Il debito della Chiesa Cattolica che nessun governo vuole riscuotere

Nel novembre del 2018 la Corte di giustizia dell’Unione Europea impose al governo italiano di recuperare una vecchia imposta comunale sugli immobili (ICI) che la Chiesa cattolica non aveva pagato tra il 2006 e il 2011: all’epoca si stimò che l’Italia avrebbe dovuto incassare tra 4 e 5 miliardi di euro. Da allora i governi che si sono succeduti non hanno voluto rispettare quella sentenza. Il governo di Giorgia Meloni sta facendo lo stesso.
Il Post ricostruisce questa vicenda mentre in questi giorni, da varie fonti, vengono resi pubblici i dati relativi al Bilancio IOR 2025. Si veda, ad esempio, il titolo de La Stampa: Ior, conti in forte crescita nel 2025. E arriva un dividendo da 24 milioni per il Papa (+76%). O quello di Vaticannews: Ior, pubblicato il Bilancio 2025: 51 milioni di utile, al Papa dividendo di 24,3 milioni.
La prima domanda che sorge spontanea è la seguente: Come è stato possibile ottenere utili così elevati? O meglio: dove ha investito lo IOR?
Il bilancio pubblico dello IOR non dettaglia ogni singolo investimento, la trasparenza sugli investimenti è limitata perché, ad esempio, non si conosce la composizione completa dei sottostanti per investimenti in SICAV, fondi comuni e gestioni patrimoniali. Tuttavia dalle relazioni emerge una forte concentrazione su: obbligazioni governative, titoli investment grade (cioè particolarmente sicuri e poco rischiosi). La gestione patrimoniale è prudente e non risultano strategie speculative aggressive quindi, probabilmente, il fattore principale di questo successo è dato dal rialzo dei tassi di interesse che ha fatto seguito nel 2025 ad anni di tassi quasi nulli e, per poterne approfittare è indispensabile una elevata liquidità presso controparti bancarie.
La seconda domanda dunque potrebbe essere: perché, da parte vaticana, non si è iniziato a restituire il debito verso lo stato italiano, pur con i limiti delle generose esenzioni e degli sconti via via concessi?

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