Tratto da CNGEI

Il nostro è un movimento libero, accanitamente, irriducibilmente libero da ingerenza politica, confessionale o di interesse e deve rimanere tale contro chiunque fosse di diverso avviso. E' uno dei nostri vanti, anche se da esso derivano molte difficoltà materiali." Così si apriva l’editoriale “Perché è risorto il CNGEI” apparso sul N° 1 del 1945 della rivista “Boy scout” risorta insieme al Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani dopo la dittatura fascista e lo scioglimento dei movimenti associazionistici. In queste parole c’è tutto ciò che ancora oggi ci accompagna nella nostra quotidianità. E con  nostra vogliamo includere tutti coloro che come noi credono che la laicità sia un valore irrinunciabile. CNGEI da più di 100 anni accoglie le nuove generazioni in un contesto educativo laico.

Tratto da Editorialedomani di Dario Venegoni

Arriva il Giorno della memoria e già si alza il coro: non bisogna dimenticare!

E invece si è già dimenticato da un pezzo.

Gli oppositori politici, che costituivano la grande maggioranza delle vittime italiane dei lager nazisti, infatti, non trovano spazio alcuno nella narrazione pubblica: sono già dimenticati, anche dalle più alte cariche dello stato, che in occasione del 27 gennaio riservano la loro attenzione esclusivamente alla Shoah, lo sterminio degli ebrei.

I NUMERI

Per capirci, converrà provare a ricordare poche essenziali cifre. Gli italiani deportati nei campi gestiti dalle SS – Auschwitz, Mauthausen, Dachau, Ravensbrück e gli altri – che furono diversi dai campi di internamento dei militari o dai campi di lavoro, furono circa 40mila. Circa 8mila furono gli ebrei, interi gruppi famigliari, presi con anziani, donne e bambini, tutti ugualmente identificati come «nemici irreconciliabili» (definizione di Mussolini) del fascismo e del nazismo.

Gli altri, oltre 30mila, non erano ebrei; vennero bollati in grandissima maggioranza dai loro carnefici come "politici". Erano a vario titolo oppositori del fascismo e del nazismo; quelli, per usare una espressione di Liliana Segre, che avevano fatto la scelta di non essere indifferenti di fronte al fascismo.

Tratto da ValigiaBlu di Alessandra Vescio

Per uno studio sull’impatto che gli stereotipi di genere hanno sulla percezione del dolore, un gruppo di ricerca ha messo in atto due esperimenti. Nel primo, cinquanta partecipanti hanno guardato video di espressioni facciali di pazienti, uomini e donne, con infortuni alle spalle e differenti gradi di dolore, mentre svolgevano alcuni movimenti. Ai partecipanti è stato chiesto di valutare il livello di dolore che secondo loro i pazienti stavano provando su una scala da 0 a 100. Al secondo esperimento hanno partecipato 200 persone che, dopo aver visto i video, hanno risposto a una serie di domande sul tipo di trattamento consigliato ai singoli pazienti, tra cure contro il dolore e psicoterapia, e su come secondo loro uomini e donne manifestino e sopportino diversamente il dolore. I risultati, pubblicati su The Journal of Pain a marzo 2021, dimostrano come vi sia un vero e proprio pregiudizio nei confronti del dolore delle donne. A molte più pazienti donne che uomini infatti è stata consigliata la psicoterapia invece di una cura di contrasto al dolore, e il dolore stesso delle donne è stato anche percepito tendenzialmente come meno intenso rispetto a quello mostrato dai pazienti uomini.

Tratto da Open di Ygnazia Cigna

È scontro nella comunità scientifica sui farmaci per gli adolescenti transgender. «Infondate dal punto di vista scientifico e ingiustificatamente allarmistiche»: così endocrinologi, andrologi e pediatri hanno bollato il comunicato dei giorni scorsi della Società Psicanalitica Italiana (Spi) indirizzata alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Ministro della Salute Orazio Schillaci e all’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Firmata dal presidente della Spi, Sarantis Thanopulos, la nota esprimeva «grande preoccupazione e perplessità» per l’uso dei farmaci che bloccano lo sviluppo della pubertà, prescritti ai giovani che avviano la transizione di genere. Si tratta della prima società scientifica italiana che avanza criticità in merito e chiede di avviare una riflessione a riguardo. Non è tardata ad arrivare la reazione di altre organizzazioni mediche in una lettera congiunta a firma della Società Italiana di Endocrinologia (SIE), la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), la Società Italiana Genere, Identità e Salute (SIGIS), la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS), e l’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG).

Tratto da nonmollare di Angelo Perrone

La decisione del governo Meloni di ricorrere allo spoils system (cambiamento dei vertici pubblici per ragioni di affinità politica) ricalca una prassi diffusa nelle democrazie occidentali, a cominciare dagli USA. Tuttavia dovrebbe essere salvaguardato il principio di imparzialità, mantenendo la valutazione oggettiva di capacità e competenze

Ha destato inevitabili polemiche l’intenzione del governo Meloni di procedere alla sostituzione dei massimi dirigenti delle amministrazioni pubbliche, e degli enti comunque partecipati dallo Stato, con nominativi di fiducia. Il sospetto è che si vogliano cambiare i responsabili delle più importanti strutture pubbliche per avere funzionari in linea con gli orientamenti della nuova compagine governativa e capaci di perseguirne gli obiettivi. Così facendo si otterrebbe che la burocrazia, mastodontica in Italia, non sia di ostacolo e assecondi il nuovo corso.

Una finalità dunque strumentale rispetto all’interesse partitico, a dispetto dell’esigenza di imparzialità ed indipendenza che dovrebbe ispirare l’azione amministrativa. Quando non anche determinata da intenti puramente clientelari, sistemare gli affiliati in posti di potere. Persino risarcire i trombati alle elezioni o dare consolazione agli esclusi dai primi incarichi. Le vicende degli ultimi decenni hanno mostrato, ha scritto allarmato Sabino Cassese, che «la fame di posti della politica si è rivolta alla pubblica amministrazione» (Corriere, 10.1.23).

Tratto da Questione giustizia di Filippo Romoli

Il nuovo libro di Emmanuel Carrère è il racconto del processo per gli attentati che nel Novembre del 2015, venerdì 13 - da cui la sigla V13 – hanno sconvolto la Francia. Le dimensioni della tragedia, con 130 morti e oltre 400 feriti, 99 dei quali in modo grave, si riflettono su un processo con 14 imputati, 1.800 parti civili e 350 avvocati coinvolti.

Articolato su tre assi principali – vittime, accusati, corte – il racconto seleziona alcuni dettagli di un dossier composto di oltre 500 tomi che, impilati, superano i 50 metri di altezza, descrivendo invece quella “esperienza unica di terrore, pietà, prossimità e presenza” che sono stati i nove mesi del processo V13.

Tratto da The Submarine di Alessandro Massone

Migliaia di attivisti da tutta Europa - secondo la polizia tra 8 e 10 mila persone, secondo gli organizzatori più di 35 mila - sono arrivati a Lützerath per porsi come ultima linea in difesa del piccolo centro tedesco, abbandonato, che deve essere distrutto per garantire l'espansione della miniera di lignite di Garzweiler.

Tra loro c’era anche Greta Thunberg, che nel proprio intervento ha descritto la decisione di espandere la miniera di carbone come “vergognosa,” e ha denunciato come il capitalismo metta sempre i profitti davanti al benessere umano.

Il paese è abbandonato da anni — proprio perché incombeva l’espansione della miniera — ma gli attivisti sono intenzionati a cercare di fermarne la distruzione, sottolineando che l’allargamento costituirebbe una delle più grandi “bombe di carbonio” d’Europa. Le bombe di carbonio sono definite come progetti — esistenti o in fieri — di estrazione di combustibili fossili che risultano, o possono risultare, nell’emissione di un miliardo di tonnellate di CO2 nell’atmosfera. Sotto il paese tedesco si estende il giacimento di lignite della miniera di Garzweiler: la lignite, un tipo di carbone fossile, è la singola fonte di energia più dannosa per l’ambiente e l’area della miniera nel Nord Reno-Westfalia è già la fonte più grande di emissioni di CO2 in tutta Europa. Nel proprio comunicato stampa, Greenpeace definisce l’operazione come “un esempio vivido dei crimini che le aziende di combustibili fossili stanno commettendo in tutto il pianeta. Le aziende di combustibili fossili stanno inquinando e hanno rovinato la vita delle persone da quando esistono e l’hanno sempre fatta franca. Non permetteremo che questo continui, in Germania e nel resto del mondo.”

Di Silvio Lavalle

Nel 1924 un entusiasta e fascistissimo pastore della Chiesa valdese (che ha avuto una storia moderna e progressista, ma anche qualche Malan), afferma che la metempsicosi è ormai una verità rivelata e che in virtù della stessa lo spirito di Cristo dopo molti secoli di sonno è passato nel corpo dell’uomo che fu Dante Alighieri e poi, dopo altri secoli di sonno, lo stesso spirito è passato in quello di Mussolini, in cui si sarebbe incarnato il veltro che Dante aveva profetato. E allora vuoi vedere che il ministro della cultura Sangiuliano, triste perché la destra politica, a lui cara, è scarsamente rappresentata culturalmente, ha ragione a vedere in Dante un precursore della sua parte politica? A questo punto però bisognerebbe chiedere al ministro-medium se per caso il veltro della profezia dantesca, quello che riscatterà l’Italia cacciandone la lupa comunista e luciferina, non sia al giorno d’oggi incarnato in Giorgia Meloni o addirittura in Ignazio La Russa nel quale, metempsicosi o no, un po’ di Mussolini si agita e dunque anche, incredibilmente, un po’ di Dante…ed  ecco che il cerchio si chiude (speriamo lasciando fuori almeno il Cristo). Aspettate un po’ e vedrete che tra un fatidico ritorno ed un altro tornerà anche la grandezza romana e il nostro destino imperiale.

 

Tratto da IlDubbio di Simona Giannetti

Ma io dico: quel velo in Iran è simbolo di una dittatura che uccide e tortura.

Quella del magistrato libero da simboli è una neutralità manifesta, che tutela chiunque gli si presenti innanzi per essere giudicato. È di questi giorni la notizia ripresa anche sulle pagine de Il Dubbio di una giovane donna, di origini arabe, che ha raccontato, come un suo sogno che si avvera, quello di diventare la prima “magistrata velata” in un’aula di giustizia. E’ chiaro che si deve fin da subito sgombrare il campo dall’ovvietà del diritto di ciascuno e di ciascuna di scegliere come vestirsi e se indossare o meno simboli di carattere politico o anche religioso.
Di Davide Babboni

Avendo avuto il piacere di conoscerVi personalmente, mi prendo la libertà di inviarvi, more antiquo, queste poche righe, intanto per ringraziarVi ed esprimere il mio apprezzamento per la Vostra attività, volta a promuovere la mente laica, indipendentemente dalla credenza religiosa, atea o agnostica; ma intendendo il termine laico nel senso più esteso, riconoscibile in qualsiasi ambito del pensiero filosofico, etico, morale, ideale, politico, ideologico e consuetudinario. Il secondo motivo che mi stimola a scriverVi è il desiderio di indicare due criticità, secondo me importanti, anche se in ambiti diversi, e quasi del tutto trascurate. Una riguarda in particolare l’Italia, e si riferisce all’articolo 7 della Costituzione, che ingloba i Patti Lateranensi del 1929, con le modifiche apportate nel 1984 durante il governo Craxi. L’altra, di natura linguistica, riguarda l’asimmetria con cui sono espresse le credenze di chi ha un dio personale e di chi invece lo nega. Questi ultimi, sono linguisticamente rappresentati in negativo (non credenti, atei, eccetera) mentre sia costoro che coloro che praticano una religione sono portatori di contenuti di pari peso e dignità e non rispettivamente di un contenuto e di un’assenza di contenuto. Si trascura così il fatto che tutti siamo “nati per credere” (Nati per credere Telmo Pievani e Vittorio Giotto Torino Codice Edizioni) e definire qualcuno “senza dio”, equivale a ipotizzare che dio esiste.

Tratto da Open 

Giovanna Cristina Vivinetto ha ricevuto un risarcimento di 11 mila euro. Condannato l’istituto Kennedy di Roma.

Giovanna Cristina Vivinetto è stata allontanata nel 2019 dall’istituto paritario Kennedy di Roma per la sua condizione di transessuale. Ora la scuola dovrà risarcirla con 11 mila euro. Vivinetto racconta oggi in un’intervista a Il Messaggero di aver cominciato a lavorare il 23 settembre del 2019: «Sono stata licenziata il 14 ottobre. Praticamente sono stata in classe una decina di giorni in tutto. Dopo tre giorni di malattia, la preside mi ha convocata e mi ha detto che dovevo andar via perché mancavo di professionalità». Poi ha capito di essere stata discriminata in quanto transessuale. «La scuola sapeva della mia situazione. Anche perché nel curriculum era riportato il premio letterario che ho vinto. E lì parlavo proprio di questo. Sapevano tutto anche prima di assumermi. Qualcuno deve essersi lamentato e mi hanno licenziata». Ma la sua carriera come insegnante non si è conclusa: «Dopo il licenziamento nella scuola paritaria ho insegnato in due scuole pubbliche. Una media e una superiore di Roma. Mi hanno accolta senza alcun problema e con la massima discrezione. A settembre scorso sono entrata di ruolo. Sto facendo l’anno di prova come docente specializzata sul sostegno. Per me è un’esperienza bellissima. Voglio restare al fianco delle persone con difficoltà e tenterò anche il concorso per diventare preside». Mentre la sua famiglia «è sempre stata molto aperta. Ho un fratello gemello e siamo stati liberi di esprimerci. I miei genitori mi hanno sempre sostenuta permettendomi di realizzarmi. La prima vera discriminazione l’ho subita in una scuola, ma quando ero già una professoressa».

Tratto da Greenreport

Greenpeace: «Profondamenti allarmati per la nomina di Sultano al-Jaber». Climate Action: «Si dimetta da CEO dell'Abu Dhabi National Oil Corporation».

Seguendo le direttive del Presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, il vice primo ministro e ministro della Corte presidenziale, lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, ha annunciato il gruppo dirigente della 28esima Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (COP28 Unfccc)  che si terrà a Expo City Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 e ha designato come presidente della COP 28  Sultan Ahmed Al Jaber, è ministro dell’Industria e della tecnologia avanzata (MoIAT).  Una nomina che ha subito confermato le preoccupazioni di chi temeva che affidare, dopo il flop egiziano, la COP28 a una petro-monarchia assoluta che sta partecipando alla guerra di invasione nello Yemen non fosse una buona idea. Infatti, Al Jaber che porterà avanti l’agenda della COP28, in collaborazione con il segretario esecutivo dell’Unfccc Simon Stiell e il presidente egiziano della COP27 Sameh Shoukry, è a capo del gigante petrolifero statale Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo, Tracy Carty di Greenpeace International ha commentato: «Greenpeace è profondamente allarmata per la nomina dell’amministratore delegato di una compagnia petrolifera alla guida dei prossimi negoziati globali sul clima. Questo costituisce un pericoloso precedente, mettendo a rischio la credibilità degli Emirati Arabi Uniti e la fiducia che è stata riposta in loro dalle Nazioni Unite a nome delle persone e delle generazioni attuali e future. La COP28 deve concludersi con un impegno senza compromessi per una giusta eliminazione di tutti i combustibili fossili: carbone, petrolio e gas. Non c’è posto per l’industria dei combustibili fossili nei negoziati globali sul clima».