27 Feb Come riformare la magistratura modificando legge elettorale e Costituzione
di Davide Babboni
A volte le soglie non proteggono più. Succede se una maggioranza può assicurarsi il controllo dei membri laici (non togati) dei due Consigli superiori della magistratura (CSM) e della istituenda Alta Corte, previsti dalla riforma della magistratura che sarà sottoposta a breve al Referendum, senza violare la Costituzione, con una semplice legge ordinaria di modifica del sistema elettorale.
Che cosa c’entra la riforma della legge elettorale con quella della Magistratura?
E’ questione di soglie. Partiamo proprio da qui. L’attuale maggioranza si prepara a presentare una modifica della legge elettorale (approvabile con la maggioranza semplice di cui già dispone) che assegna alla coalizione vincitrice con il 40% dei voti un forte premio di maggioranza (70 seggi in più alla Camera, 35 in più al Senato) e che, per esempio, con il 43% dei voti ottenuti alle elezioni (all’incirca quanti ne ha avuti nelle elezioni tre anni fa) le garantirebbe più del 60% dei seggi in parlamento.
Se si arrivasse ad un quadro del genere la soglia dei tre quinti dei voti prevista dalla Costituzione per l’elezione dei membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura cesserebbe di essere una soglia che garantisce il contributo anche della minoranza, perché la maggioranza di governo, da sola, disporrebbe in partenza dei voti necessari per eleggere autonomamente i membri laici di proprio gradimento. Anche nel caso di introduzione del meccanismo previsto dalla riforma della magistratura, quello del sorteggio tra un gruppo precedentemente selezionato e approvato con una votazione, la maggioranza potrebbe determinare a proprio piacimento l’intero gruppo dei candidati da sottoporre a sorteggio.
Questo sorteggio perderebbe così la sua funzione sostanziale di equilibrio nei confronti dei membri togati del CSM, di cui pure è previsto il sorteggio tra un grande numero di togati, che in questo caso, però, è affidato realmente al caso.
In questo organo di sorteggiati i magistrati (venti) si ritroverebbero isolati, mentre i cosiddetti laici, (dieci) sarebbero provvisti tutti del gradimento della maggioranza.
Poiché la maggior parte delle decisioni nel CSM sono approvate a maggioranza, la presenza al suo interno di una componente laica, decisamente più compatta di quella togata dal punto di vista degli orientamenti politici e professionali, influirebbe direttamente sull’equilibrio interno dell’organo e sul suo operato.
La conseguenza più rilevante è che una riforma che vorrebbe trascendere le correnti culturali e le dialettiche politiche all’interno dell’ organo di autogoverno della magistratura, le cancellerebbe tutte tranne una: quella filogovernativa. Tutto questo grazie all’effetto combinato della riforma elettorale (i cui contorni fondamentali sono stati concordati definitivamente dalla maggioranza il 25 scorso) e della riforma della magistratura, senza una violazione della Costituzione.
In realtà una possibile violazione del principio costituzionale di uguaglianza viene segnalata da alcuni giuristi (vedere Il Manifesto del 22/2 a pagina 4) laddove “se per i togati l’estrazione a sorte è totale, per i laici il parlamento si riserva di eleggere in seduta comune i componenti dall’elenco su cui poi il caso effettuerà la sua scelta”. Un soggetto entrato attraverso la votazione nel gruppo dei selezionati, ma successivamente non favorito dal sorteggio, osservano i magistrati, potrebbe candidarsi comunque a far parte del CSM o dell’Alta Corte. Ovviamente la sua richiesta dovrebbe essere respinta e a questo punto da una impugnazione davanti al giudice amministrativo, si potrebbe arrivare a sollevare la questione costituzionale.
In ogni caso non tutte le trasformazioni costituzionali avvengono cambiando le regole. Alcune avvengono quando le regole restano le stesse, ma facendo in modo che smettano di svolgere la funzione per cui erano state create.