Tratto da vaticannews, di Anna Poce Dinanzi alla possibilità che, il 9 novembre, la Suprema Corte di Giustizia messicana stabilisca che l’allestimento di presepi negli spazi pubblici viola la Costituzione, l'arcidiocesi primate del Messico ha esortato i ministri a privilegiare la “laicità positiva” che difende la libertà di manifestare la propria fede Esporre un presepe nel municipio di Chocholá potrebbe presto essere vietato. La Suprema Corte di Giustizia del Messico è chiamata a decidere, il prossimo 9 novembre, se questo piccolo comune messicano debba astenersi dall’installare un presepe nello spazio pubblico. Il caso è iniziato nel dicembre 2020, quando un residente di Chocholá, una città di 5.000 abitanti nello Stato dello Yucatán, si è sentito offeso e discriminato nel suo diritto alla libertà religiosa. Le autorità locali di Chocholá avevano installato un presepe nell’edificio del municipio per Natale, utilizzando fondi pubblici. L’uomo, nato a Chocholá, laico, senza affiliazione religiosa, ha presentato una sorta di querela volta alla tutela dei diritti costituzionali del cittadino contro un’azione dello Stato, sostenendo che il comune stava violando la sua libertà e i principi costituzionali di un Paese laico. Ha inoltre affermato che il Consiglio comunale, agendo in questo modo, ha manifestato una preferenza per i cattolici quando invece nessuna religione o culto dovrebbe ricevere un’attenzione particolare.
Tratto da Espresso, di Silvia Andreozzi Francesca Tolino, tra le relatrici a una conferenza stampa organizzata dai Radicali italiani, ripercorre le tappe che hanno portato la giunta capitolina a dichiarare illegittima la prassi della pubblica esposizione, su croci di metallo, del nome di chi aveva interrotto una gravidanza. La norma, però, è solo il primo, importante passo per garantire un diritto Non è un punto di arrivo. Lo ripete chi prende parola alla conferenza stampa che Radicali e la campagna Libera di Abortire hanno organizzato con lo slogan “Quello che i feti non dicono, ma noi sì”, a seguito dell’approvazione da parte della giunta di Roma della delibera che modifica la norma che aveva reso possibile la creazione del cimitero dei feti. Non è con quest’ultimo risultato che si arresta l’impegno di chi in questi anni ha cercato un modo per arrivare alla modifica di un regolamento che negava la dignità delle donne coinvolte.
Tratto da salto.bz, di Ludovica Gaffuri  La Federazione mondiale delle associazioni per il diritto a morire ha deciso di includere Mina Welby nella lista degli attivisti che nel mondo si battono per l'eutanasia La Federazione mondiale delle associazioni per il diritto a morire ha deciso di nominare Mina Welby all’interno della Mappa dei campioni, un elenco internazionale di persone che, in tutto il mondo, si battono per il diritto all’eutanasia. SI tratta di un prestigioso riconoscimento da parte di una federazione che conta più di 50 associazioni, diffuse in 30 paesi. Fondata nel 1980, la Federazione, che rappresenta un importante network per le varie realtà locali, continua a promuovere incontri ed ad organizzare conferenze internazionali sull’argomento, mantenendo alta l’attenzione sul diritto all’eutanasia, anche attraverso il racconto degli attivisti.
Tratto da ilfattoquotidiano Sono stati i ragazzi tra i 18 e i 29 anni a frenare la temuta ondata rossa dei repubblicani (che non c'è stata). E chi votava per la prima volta è stato ispirato dai temi cavalcati dai dem, tra cui diritto all'aborto e prevenzione sulle armi. Ma questi elettori sfuggono ai sondaggi che, infatti, davano per scontata una schiacciante vittoria dei repubblicani Il presidente più anziano della storia degli Stati Uniti salvato dall’elettorato giovane e da chi votava per la prima volta alle elezioni di Midterm. È stata la “Generazione Z”, ovvero i ragazzi tra i 18 e i 29 anni, a frenare la temuta ondata rossa dei repubblicani (che non c’è stata) e a portare consensi a Joe Biden e ai democratici. Secondo un rilevamento ai seggi dell’Edison Research National Election Pool, infatti, il voto giovanile per la Camera dei Rappresentanti è andato ieri per il 63 per cento al partito del presidente e per il 35 per cento a candidati repubblicani. Un dato tra tutti in Pennsylvania, dove il 70 per cento dei giovani della Gen Z ha aiutato il candidato democratico John Fetterman a battere il rivale repubblicano Mehmet Oz sostenuto da Donald Trump.
Tratto da volerelaluna

L’ubbidienza è comunque una virtù? Di fronte alla legge ingiusta non c’è modo di reagire legalmente? È possibile essere “ribelli secondo il diritto”, secondo la Costituzione? Appellarsi sempre e comunque alla legge è un modo per discolpare la coscienza. Le leggi, dicevano gli Antichi, sono mura che proteggono la città. Perciò, alle leggi si deve ubbidire. Lo dice, sebbene non ce ne sarebbe stato bisogno, anche l’articolo 54 della Costituzione. Ma ubbidire sempre? Anche quando la legge è la legalizzazione dell’arbitrio? Davvero la Costituzione immagina, come condizione ideale, una massa d’individui passivi, marionette mosse dai fili tenuti in mano dal burattinaio-legislatore? L’obbligo di ubbidire alla legge vale anche quando lo Stato di diritto si trasforma in “Stato di arbitrio” o “di delitto”, secondo la celebre espressione che Hannah Arendt ha usato a proposito di certi regimi dell’Europa tra le due guerre?

La questione non ha solo un aspetto morale, ma ne ha anche uno strettamente giuridico. Nei sistemi costituzionali come è il nostro, alla legge si deve ubbidienza, fino al momento in cui essa eventualmente sia abrogata o dichiarata incostituzionale. Ma, valgono oggi illimitatamente gli assiomi del legalismo: ita lex, e dura lex sed lex?

La questione ‒ non in astratto ma secondo il vigente ordinamento costituzionale ‒ non è nuova. Si è affacciata numerose volte, di fronte, per esempio, a leggi che volevano imporre ai medici degli ospedali l’obbligo di segnalare all’autorità di P.S. gli stranieri irregolari; oppure, di fronte ad analoga imposizione ai presidi di scuola di denunciare i genitori degli studenti, ugualmente irregolari.

Tratto da umbria24 Terni, ammessi anche ‘enti ecclesiastici e di culto’. La minoranza insorge: «Tema da affrontare in modo laico e scientifico» Pubblicato il bando per aderire al nuovo ‘progetto per il contrasto alle dipendenze’ del Comune di Terni di cui Umbria24 aveva già parlato nei giorni scorsi. Un progetto di 20 mesi, finanziato dal ministero dell’Interno per complessivi 49.000 euro destinati solo a Terni e provincia, denominato: ‘Salute e benessere adolescenziale. La comunità educante per prevenire le dipendenze’. Il progetto verrà realizzato nel territorio della ‘Zona Sociale n. 10’ che comprende i Comuni di: Acquasparta, Arrone, Ferentillo, Montefranco, Polino, San Gemini, Stroncone e Terni. Al bando possono partecipare: «Enti privati, Enti del Terzo Settore, imprese sociali ed enti ecclesiastici e di culto dotati di personalità giuridica». Proprio questa ultima dicitura ‘enti ecclesiastici e di culto’ lascia molto perplesse le opposizioni di Palazzo Spada che sottolineano come: «La lotta alle dipendenze va affrontata in modo assolutamente laico e scientifico, da enti che abbiano su questo esperienza, formazione e siano esenti da orientamenti ideologici di qualsiasi genere».
Tratto da Vita, di Sara De Carli  Le reazioni di chi lavora nei servizi, in Piemonte, dopo l'approvazione della legge "Allontanamento Zero". Barbara Rosina (vicepresidente del Cnoas): «È stato detto che il tasso di allontanamento nella nostra regione è superiore alla media nazionale, ma quello piemontese è un sistema in grado di intercettare le situazioni di difficoltà precocemente. Questa capacità, da merito diventa un demerito: è paradossale» Dopo tre anni di discussione, segnata dalle ripetute critiche degli addetti ai lavori, in Piemonte è stato approvato il ddl “Allontanamento zero: interventi a sostegno della genitorialità e norme per la prevenzione degli allontanamenti”. Anche l’ordine degli assistenti sociali del Piemonte nel 2020, insieme ad altri ordini professionali, ad associazioni, docenti universitari, forze sindacali e liberi cittadini, aveva aderito al Comitato Zero Allontanamento Zero, per evidenziare le criticità della proposta. Antonio Attinà, presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali regionale ha sottolineato come «contrariamente a quanto è stato detto i dati rivelano che l’impegno degli assistenti sociali e di tutti gli altri professionisti coinvolti ha permesso il raggiungimento di importanti risultati per quanto riguarda gli interventi di protezione dei minori».
Tratto da Aleteia, di Francisco Vêneto

La città di Parigi ha approvato di recente la richiesta di dichiarare la basilica monumento storico

L’11 ottobre, la prefettura di Parigi ha approvato la presentazione allo Stato francese della richiesta formale per far sì che la basilica del Sacro Cuore di Gesù, nota in tutto il mondo con il nome locale di Sacré-Coeur, a Montmartre, venga dichiarata monumento storico nazionale.

Polemiche ideologiche

Il tempio, situato in cima alla collina del quartiere di Montmartre e per questo associato a una delle più famose viste panoramiche di Parigi, è al centro di una lunga polemica tra la Francia anticlericale e la Francia cattolica.
Tratto da ilriformista, di Giulia Milanese Caro Riformista, vogliate accogliere questa mia, che, a partire da un’esperienza personale, ha l’illusione di porsi come una riflessione di più ampio respiro sulle sorti della laicità all’interno della nostra scuola pubblica. Parto dai fatti: i miei figli, 3 e 7 anni, frequentano una scuola statale napoletana, il primo all’infanzia, la seconda alla primaria, e per entrambi ho scelto la strada dell’esonerodall’Insegnamento della Religione Cattolica. A prescindere dalle mie personali idee sulla religione, sono persuasa che a questa età, nella quale i bambini ancora non hanno definito i confini di cosa sia reale e cosa no, né possiedono gli strumenti critici per affrontarli, trattare questi temi sfoci irrimediabilmente nell’indottrinamento. Per mia (e non solo mia) fortuna, come ha precisato la Corte costituzionale con la sentenza 203 dell’11 aprile 1989, il principio di laicità rappresenta un principio «supremo» all’interno della scuola pubblica: una scuola plurale, di tutti e per tutti, che riconosce l’eguaglianza delle confessioni religiose, senza concedere particolari privilegi o riconoscimento ad alcuna di esse.
da Centro Gobetti, editoriale di Pietro Polito  Due sono i fatti che caratterizzano il nuovo corso politico.  Il primo fatto viene esaltato ed è dominante non solo nei titoli e nelle pagine dei giornali: la vittoria della destra.  Dopo quello di un “capo storico del neofascismo” alla Presidenza del Senato, avvenuto il 13 ottobre in modo losco, turpe, indegno, riprovevole, anonimo, sotto banco con il soccorso “rosso” o “rosa” di una parte dell’opposizione, e dopo quello di un “fondamentalista cristiano”[1] alla Presidenza della Camera, abbiamo assistito, per la prima volta, all’insediamento di una erede diretta del partito post-fascista alla direzione del governo del Paese, alla guida di un partito, il più votato da coloro che si sono recati alle urne, che non ha ancora fatto e non intende fare seriamente i conti con il fascismo. Invece il secondo fatto viene sostanzialmente ignorato se non oscurato ed è destinato a finire nel dimenticatoio: l’affermazione del partito dell’astensione come il primo partito in Italia in rappresentanza di un esercito di elettori e di elettrici che, certo per ragioni diverse e contraddittorie, non si riconoscono in un sistema di partiti sempre più simili a prodotti di marketing.