LAVORATRICI BELGHE E CASALINGHE MEDITERRANEE

Tratto da Luce di Marianna Grazi

“Molte donne sono ancora in un modello mediterraneo, che siano di origine italiana, marocchina o turca. È un modello famigliare in cui l’uomo lavora e la donna rimane a casa per occuparsi dei bambini”. Una frase shock quella pronunciata in diretta televisiva da Bernard Clerfayt, il ministro per il Lavoro della Regione di Bruxelles-Capitale, venerdì 14 aprile.

Durante un’intervista all’emittente francofona Ln24, il politico belga ha esternato quelle che, secondo lui, sono le ragioni del divario occupazionale tra donne e uomini in città.

Se l’Europa è sempre più guidata dalle donne, basti pensare a Ursula von der Leyen, Christine Lagarde e Roberta Metsola rispettivamente al vertice della Commissione europea, della Banca Centrale e del Parlamento Ue, c’è chi incolpa però proprio alcuni Paesi dell’Unione di portare avanti un modello sbagliato, che influenza i restanti Paesi. Secondo il politico, infatti, il “modello di famiglia mediterranea” discrimina e fa alzare il tasso di disoccupazione femminile.

Le critiche

Inevitabili, poche ore dopo, si sono scatenate le polemiche, sia sui social sia nel mondo della politica, sul ministro regionale, esponente del partito centrista francofono Democratico federalista indipendente. “È inaccettabile e infamante – ha detto la deputata socialista Fadila Laanan -. Penso a tutte queste donne che cercano lavoro e vengono discriminate, queste mamme single che lottano nella vita quotidiana e vengono rinviate alle loro origini dal ministro”. A protestare anche la sinistra ecologista.

Ma l’eco delle sue frasi è giunta fino al governo centrale: “Davvero, da dove cominciare? Qual è il modello mediterraneo? E soprattutto, chiudere gli occhi di fronte a ragioni strutturali oggettive è sconcertante”, ha tuonato Zakia Khattabi, ministra per il Clima del governo federale, dirigente del partito dei Verdi. E, soprattutto, belga doc ma nata da genitori marocchini.

“Caro Bernard Clerfayt anche in questo caso ci sono oggettivamente e strutturalmente più ostacoli all’occupazione delle donne, soprattutto di origine straniera. È su questo che dobbiamo lavorare invece di ripetere gli stereotipi“, ha incalzato via Twitter, il segretario di Stato della Regione della Capitale, Barbara Trachte.

I politici italiani protestano

Sull’account Twitter del ministro si è scatenata una tempesta di critiche. A ribattere alle sue affermazioni, che indicano “il modello mediterraneo” come causa della disoccupazione nella capitale belga, anche i politici italiani (o originari del Belpaese).

“Mia madre italiana ha iniziato a lavorare in fabbrica a 19 anni e non ha mai smesso. La prego di occuparsi della discriminazione nelle assunzioni e di aumentare gli asili nido pubblici, piuttosto che fare vergognose affermazioni di circostanza”, ha protestato il segretario locale del Partito del Lavoro, Giovanni Bordonaro.

“Le affermazioni del ministro belga, quando sostiene che a Bruxelles lavorano poche donne perché sarebbero di origine italiana o marocchina, sono molto gravi: forse il ministro dimentica che ci sono migliaia di italiani e di italiane che vivono in Belgio, perfettamente integrati e che anzi molto spesso sono impiegati in professioni altamente qualificate“, sostiene in una nota l’Europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi.

“Certo, ci sono culture che non hanno il rispetto della donna, culture nelle quali le mogli, le figlie o le sorelle devono restare a casa o occuparsi degli uomini invece che realizzarsi professionalmente. Ma tra queste certo non figura la cultura italiana – aggiunge Ceccardi -. Credo che sia il caso che il ministro si scusi con la comunità italiana in Belgio. È inaccettabile che un esponente di governo, che si dichiara democratico di sinistra, si permetta di fare certe affermazioni”.

La replica: “Affermare un fatto non significa stigmatizzare”

L’autore delle dichiarazioni però non ha ritrattato né sembra intenzionato a scusarsi. Anzi. “Affermare un fatto non significa stigmatizzarlo! – cinguetta dal suo profilo Twitter – Sono ben consapevole delle difficoltà che le donne incontrano nell’accesso al lavoro. È un mio punto d’onore combattere questa discriminazione”, ha insistito il ministro regionale.

Da ben 22 anni quello che rappresenta una sorta di assessore italiano al lavoro è anche sindaco di Schaerbeek, uno dei quartieri più popolosi e cosmopoliti della città, con un alto tasso di immigrazione turca e marocchina. I dati più recenti sull’occupazione mostrano che in città, nella popolazione tra i 20 e i 64, la percentuale delle persone attive tra gli uomini è di 12 punti superiore a quella delle donne (il 79,5% contro il 67,5%). Un divario decresce guardando alle Fiandre e alla Vallonia.

“Il mio primo obiettivo, in termini di lavoro, è continuare ad aumentare il tasso di occupazione dei cittadini – aggiunge -. Questa controversia, infiammata dai partiti, serve solo a fomentare polemiche su un tema che merita un vero e proprio dibattito approfondito. Perché aiutare tutte le donne ad accedere al lavoro significa impegnarsi per la loro emancipazione e per una maggiore uguaglianza tra uomini e donne”.

Peccato che le ragioni del consistente gender gap non sembrino essere quelle da lui indicate. Nella capitale belga, infatti, “più di una famiglia su tre è composta da un solo genitore, l’86% dei quali sono donne. I salari dei lavori poco qualificati sono indecenti e non coprono tutti i costi della cura dei bambini. Inoltre, il tasso di copertura degli asili nido nella regione è solo del 30%”, ha ricordato il Partito socialista della capitale.

No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.