10 Mag Educazione sessuale. L’irresistibile desiderio di essere sudditi
Di Mattia Feltri, tratto da Huffpost del 2 maggio 2025
Quando uno dei miei figli doveva cominciare le medie, sono andato a uno di quegli open day nei quali la scuola illustra ai genitori le proprie potenzialità. Alla fine, i professori ci chiesero quali materie volevamo introdurre o potenziare nelle ore rimaste a disposizione. Io proposi l’inglese, borghesuccio che sono, e un collega-padre mi guardò con disgusto e rilanciò con l’educazione alla legalità. La mozione mi parve raccogliere vasti consensi ma, prima di accertarmene, me l’ero già data a gambe levate. Anche se mi sarebbe davvero piaciuto vedere un insegnante delle medie insegnare ai ragazzi che prendere tangenti è brutto.
Ai tempi in cui invece ero ragazzo io, la costernazione degli adulti era indirizzata soprattutto alla violenza dei giovani negli stadi e alla loro sventatezza al volante, specie al sabato sera. Allora si progettò di insegnare nelle scuole che non si devono picchiare i tifosi avversari né guidare automobili a 180 chilometri orari quando si è sbronzi, e per fortuna non se ne fece nulla, a parte iniziative personali di professori incuranti del rischio del ridicolo.
Chiedo scusa se sto eccedendo con l’ironia. Ma negli anni mi è toccato sentire che a scuola bisognerebbe insegnare educazione ambientale, educazione alimentare, rispetto per le altre culture, conoscenza e rifiuto delle droghe, per non dire di materie tipo recitazione, yoga, meditazione o “come aprire un conto corrente”. Potrei andare avanti per pagine: a ogni emergenza una materia e una materia per ogni gusto. E tutti sappiamo che l’emergenza di oggi sono i femminicidi e pertanto la materia di oggi è l’educazione sentimentale o sessuale, che è una materia serissima, per carità, nel secondo caso potrebbe anche chiamarsi biologia, ma temo non ridurrà i reati. Ed è interessante notare la quantità di commenti alla scelta del ministro Giuseppe Valditara di delegare la decisione ai genitori, mentre non importa a nessuno l’ulteriore passo in uno psichedelico stato di polizia, con l’arresto in flagranza dei maggiorenni che picchiano i professori e il solito, inesausto aumento delle pene. Così oggi picchiare un professore in quanto professore è più grave di picchiare un idraulico in quanto idraulico, così come si è già decretato che scippare una donna in stazione è più grave di scipparla sul lungomare.
Conta solo più carcere, sempre di più e sempre più a lungo. E cioè, continuiamo a occuparci dei diritti trascurando il diritto, che è come scegliere l’arredamento mentre il solaio sta crollando.
Comunque il ministro fa bene a ricordare l’articolo 30 della Costituzione, secondo il quale è diritto e dovere dei genitori pensare all’educazione dei figli. Ma quelle due parole, diritto e dovere, in Italia ormai non ballano più in coppia. Se c’è un diritto da rivendicare, si scende in piazza con le picche. Ma se c’è un dovere da esercitare, lo si delega molto volentieri e anche con punte di protervia. La pretesa che sia la scuola e insegnare ai ragazzi a non uccidere, a non rubare, a non drogarsi, a non sbronzarsi, è precisamente l’abdicazione dei genitori al loro dovere. E se poi la scuola non ci riesce, e non può riuscirci, la palla passi ai tribunali, perché menino ogni giorno più duro. Ed è fantastico: consideriamo lo Stato e il governo incapaci di tutto e vogliamo che lo Stato e il governo si occupino di tutto (lo diceva già Giuseppe Prezzolini a inizio Novecento). E così quello di Valditara è un colpo da maestro: i genitori scaricano sulla scuola? E la scuola riscarica sui genitori.
Ho detto fin qui genitori, ma più in generale tutti noi abbiamo equivocato il ruolo della democrazia. Come ci ha spiegato molto tempo fa Benedetto Croce, la moralità della politica è fare un buon lavoro, non essere onesta, e tanto meno dunque è la democrazia a insegnarci la moralità. Quello può succedere in Iran, dove la moralità di Dio è la moralità di Stato. In una democrazia, la moralità scaturisce dalla società, dalle sue ambizioni, dai suoi comportamenti, dal modo che sceglie di vivere in comunità. Pretendere che di tutto questo si occupi lo Stato diventa la comica pretesa di essere sudditi anziché cittadini. Questo sì a me pare fascismo eterno.