06 Giu Gelosia, controllo, violenza: l’amore tra i giovani in una ricerca di Save the Children
Di Silvio Lavalle
L’ultima giovanissima vittima di femminicidio è Martina Carbonaro. L’ha uccisa a colpi di pietra il fidanzato perché lei lo aveva lasciato. Nonostante i 14 anni di Martina (lui ne ha 19) erano fidanzati da due anni. Cosa significhi essere fidanzati a 12 o 13 anni per un adulto è difficile immaginarlo e probabilmente lo era anche per loro. L’affettività e il sesso ai tempi di internet, dei social, di youporn, generano forme di esperienza e conoscenza immediate che possono diventare totalizzanti e togliere spazio alle altre possibili forme di esperienza e di conoscenza: quelle lente, progressive, scandite da un tempo lungo che accompagna i soggetti e non li abbandona nell’estemporaneità.
L’espressione “ingiustizia epistemica”, coniata dalla filosofa inglese Miranda Frikner, può essere usata per definire la condizione di quei giovani che vivono un deficit di comprensione, una mancanza di strumenti e concetti che consentano loro una corretta interpretazione delle loro stesse esperienze. In questa condizione si può immaginare che si insedi nell’esperienza del vivere una povertà di scelte, una meccanicità acritica, un insufficiente contatto con la realtà, con i contesti e le persone. In questo vuoto di tempo e di conoscenza che, nonostante la pervasività di internet e dei dispositivi per connettere le persone, configura un mondo separato quasi non contemporaneo rispetto alla società nel suo insieme, agiscono i vecchi codici della cultura patriarcale, basata sul potere maschile e sugli stereotipi di genere.
Antonella Inverno, Responsabile Ricerca e Analisi di Save the Children, nel presentare poco più di un anno fa il rapporto sulla violenza di genere tra i minori (vedi link) segnala “…la accettazione diffusa di forme di controllo tra le coppie di adolescenti, la tolleranza nei confronti di pratiche violente e la persistenza di stereotipi di genere. Considerare gelosia, possesso e controllo ingredienti accettabili e segni di amore in una relazione di coppia o attribuire una responsabilità alla vittima di una violenza sessuale per il modo in cui è vestita non possono essere considerati – purtroppo – retaggi del passato, ma sono opinioni e comportamenti diffusi tra i giovani oggi. È un campanello di allarme che non può essere ignorato. È necessario un intervento sistematico e organico per accompagnare i ragazzi e le ragazze nella crescita affettiva e relazionale”.
Femminicidi e crimini violenti dei minori sono un segno della crescente debolezza educativa delle famiglie, l’argine degli affetti non basta più a contenere la pressione di un disagio che nasce altrove, rimane spesso silente, e non interpella la famiglia o la scuola.
Nonostante le tante voci che si sono alzate negli anni a chiederla, e le ripetute raccomandazioni internazionali, l’educazione sessuale e relazionale nelle scuole italiane non è obbligatoria ed esiste solo in forme sporadiche e non strutturali. L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa, assieme a Polonia, Romania, Bulgaria, Croazia e Cipro, in cui dell’educazione sessuale devono occuparsi le famiglie. Che questa sia la filosofia di Giorgia Meloni e del suo governo è emerso per l’ennesima volta nel gennaio scorso quando 500.000 euro di fondi stanziati per l’educazione sessuale nella legge di bilancio ( la miseria della cifra è eloquente) sono stati dirottati sulla prevenzione dell’infertilità.
Una scuola messa in grado di offrire alle ragazze e ai ragazzi le informazioni e le esperienze necessarie ad accompagnarne la crescita affettiva e relazionale, potrebbe cambiare radicalmente la loro condizione e, in prospettiva, incidere profondamente sulla piaga del femminicidio. Potrebbe, tornando a Frikner, sanare l’ingiustizia di cui i ragazzi e le ragazze sono vittime, aprendo le trappole cognitive ed emotive in cui sono finiti. Non farlo e persistere nell’ottusità bigotta che fin qui ha respinto ogni proposta educativa strutturale, lascerà campo a nuove atrocità e ai successivi ipocriti piagnistei dei politici.
L’incapacità di andare oltre le risposte securitarie e repressive, che questo governo costantemente ha dimostrato con l’invenzione di sempre nuove fattispecie di reato e relative aggravanti, viene confermata con la creazione, attualmente in itinere, del reato di femminicidio, da punirsi con l’ ergastolo. Troppo facile, del tutto inutile.