Lukashenko e Putin

La Bielorussia ha catalogato l’omosessualità come pornografia, condannando qualsiasi rappresentazione di coppie dello stesso sesso.

Tratto da Ecointernazionale di Matilde Mancuso


Ancora diritti in bilico per la comunità LGBT+ in Europa, in questo caso in Bielorussia. L’omosessualità è stata infatti catalogata come «pornografia» e inserita nella stessa lista con la necrofilia e la pedofilia, classificando i rapporti dello stesso sesso e la transessualità come “relazioni non tradizionali”.
Ciò va ad espandere l’esistente decreto sul materiale erotico e condanna fino a 4 anni di prigione qualsiasi dimostrazione e rappresentazione di coppie omosessuali o di persone transgender. Non si sa bene cosa si intenda per “rappresentazione», ma ciò che è certo è che questa nuova legge mette ancora più in pericolo la comunità LGBT+ nel paese; paese in cui già tutte le associazioni che si battono per i diritti umani sono state costrette a cessare le loro attività a causa del clima ostile.
L’omosessualità non è più illegale in Bielorussia da esattamente 30 anni; era infatti il 1994 quando fu decriminalizzata, ma non c’è attualmente nessuna legge che protegge le persone queer, e i matrimoni egualitari non vengono garantiti dalla costituzione. Nello stesso anno e da quel momento in poi ci sarà al governo Lukashenko, il quale ha sempre criticato la comunità LGBT+ , sostenendo che sia «meglio essere dittatori che gay» e che gli uomini gay sono dei «perverti».
Non sorprende dunque che attualmente la Bielorussia si piazzi al 45esimo posto su 49 per diritti per le persone LGBT+, secondo le statistiche del 2023 condotte dal gruppo europeo indipendente ILGA. Al posto precedente troviamo la vicina Russia, altro paese in cui le vite delle persone queer sono in pericolo.
È recente, infatti, la notizia della Russia che ha inserito la «comunità LGBT+ internazionale» nella lista dei nemici dello stato e delle organizzazioni terroristiche. Inoltre, gli attivisti LGBT+ sono stati etichettati come «estremisti» e sono ancora più in pericolo di prima. Infatti, chi è sospettato di far parte di un’organizzazione estremista rischia fino a 10 anni di carcere.
I primi arresti sotto questa legge risalgono a qualche settimana fa, quando la polizia ha fatto irruzione in un club della cittadina di Orenburg arrestando due impiegati del locale, accusati di essere appunto membri di un’organizzazione estremista come quella LGBT+.
Con queste nuove leggi, anche un simbolo apparentemente innocuo come quello della bandiera arcobaleno può rivelarsi rischioso. Lo scorso mese, una signora è stata trattenuta in carcere per cinque giorni per aver indossato degli orecchini con la bandiera LGBT+.
La propaganda dell’estrema destra continua, dunque, a seminare terrore e a fare leva sulla paura della gente e sui soliti pregiudizi e stereotipi, che portano a leggi e decreti del genere. Le persone LGBT sono ancora in pericolo, costretti a vivere nell’ombra di paesi che li considerano cittadini di serie B.

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