24 Lug La sfida dei data center spaziali
La crescita dell’intelligenza artificiale e della domanda globale di elaborazione dati sta mettendo sotto forte pressione le infrastrutture energetiche terrestri. Nel 2024 i data center hanno consumato circa 415 terawattora di elettricità, pari all’1,5% del consumo mondiale, e tale fabbisogno è destinato ad aumentare rapidamente nei prossimi anni. Di fronte a questi limiti, governi e aziende tecnologiche stanno guardando allo spazio come possibile soluzione per ospitare capacità di calcolo e archiviazione.
I data center orbitali offrono diversi vantaggi teorici: energia solare quasi continua, raffreddamento passivo e possibilità di elaborare i dati direttamente sui satelliti.
Gli Stati Uniti hanno sperimentato il calcolo spaziale attraverso il programma Spaceborne Computer di Hewlett Packard Enterprise, mentre la Cina ha avviato l’ambizioso progetto Three-Body Computing Constellation. Accanto ai governi, aziende private come Starcloud, Axiom Space, Google e SpaceX stanno sviluppando sistemi capaci di ospitare risorse computazionali in orbita.
Tra le tante criticità emerge un rilevante vuoto normativo: gli accordi internazionali esistenti non disciplinano in modo adeguato la proprietà, la protezione e la giurisdizione dei dati elaborati in orbita. Il cloud orbitale potrebbe quindi ridefinire il rapporto tra tecnologia, sicurezza e sovranità digitale, generando nuove opportunità ma anche importanti sfide politiche e giuridiche.