del movimento, annunciata a maggio dalla presidente Marga­ret Karram si stanno ancora valu­tando i nomi dei membri che ne faranno parte. Tutto interno all’Ordine, insomma, senza la possibilità di una supervisione indi­pendente.
Non si tratta -sia chiaro- soltan­to di violenze fisiche: nell’Opera l’abuso di coscienza è strutturale. «Su ogni membro veniva stilata una scheda e frequentare le tante riunioni in agenda era un obbli­go, pena la riprovazione collettiva- racconta Martina Castagna, che ha fatto parte del movimento per più di vent’anni insieme al marito Guido Licastro- Tutti erano invitati a giudicare se ti eri comportato bene e la sentenza fi­nale era solo del capo focolare: la chiamano l’ora della verità ed è una vera e propria gogna». Fino a due anni fa, la giornata dei focola­rini era scandita dal sistema de­gli “schemetti”: ogni sera tutte le “pope” e i “popi” dovevano riempi­re un foglio dove segnalavano chi avevano incontrato, se aveva­no ricevuto posta e quale era il contenuto della lettera, oltre a eventuali disturbi fisici, farmaci assunti, e così via.
Poi gli schemetti sono stati vieta­ti dalle autorità vaticane perché «strumento di controllo della vita delle persone». Depressioni e psicosi sono all’ordine del gior­no, e anche i suicidi non manca­no. Nel 2011 Marisa Baù a Montet, in Svizzera, ma anche Elvio Pisano, che nel 1993 si butta da un ter­razzo sotto gli occhi di GuidoLicastro. «Ero sconvolto – ricorda Li­castro – mi fu ordinato di raccon­tare che era scivolato. Non si dove­va sapere che era stato un suici­dio». Da quel momento Guido en­tra in depressione.

La protesta dei fuoriusciti

Da poco più di un anno alcuni fuoriusciti hanno fondato Oref (Organizzazione ex focolari), un’associazione nata come spa­zio di ascolto per chi ha subito abusi nel movimento. Anna (nome di fantasia), che da ex focolari­na e giurista ha comparato le condotte agli illeciti civili dell’ordinamento italiano, ha riscontrato la presenza di diversi tipi di abuso sanzionabili dalla legge. «C’è l’a­buso delle forme di correzione, il mobbing, la mancanza di traspa­renza nella gestione patrimonia­le, la manipolazione mentale e la violenza privata
tipiche delle psi­co-sette» elenca. «Senza parlare dello sfruttamento del lavoro e dell’obbligo a versare ogni guada­gno all’Opera». L’Oref chiede che venga regolamentata la vita delle comunità religiose, in modo che si possa uscirne con la garanzia di una tutela economica Ma l’ammonimento del papa, durante l’assemblea generale del movimento dell’anno scorso, di guar­darsi dal difendere le istituzioni a scapito delle persone perché può portare a coprire forme di abuso, sembra rimasto per ora let­tera morta.