27 Feb Cartoline dal califfato USA
di Silvio Lavalle
Molti credono che siano la Francia e la sua rivoluzione del 1789 ad avere istituito la laicità dello stato, ma non è così. Il primato spetta agli USA e in specifico alla Virginia che, con il suo “Statuto della Virginia per la libertà religiosa” del 1786, voluto da James Madison (futuro architetto della costituzione americana) e dal presidente Thomas Jefferson, strappò alla chiesa anglicana lo status di religione di stato e di beneficiaria delle tasse di tutti i cittadini, di qualunque credenza.
Con lo statuto si dà libertà a: “l’ebreo e il gentile, il cristiano e il maomettano, l’indù e l’infedele di ogni denominazione — di praticare la propria fede (o nessuna)”, mentre già da qualche anno, per legge, le tasse non potevano più essere usate per pagare gli insegnanti di religione.
Questa pillola di storia, a fronte della situazione attuale, dà una misura della regressione che un Paese e la sua tradizione culturale possono subire nell’arco di pochissimi anni, questi ultimi anni, siano essi gli Stati Uniti, siano altri, per esempio il nostro Paese.
Quanto ai primi, dai media e dalla stampa militante laica e umanista, attraverso episodi specifici e vicende ancora in evoluzione si coglie il grado di deterioramento delle libertà negli Stati Uniti e l’ alacrità metodica con cui Trump e suoi operano in questa direzione.
Prima cartolina. Il nazionalismo cristiano di estrema destra non sempre si diffonde in modo spontaneo (sempre che si possa parlare di spontaneità laddove c’è costante manipolazione della verità), servono azioni dall’alto e dal basso per diffonderlo. I metodi di persuasione sempre più spesso diventano pressioni e le pressioni coercizione. L’ ‘Appignani Humanist Legal Center (AHLC) riceve regolarmente segnalazioni riguardanti discriminazione sul posto di lavoro contro umanisti, agnostici e atei.” Dipendenti non religiosi e non teisti hanno riferito di aver subito pressioni per partecipare a preghiere e studi biblici sul posto di lavoro; alcuni lavoratori hanno dovuto ascoltare musica di culto e sermoni sul lavoro”.
Sono i frutti dell’ “America Prays” campagna lanciata nel 2025 dal presidente Donald Trump che invita gli americani a radunarsi in gruppi di dieci o più ogni settimana e pregare insieme. Più recente ancora è la direttiva che incoraggia i dipendenti federali a fare proselitismo sul posto di lavoro. (TheHumanist.com)
Seconda cartolina. Dalla Freedom From Religion Foundation apprendiamo che lo scorso 4 febbraio il presidente della Camera Mike Johnson organizzatore del “secondo Raduno Nazionale annuale per la Preghiera e il Pentimento 2026” ha ospitato negli uffici governativi “due dozzine di membri del Congresso insieme a pastori di estrema destra e attivisti religiosi che hanno inquadrato la politica americana come una forma di guerra spirituale. Gli oratori hanno esortato i cristiani a legare le forze demoniache, a legare le mani di Satana e a riconquistare il controllo sulla cultura, sul governo e sulla legge americane”.
Non vi sovviene la riunione che l’ex leghista Furgiuele, ora deputato vannacciano, ha tentato di organizzare alla Camera con i fascisti di Casapound?
Terza cartolina. La deputata repubblicana Lauren Boebert ha recentemente dichiarato che la separazione tra Stato e chiesa è “pura spazzatura”, le fa il controcanto il solito Mike Johnson che ritiene “termine improprio” l’espressione “principio costituzionale” riferito a tale separazione, per il fatto che le parole testuali “Separazione tra Stato e Chiesa” non appaiono nella carta costituzionale. “E solo una maledetta lettera” incalza la solita Boebert, riferendosi ad uno storico scambio epistolare tra Jefferson e Madison in cui i due statisti elaborano la visione di uno stato federale laico che poi sarà accolta nel primo emendamento della costituzione americana. In realtà lo stesso Jefferson scrisse di aver costruito con quel Primo emendamento “un muro di separazione tra Stato e chiesa”. (Americans United for Separation of Church and State).
Quarta cartolina. Questa volta è il “Secular.org” che lancia l’allarme: alla Camera e al Senato sono stati presentati due disegni di legge per abrogare il cosiddetto “emendamento Johnson” che da circa settant’anni ,con legge del Congresso, stabilisce che le organizzazioni non profit, comprese chiese e luoghi di culto, devono, in cambio della loro esenzione fiscale, impegnarsi in attività educative, di servizio sociale e di servizio alla comunità, e non apertamente politiche, proibendo con ciò ai predicatori di sostenere dal pulpito un qualunque politico o partito. Chi vuole abrogare la norma afferma, naturalmente, di lottare per la libertà di parola.
Vi scriveremo altre cartoline, ma non aspettatevi, per ora, buone notizie. Dopo i crimini dell’ICE, stanno diventando sempre più numerosi i cittadini americani che manifestano allarme e dissenso, e Trump, in vista delle elezioni di midterm, sta alzando il livello del conflitto per reprimere sul nascere forme di dissenso più strutturate ed efficaci. Vecchi e nuovi sostenitori saranno arruolati per respingere quella che ora, con un gravissimo salto di qualità semantico e politico, chiama “l’invasione dall’interno”. Questa innovazione linguistica annuncia la durezza della battaglia, forse cruciale, che sta per svolgersi attorno alle mura malconce della democrazia americana.