01 Mar Giordano Bruno e le basi della laicità
Di Maria Mantello, tratto da Micromega del 17 febbraio 2025
Era l’alba del 17 febbraio del 1600, un lugubre corteo si snodava dal carcere romano di Tor di Nona fino a Campo de’ Fiori. A Giordano Bruno era stata messa la mordacchia per cercare di tacitare fino alla fine il suo pensiero. Anche i suoi libri quel 17 febbraio venivano dati alle fiamme sulla scalinata di Piazza San Pietro. I suoi aguzzini avrebbero voluto cancellare ogni memoria del filosofo. E non avrebbero voluto neppure questo monumento. La propaganda clericale arrivò anche a negare che il suo rogo ci fosse mai stato.
Ma il suo pensiero potente e indomabile non sono riusciti a conculcarlo. I bruniani di tutto il mondo hanno strappato quella mordacchia e oggi la sua filosofia, potente inno alla libertà, risuona ovunque. E la libertà è intransigente e per essere conquistata richiede impegno. Una conquista dell’individuo e della società che non può esserci senza il prerequisito della laicità, quella che la nostra Costituzione repubblicana pone a suo supremo principio per la salvaguardia della dignità di ciascuno e quindi di tutti!
Laicità è cultura e impegno di emancipazione individuale e sociale per affermare e conquistare sempre più spazi di civile convivenza democratica. Senza laicità non c’è infatti democrazia. Non c’è libertà, né giustizia, né uguaglianza nelle pari opportunità, ma solo sopruso.
Ben lo sapeva Giordano Bruno, che ha avuto il coraggio di alzare la testa per proclamare il diritto-dovere a liberarsi da ogni forma di servaggio mentale ed economico.
Bruno pone le basi della laicità con la lotta all’ignoranza e ai luoghi comuni, il familismo, la prepotenza, il collaborazionismo dei servi del potere (i pedanti, come il nostro filosofo li chiama), che al mercato del potere fanno a gara per inserirsi nelle reti di corruttela e corruzione. E in vita si prodiga per risvegliare il pensiero critico, pensando ad una società dove la cultura, l’istruzione possano divenire il motore per l’emancipazione umana. Rimette in discussione le metafisiche tomiste, facendone barcollare finalismo, creazionismo e gli ideologismi della “grazia” e della “salvezza”.
Tolto il punto fisso del geocentrismo cambiano rapporti, distanze, prospettive. I punti di osservazione si moltiplicano. E con essi le possibilità di analisi e giudizio critico. Crollano consuetudini e paradigmi fissati in idee presupposte a cui adattare la Natura, che il materialismo bruniano riscatta e libera. Nell’infinita materia, infinite divenivano anche le possibilità umane di conoscere, scegliere, agire. E Bruno chiama ognuno di noi a progettare, strutturare sé stesso e la propria storia nel tempo storico per la sua doverosa e consapevole azione nel mondo.
Ma occorre l’atto di volontà di assumersi gestione e responsabilità del proprio pensiero sensiente e cosciente, che è autocoscienza e autodeterminazione del proprio Io penso, Io dissento, Io decido. Io scelgo. E in una interrelazione col proprio sé e ogni altro da sé, Bruno chiama a costruire un mondo oltre i confessionalismi per scoprire la religione civile, legame umano di una fratellanza basata sul terreno comune della libertà e dell’uguaglianza nelle pari opportunità. Il legame umano sta nel patto sociale volto a costruire società dove gli uomini si aggreghino in una dimensione politico-sociale, legame di fratellanza nella libertà. Legame umano per vivere in pace e serenità, “dove – scrive Bruno – la quiete de la vita sia fortificata e posta in alto […] dove non si dee temer d’altro che d’essere spogliato dall’umana perfezione e giustizia”.
Bruno precorre tematiche divenute centrali nell’etica laica, per costruire l’appartenenza nella cittadinanza democratica, dove l’individualità di ciascuno è salvata dall’ingerenza dell’altro. Ecco allora che la legge non è quella di supposti libri sacri, ma quella fatta di leggi umane che creino la certezza del diritto e pongano le sue condizioni al fine di ricomporre quell’unitarietà umana nella civile pacifica convivenza.
Ed è l’approdo politico in cui culmina la filosofia della praxis di Bruno che chiama ognuno a impegnarsi personalmente. Perché la giustizia deve essere e può essere di questo mondo. Attenti però – avverte – alle sirene che cavalcano la ribellione e lo scontento per cercare di imporre anche con la forza il proprio potere totalitario. Attenti al drago dell’arroganza che vediamo all’opera in rigurgiti di nazifascismo che si mascherano sotto la parola “sovranismo”.
Giordano Bruno ha alzato la testa… e ci insegna ad alzarla. Ma la sua esortazione non ha niente a che fare col ribellismo sterile, che non rivoluziona nulla e che in fondo è alla ricerca di altri padroni. Attenti allora: che l’inalienabile diritto alla dignità individuale nel valore supremo della democrazia non sia corrotto già dentro di noi! Cerchiamo quindi di non essere – come scrive il nostro filosofo – tra coloro “che nel corpo han la catena che le stringe […] ne la mente il letargo che uccide”. Quanta attualità nelle sue parole!
Ecco allora che Giordano Bruno è davanti a noi vivo come non mai. Potente forza che chiama ognuno a costruire libertà e giustizia. Liberi di pensare! Liberi di scegliere! Padroni della propria vita!
La rivoluzione copernicana è il trampolino di lancio della sua rivoluzionaria filosofia della liberazione: individuale e sociale. Se la terra gira, “con la terra si muovono tutte le cose che si trovano in terra”.
Bruno spezza ogni circolo concluso di supposte verità riportando anche l’individuo umano alla fisicità della sua concretezza storico-biologica. Una liberazione dell’umanità tutta, affinché le visioni e possibilità di esistenza non siano più ingabbiate in “sacralizzati” moduli esistenziali funzionali al potere di controllo sociale. Pensiamo ai cultori della jihad che vogliono imporre il califfato mondiale, e per questo hanno elevato l’assassinio e la schiavitù a mezzo e fine. Ma attenzione anche a rigurgiti fideistici nel nostro Occidente, che ci riporterebbero alla notte di non verità che mandò al rogo Giordano Bruno.
La filosofia di Bruno è uno scrigno per l’emancipazione umana, che però non potrà mai esserci – afferma il nolano – se ci lasciamo “guidare con la lanterna della fede, cattivando [imprigionando] l’intelletto a colui che gli monta sopra et, a sua bella posta, l’addirizza e guida”.
Bruno ci insegna ad alzare la testa. E le ali della nostra libertà, scrive, “non sono quelle di cera di Icaro, bensì quelle solide e forti della nostra ragione”. E “a lume di ragione” il nostro filosofo ci chiama al coraggio di addentrarci “nelle selve inesplorate per vedere chiaro… per conoscere, comprendere, giudicare, agire”. Così che: “con puro occhio intellettuale ne vien aperto il cammino […] ne vien lecito di veder chiaro et aperto l’orizzonte […] Ritrovandoci fuor de la prigione”. La prigione della sottomissione individuale e sociale.
Bruno è la sveglia contro il dogmatismo, l’opportunismo, la pavidità, la rassegnazione e l’ignavia, che producono – scrive – il “servilismo che è corruzione contraria alla libertà e dignità umana”. Bruno ci insegna a ribellarci contro chi ci vuole “gregge”.
Bruno vuole una società di liberi ed eguali nelle pari opportunità, possibile nello sviluppo di studio conoscenza sapere analitico-critico. Prospetta l’istruzione per tutti e l’avvento di repubbliche contro l’autocrazia.
Contro le morali del precetto Bruno chiama al coraggio della dignità della propria autonomia e autodeterminazione. E tutto questo si chiama oggi laicità!
Laicità che chiama all’impegno individuale e sociale per l’affermazione della dignità di ciascuno.
Laicità che è baluardo contro i rapporti gerarchici di potere.
Laicità che è educazione alla liberazione dal sopruso per espropriare alla prepotenza sempre più spazi di civile convivenza democratica.
Bruno denunciava i privilegi, lo sfruttamento e le reti di corruzione e corruttela tessute ai danni della collettività per sottrarle quei beni comuni che oggi si chiamano libertà di pensiero, istruzione in scuole statali, diritto al lavoro nella tutela del lavoro, diritto alla casa, diritto alla pubblica sanità, diritto ad essere gli esclusivi padroni della propria vita anche nel fine vita, diritto a scegliere quando mettere al mondo un figlio, diritto a non essere ingabbiati in stereotipi sessisti e razzisti che torturano, escludono e uccidono.
In un momento storico come questo, in cui la barbarie teocratica avanza; dove sogni totalitari scatenano guerre; dove spettri nazifascisti si ripresentano con altri nomi e stesse maschere, la filosofia di Bruno continua ad essere la formidabile squilla per essere concretamente soggetti attivi della storia per erodere sempre maggiori spazi alla prepotenza, alla protervia, al sopruso.
Scriveva: “Molte cose sono possibili che son giuste, niente però è giusto che non sia possibile”.
È ancora la nostra storia!