Cartoline dal califfato USA (in guerra)

di Silvio Lavalle

Un sondaggio del 2025 condotto in 50 stati americani rileva che un terzo della popolazione si qualifica come aderente o sostenitore del nazionalismo cristiano. Tra gli elettori repubblicani la percentuale è del 56%.  Queste percentuali sono rimaste sostanzialmente stabili dalla prima edizione di questo studio svolto alla fine del 2022. (fonte: Public Religion Research Institute).
Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno concentriamoci sui due terzi di americani che non apprezzano il califfo e la sua corte; loro cosa fanno o, almeno, cosa dicono? Assai poco, sembrerebbe. Se è vero che sui grandi giornali nazionali come NYT e WSJ molto spazio è dedicato alla guerra, va detto che il focus è soprattutto sui suoi aspetti tecnologici e sulle ricadute economiche, oltre che sulle forti polemiche con Trump che, mai pago, li accusa di diffondere notizie false sulla guerra.
 
America laica fatti sentire! Diversa e ancora più sorprendente è la situazione dell’informazione sulle pagine dei blog e delle riviste che si occupano di difesa della laicità dello stato e che perciò sono, dalla prima ora, molto critiche su Trump, trumpiani ed estremisti cristiani nazionalisti. Qui la guerra scatenata sull’Iran non trova alcuno spazio. Sapevamo che la guerra a casa d’altri piace a moltissimi americani, alcuni per schietta ferocia, altri per superficialità, come se fosse un genere cinematografico, ma ora ci sorge il sospetto che la apprezzino anche gli umanisti e i militanti della laicità.
Sappiamo che il loro principale terreno di battaglia è in questi mesi la scuola, dove Trump e i governatori repubblicani stanno cercando di imporre preghiere obbligatorie, esposizione dei dieci comandamenti, creazionismo nelle lezioni di scienze, e manipolazione profonda dei programmi scolastici trasformati in una teleologia delle origini della nazione americana e della sua missione divina nel mondo.
Una scelta pragmatica dei laici, come sarebbe quella di concentrare i propri sforzi su questa offensiva e sulle forme di resistenza dal basso da sostenere, non rende meno sorprendente che sui loro media questi militanti della laicità non denuncino la guerra, né il fatto che Trump, scavalcando il Congresso, l’abbia avviata nell’illegalità e la pubblicizzi con un cinismo intenzionalmente didascalico. Così abbiamo l’esaltazione costante dello strapotere militare statunitense, la macarena sulle immagini di bombe e droni che distruggono e uccidono, l’attacco all’isola di Kharg da farsi eventualmente “per divertimento”,  la scelta di affondare la fregata iraniana invece di catturarla “perché era più divertente” (solo 32 marinai su 180 messi in salvo grazie a imbarcazioni dello Sry Lanka).   Il disprezzo  per le leggi americane, e per una nazione e una civiltà diverse, viene esteso anche a quelle vite umane, anch’esse evidentemente troppo diverse da quelle dei “nostri eroi americani”. Se la guerra contro l’Iran dovesse continuare, i membri del Congresso potrebbero dire di no quando l’amministrazione Trump (questione di giorni) chiederà 400 miliardi di dollari per continuarla, e bisognerebbe che lo si chiedesse con forza, se non ancora dalle strade, almeno dai media, che oggi, credo, si stanno autocensurando.

Centralità della scuola  Dunque la scuola è l’ossessione del trumpismo, come lo è sempre nei regimi autoritari. A Fayetteville, capoluogo della contea di Washington, in Arkansas  il tribunale distrettuale federale ha emesso un’ingiunzione permanente nella causa aperta dalla famiglia di uno studente  contro il distretto scolastico n. 1 di Fayetteville , vietando al distretto scolastico di attuare una legge dell’Arkansas che impone a tutte le scuole pubbliche di esporre permanentemente in ogni aula e biblioteca una versione protestante dei Dieci Comandamenti, scelta dal governo.
Ritenendo che la legge avrebbe portato a una coercizione religiosa incostituzionale nei confronti dei minori ricorrenti e avrebbe interferito con il diritto dei genitori di indirizzare la loro educazione religiosa, il giudice Brooks ha spiegato: ” l’unica ragione per esporre un testo sacro e religioso in ogni aula è quella di fare proselitismo tra i bambini”.
Impossibile per  noi, in Italia, non pensare a questo punto ai milioni di crocifissi appesi in aule scolastiche e luoghi pubblici.
A ruota giunge notizia che ai distretti scolastici dell’Arkansas è stato permanentemente vietato di esporre i Dieci Comandamenti. Una commissione del Senato ha bocciato un disegno di legge presentato dalla deputata statale Mary Bentley che promuoveva il creazionismo nelle scuole pubbliche dello stato. La legge avrebbe permesso l’insegnamento del creazionismo insieme all’evoluzione nelle lezioni di scienze. Questo approccio di “trattamento equilibrato” è stato invalidato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti e dai tribunali federali inferiori.

Vanno diversamente le cose in Louisiana dove  la Corte d’appello del quinto circuito degli Stati Uniti ha stabilito  che è prematuro pronunciarsi sulla costituzionalità della legge House Bill 71, che impone alle scuole pubbliche di esporre permanentemente in ogni aula una versione protestante dei Dieci Comandamenti approvata dal governo. L’argomento del tribunale può essere sintetizzato così: la legge non ha ancora prodotto i suoi effetti, riparliamone più avanti.
In Oklahoma, dove non c’è attualmente una legge specifica sull’affissione dei Comandamenti simile a quella della Louisiana, lo Stato ha comunque emesso direttive che impongono l’insegnamento della Bibbia e dei Dieci Comandamenti come parte del curriculum storico e letterario nelle scuole pubbliche.
La Camera dei rappresentanti dell’Alabama invece, in uno dei provvedimenti legislativi più insensati promossi dai nazionalisti cristiani, grazie all’attivismo del deputato statale Reed Ingram, ha  approvato una legge che obbligherebbe i distretti scolastici a recitare il giuramento di fedeltà alla bandiera e a consentire un momento di preghiera volontario guidato dagli studenti ogni giorno.

Bluebonnet Chiudiamo con Texas il capitolo proselitismo a scuola, riservandoci per la vera chiusura di questo articolo una notizia sull’aborto che ha dell’incredibile.
Nel grande stato del sud il Consiglio scolastico ha dovuto accettare la richiesta di migliaia di modifiche al programma di studi denominato Bluebonnet, perché chiaramente fondato sulla Bibbia e rivolto alla promozione del cristianesimo nelle scuole pubbliche. Disseminato di falsità e distorsioni dovrà essere rifatto ma, di fronte ai rifiuti di alcuni editori di reinserire surrettiziamente i medesimi contenuti valoriali, l’incarico è stato affidato  alla Texas Public Policy Foundation, di orientamento conservatore, che aveva già sostenuto un tentativo, poi fallito, di rendere obbligatori i Dieci Comandamenti in ogni classe (sic).  La trovata del legislatore, questa volta, è quella di offrire 60 dollari per ogni studente, alle scuole che adotteranno il programma, un’offerta davvero molto difficile da rifiutare per la maggior parte dei plessi scolastici.

Pena di morte Nel 2018, i legislatori dello stato del Tennessee avevano approvato una legge per erigere un “monumento ai bambini non ancora nati” di fronte al Campidoglio statale. Questo stato si colloca tra gli ultimi posti in termini di assistenza sanitaria e al primo posto assoluto per quanto riguarda la mortalità materna. Un recente piccolo emendamento a questa legge dalle chiare finalità simboliche, ma altrimenti innocua, consentirebbe alle autorità del Tennessee di giustiziare le donne che si sottopongono ad aborto, insieme a qualsiasi medico che osasse aiutarle. Il testo della deputata Jody Barrett, respinto, prevedeva l’obbligo di punire chiunque fosse coinvolto in un aborto con la pena di morte.