Tratto da La Repubblica Arruolato nel 2020, il buon Dio si trova da tempo impigliato con la patria e la famiglia nella santa trinità meloniana che non ha ascendenze nelle sacre...

Genesi L’8X1000, è nato nel quadro della revisione del Concordato Stato-Chiesa del 1984, quando il Governo Craxi ha rinnovato i mussoliniani patti Lateranensi del 1929. I suoi diretti riferimenti costituzionali sono gli articoli 7 e 8. Esso si riferisce alle imposte dirette versate dalle persone fisiche e interessa tutti coloro che presentano la dichiarazione dei redditi, anche se non devono versare nulla. L’imposizione di questa aliquota sull’imposta dovuta avviene sia che si firmi per destinarla ad uno dei soggetti convenzionati con lo Stato sia che non si firmi. La ripartizione dell’intero fondo dell’8X1000 avviene in modo proporzionale al numero di scelte espresse.
Tratto da MicroMega di Antonio Caputo «Ora e sempre Resistenza». In quanti hanno cercato di non udire, di non capire, forse anche di dimenticare trascinati dal vento di un revisionismo non giustificato. «L’attentato di Via Rasella non è stata una delle pagine più gloriose della Resistenza partigiana: hanno ammazzato una banda musicale di altoatesini, sapendo benissimo il rischio di rappresaglia al quale esponevano i cittadini romani, antifascisti e non»: queste ora le parole di Ignazio La Russa, Presidente del Senato, ospite di Terraverso, il podcast di Libero Quotidiano.
Tratto da MicroMega di Teresa Simeone “Patetici gli antifascisti – e giù risatine di sdegno – che blaterano sempre di ritorno del fascismo!”: è sicuramente la frase più utilizzata per deridere ogni tentativo di leggere alcuni segnali inquietanti che continuano ad arrivare “dal” e “nel” nostro Paese. Strettamente conseguente è la canea, con annessa umiliazione e delegittimazione intellettuale di chi cerca di porli all’attenzione pubblica: inutili le risposte che chiariscono come nessuno che abbia un po’ di raziocinio e di senso storico adombrerebbe il ritorno sic et sempliciter di un fenomeno che ha avuto una genesi, uno sviluppo e una fine. Non è questo, infatti, ciò che allerta, quanto il clima culturale che si sta creando nel veicolare modi di pensare e di agire che rimandano a pregiudizi, intolleranza, indifferenza a diritti e a libertà che dovrebbero essere acquisiti e che, invece, vengono sempre più spesso messi in discussione.
Tratto da Wired  di Laura Carrer Spinto dalla pandemia l’e-voting è normalità tra associazioni, ordini e università: aumenta la partecipazione al voto e diminuisce costi. E c'è un milione di euro il fondo per la sperimentazione del voto elettronico per referendum ed elezioni politiche rivolto agli italiani all'estero, ma tutto tace.
Tratto da Domani di Giulia Merlo Fratelli d’Italia punta ad approvare una proposta di legge che rende la gpa un reato universale. Tuttavia la nozione difficilmente regge davanti alle regole di diritto internazionale: non si può condannare qualcuno per un comportamento commesso fuori dai confini nazionali e dove è considerato legale. A livello generale, perchè un comportamento venga perseguito penalmente, deve essere stato commesso nello stato in cui è reato. Questo vale soprattutto in Italia, dove il codice penale all’articolo 6 prevede che solo chi commette un reato nel territorio dello stato è punito secondo la legge italiana.
Tratto da la Repubblica di Francesco Bei "Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, io dichiaro qui, al cospetto di Voi, ed al cospetto di tutto il governo italiano, che assumo (io solo!) la responsabilità di 3-I (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se 3-I è stata una mia colpa, a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho alimentato nel mio ruolo". I componenti del Cda di 3-I, la società pubblica che dovrebbe gestire il software di Inps, Istat e Inail, sono sobbalzati quando ieri mattina, aprendo la posta, hanno trovato questa mail del presidente Claudio Anastasio.
Tratto da Today di Daniele Tempera Detto fatto. Dopo anni di polemiche alimentate da politici e media, rivelazioni quotidiane di truffe ai danni dello Stato, retorica sugli imprenditori che non trovano lavoro a causa di quello che la Premier ha definito “metadone di Stato”, il reddito di cittadinanza chiude i battenti, come annunciato in campagna elettorale dalla destra. Il governo Meloni ha dapprima annunciato lo stop definitivo a fine 2023, dall’altro ha prospettato il battesimo di una nuova misura chiamata “Mia”. Secondo anticipazioni la nuova misura dovrebbe presentare una stretta decisa agli assegni di sostegno e alla loro durata, la netta separazione tra “occupabili” e “non occupabili”, un'accelerazione sulla tipologia di lavoro definito “congruo” (leggi "non rifiutabile"), la predilezione dell’aiuto alle famiglie rispetto a quella riservata ai “single”. Ma cosa è stato il Reddito di Cittadinanza? Forse a quattro anni di distanza dal suo battesimo è ora di fare, dati alla mano, chiarezza su una delle misure più discusse della nostra storia politica.
Tratto da the submarine di Alessandro Massone

Il Pentagono sta impedendo all’amministrazione Biden di condividere con la Corte penale internazionale le prove raccolte dall’intelligence statunitense sui crimini di guerra commessi dall’esercito russo in Ucraina. I militari statunitensi sono contrari a offrire assistenza alla Corte, perché temono di creare un precedente che permetterà in futuro di perseguire cittadini statunitensi impegnati in operazioni militari all’estero. Le altre parti dell’amministrazione — tra cui le agenzie di intelligence stesse, e i dipartimenti di Stato e della Giustizia — vogliono invece collaborare.

Tratto da volerelaluna di Giovanni Caprio

La differenziazione prevista in Costituzione e insita nell’autonomia non può non essere messa in stretta relazione con tutti gli altri principi fondamentali con cui la Costituzione segna in modo irrevocabile la nostra Repubblica, in particolare con quello di uguaglianza sostanziale, che chiama in causa il pieno sviluppo della personalità di ciascuno e l’effettiva partecipazione di tutti alla vita economica, politica e sociale del Paese. Stiamo parlando del collante che consente alla nostra Repubblica di essere una e di restare indivisibile, di rendere permanente il processo di unificazione nazionale tramite la lotta alle diseguaglianze tra persone, tra gruppi e tra territori. Il regionalismo, dunque, pur se basato sulla differenziazione, non può assolutamente trasformarsi in un moltiplicatore delle diseguaglianze, pena il venir meno dell’adempimento dei «doveri inderogabili di solidarietà economica, politica e sociale» di cui all’art. 2 della Costituzione. C’è bisogno, quindi, di un regionalismo ripensato e organizzato su base solidaristica in grado di ridurre sempre più le disuguaglianze territoriali e non già di “fughe in avanti” verso differenziazioni territoriali ulteriori che potrebbero irrimediabilmente compromettere l’unità del Paese. Una unità che già scricchiola pesantemente sotto il peso delle attuali differenziazioni territoriali. A partire dalla scuola.