15 Feb Il modello Cicalone è diventato egemone
Questo Giubileo 2025 annunciato come un anno di festa sembra essere una specie di anno terminale per Roma, che smetterà di essere una città, uno spazio pubblico e diventerà una specie di Stato della Chiesa e della Sicurezza.
Nelle ultime settimane mentre si festeggiava l’apertura del sottopassaggio di piazza Pia, che servirà per i turisti, per i romani quando fanno i turisti, e per chi stramazza di lavoro sottopagato per i turisti, ci sono state le prime avvisaglie di questa trasformazione: si è inaugurata la zona rossa tra l’Esquilino e Termini. Non è servita una legge, una trasformazione dell’assetto costituzionale rispetto alla libertà di circolazione, è bastata una circolare ai prefetti per invitarli a individuare, con apposite ordinanze, aree urbane dove vietare la presenza di soggetti presuntamente pericolosi o con precedenti penali e poterne disporre, come si dice, l’allontanamento. Stazioni ferroviarie, le aree intorno alle stazioni ferroviarie.
Quel processo cominciato con la privatizzazione delle ferrovie, poi con la privatizzazione dello spazio delle stazioni, adesso e anche la privatizzazione dello spazio intorno alle stazioni e alle ferrovie: la differenza tra vigilantes privati e forze dell’ordine pubbliche è inesistente. Di fatto la stazione e dintorni sono pieni di negozi cari e di guardie.
Quando ero un ragazzo soprattutto, ma fino a qualche anno fa mi piaceva andare a Termini semplicemente per stare nel casino della città, beccare gente che magari suonava a un angolo, mi ci davo appuntamento, mi piaceva accompagnare la gente alla stazione, aspettarla. Adesso è semplicemente una distopia realizzata di ronde e controlli.
Quello che non fanno le guardie regolari, lo fanno le guardie irregolari. Il modello Cicalone è diventato egemone. Che si candidi a sindaco o meno, che differenza fa? Di fatto, governa la città attraverso la moltiplicazione del suo esempio. Un being John Malkovich diventato being Simone Cicalone [1].
Le persone sui mezzi pubblici, nelle stazioni della metro, sugli autobus, per strada si sono cicalonizzate, hanno trovato legittimità al loro rodimento di culo, al loro razzismo, all’odio in purezza per gli altri. Scrutano il poveraccio che si piscia addosso in terra, il tossico che ciondola, la ragazzina di otto anni che chiede l’elemosina e la braccano.
Non importa se molta di questa roba è paranoia, anzi più è paranoia più trova fortuna. Si è diffusa in un istante l’app Pickpocket alert con cui si possono segnalare persone “sospette”, i soliti “soggetti pericolosi”, i presunti “borseggiatori”, lungo i tragitti e gli spazi della metro, geolocalizzandoli, mettendo foto, scrivendo grazie invece di like a chi fa la segnalazione. Una seconda distopia in cui viene capitalizzato l’anima marcia che ognuno può coltivare in una città dove i mezzi pubblici sono spesso l’inferno, il lavoro è una merda, e gli affitti sono strozzinaggio. I bersagli preferiti di questa fame di carogna sono ovviamente i rom e i sinti.
Si è creata di fatto una sorta di filiera del rancore: i segnalatori amatoriali segnalano ai cicaloni, i cicaloni segnalano ai vigilantes, i vigilantes alla polizia. Ognuno può essere guardia, se non vuole essere soggetto pericoloso.
Nei posti invece dove non arriva la metro l’altra nuova idea per erodere la città pubblica, per scuoiare la città pubblica, è un modello Caivano, che precipiterà come un destino su Quarticciolo.
180 milioni per espropriare la città dal governo pubblico e militarizzarla, in nome di decoro e sicurezza, l’emergenza. Interventi calati dall’alto che trovano anche il plauso di amministratori locali che non se la sanno proprio immaginare una città diversa da consumo e controllo, baretto gentrificato e centro commerciale, spaccio invisibile e invisibilità per chiunque non corrisponda a questo tipo di cittadinanza obbediente e conforme – i poveri, i matti, i vecchi, i liberi… –. Qui il modello Cicalone ha trovato il suo doppio paternalista, don Coluccia, savonarola con la riga in mezzo. Come don Patriciello a Caivano ma con meno credito e ancora più ipocrisia. Le sue ronde con il megafono in mano Giovani, la droga fa male devono essere apposta così ridicole e fuori luogo proprio per poterlo accreditare come interlocutore alieno. La terza distopia, un po’ 1997 fuga da New York un po’ un approccio da spot anni ottanta, pur di rimuovere la semplice realtà che Roma sia una città contemporanea.
A questo punto chi governa davvero Roma, le sue forme di vita, le sue pratiche di vita, i suoi immaginari, non è il sindaco, che riesce a scegliere a malapena i cantanti che suonano a Capodanno. Sono i fondi immobiliari che decidono i prezzi degli affitti, i fondi speculativi che si comprano i pezzi pregiati delle infrastrutture lasciando i quarticcioli e i sanbasili al repulisti securitario, sono gli airbnb e gli uber, sono gli sponsor per i grandi eventi e le società di vigilantes e steward.
Il sindaco stesso l’ha ammesso qualche giorno: possiamo fare nulla per contenere, calmierare il mercato degli affitti brevi, ossia la piaga principale di questa città. In una sorta di ammissione, persino onesta, di resa: la politica può al massimo mitigare processi aggressivi di estrazione di valore urbano, può al massimo contenere con una piazzetta o con un giardinetto le brutali forme di disuguaglianze che piovono sulle città, può aprire come accade a Termini una tensostruttura o uno sportello psichiatrico, può lasciare dell’argent de poche al terzo settore insieme all’illusione di fare del bene insieme, può fare in definitiva quello che fa la politica oggi: storytelling.
Quando poi accade un episodio che segnala un conflitto vero, un raid razzista, un raid fascista, un raid omofobo, una morte di freddo, quella che si respira è sempre un’aria con due sensi: la solidarietà, una forma almeno residuale di politica che è l’umanità, e insieme un miasma permanente di senso di colpa e impotenza, la consapevolezza che la città pubblica è devastata, se chiami l’ambulanza potrebbe non arrivare, ai pronti soccorsi si muore per mancanza di assistenza, la sanità territoriale è un ricordo, l’assistenza sociosanitaria dismessa, il volontariato non riesce a compensare quasi più nulla dell’assenza dei servizi di base, le petizioni da firmare per non far chiudere quel presidio importante ce ne sono una all’ora.
[1] Simone Cicalone è lo youtuber ed ex pugile che filma i borseggiatori nelle metropolitane di diverse città italiane. Spesso al centro della cronaca per i suoi video in cui smaschera i criminali, a fine giugno ha denunciato di aver subito un’aggressione sulla linea A di Roma, per cui è finito in ospedale. Con migliaia di follower sui social, il campione di kick boxing e istruttore di pugilato realizza una sorta di reportage di almeno mezzora chiamati ironicamente “Scuola di botte” (FONTE: TGCOM24).