Tratto da Domani di Gianfranco Pellegrino

Su questo giornale, Piercamillo Davigo ha sostenuto che lo sciopero della fame di Alfredo Cospito per protestare contro il regime carcerario cui è sottoposto sarebbe un ricatto allo stato, un ricatto da non accettare, simile a quello dei sequestratori a scopo di estorsione.

Argomentazioni simili sono comparse in altre sedi, soprattutto in riferimento agli atti dimostrativi, spesso violenti, degli ultimi giorni, che si presumono avere lo scopo di aiutare la protesta di Cospito.

Tratto da ilpost

Nel posto dove avviene gran parte degli sbarchi di migranti in Italia le responsabilità sono distribuite fra molti, ed è un problema.

Quando si parla di sbarchi di migranti a Lampedusa spesso si immagina che le imbarcazioni arrivino un po’ ovunque sulla piccola isola italiana, che dista appena 120 chilometri dalle coste della Tunisia e poco meno di 300 da quelle libiche. In realtà le imbarcazioni che riescono a raggiungere l’isola da sole sono pochissime. La stragrande maggioranza viene intercettata al largo dell’isola dalle navi della Guardia di Finanza o della Guardia Costiera, e scortata nel porto nuovo di Lampedusa, nella zona sud-est dell’isola. Qui le imbarcazioni vengono fatte attraccare su una lingua di cemento lunga circa 150 metri, sempre la stessa, stretta fra un hotel e un ristorante. Si chiama molo Favaloro.

Tratto da Il Post 

All'interno di una causa di gruppo per le violenze e gli abusi compiuti nelle "scuole residenziali" tra Ottocento e Novecento.

Il governo canadese ha accettato di risarcire con 1,9 miliardi di euro (2,8 miliardi di dollari canadesi) le comunità indigene del paese per gli abusi commessi nelle cosiddette “scuole residenziali” istituite e gestite dal governo e dalla Chiesa cattolica tra la seconda metà dell’Ottocento e il Novecento. La decisione – che deve ancora essere approvata da un tribunale – sarebbe la conclusione di una causa legale collettiva portata avanti da 325 gruppi indigeni canadesi per le violenze e gli abusi compiute sui minori all’interno di quello che una commissione nazionale ha definito anni fa «un genocidio culturale».

Tratto da Editorialedomani di Dario Venegoni

Arriva il Giorno della memoria e già si alza il coro: non bisogna dimenticare!

E invece si è già dimenticato da un pezzo.

Gli oppositori politici, che costituivano la grande maggioranza delle vittime italiane dei lager nazisti, infatti, non trovano spazio alcuno nella narrazione pubblica: sono già dimenticati, anche dalle più alte cariche dello stato, che in occasione del 27 gennaio riservano la loro attenzione esclusivamente alla Shoah, lo sterminio degli ebrei.

I NUMERI

Per capirci, converrà provare a ricordare poche essenziali cifre. Gli italiani deportati nei campi gestiti dalle SS – Auschwitz, Mauthausen, Dachau, Ravensbrück e gli altri – che furono diversi dai campi di internamento dei militari o dai campi di lavoro, furono circa 40mila. Circa 8mila furono gli ebrei, interi gruppi famigliari, presi con anziani, donne e bambini, tutti ugualmente identificati come «nemici irreconciliabili» (definizione di Mussolini) del fascismo e del nazismo.

Gli altri, oltre 30mila, non erano ebrei; vennero bollati in grandissima maggioranza dai loro carnefici come "politici". Erano a vario titolo oppositori del fascismo e del nazismo; quelli, per usare una espressione di Liliana Segre, che avevano fatto la scelta di non essere indifferenti di fronte al fascismo.

Tratto da Open di Ygnazia Cigna

È scontro nella comunità scientifica sui farmaci per gli adolescenti transgender. «Infondate dal punto di vista scientifico e ingiustificatamente allarmistiche»: così endocrinologi, andrologi e pediatri hanno bollato il comunicato dei giorni scorsi della Società Psicanalitica Italiana (Spi) indirizzata alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Ministro della Salute Orazio Schillaci e all’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Firmata dal presidente della Spi, Sarantis Thanopulos, la nota esprimeva «grande preoccupazione e perplessità» per l’uso dei farmaci che bloccano lo sviluppo della pubertà, prescritti ai giovani che avviano la transizione di genere. Si tratta della prima società scientifica italiana che avanza criticità in merito e chiede di avviare una riflessione a riguardo. Non è tardata ad arrivare la reazione di altre organizzazioni mediche in una lettera congiunta a firma della Società Italiana di Endocrinologia (SIE), la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), la Società Italiana Genere, Identità e Salute (SIGIS), la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS), e l’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG).

Tratto da La Stampa di Serena Riformato

Davanti all’ambasciata della Repubblica islamica a Roma attivisti e cittadini hanno accompagnato la consegna della petizione de La Stampa. Il direttore Massimo Giannini ha depositato otto scatoloni con le sottoscrizioni.

“Mai dimenticare, mai perdonare”. Davanti all’ambasciata della Repubblica islamica a Roma attivisti e cittadini hanno accompagnato la consegna della petizione de La Stampa per chiedere il rispetto dei diritti umani dei manifestanti iraniani che da oltre cento giorni il protestano contro il regime degli ayatollah.

Ai piedi della porta dell’ambasciata il direttore de La Stampa Massimo Gianni ha depositato i dieci scatoloni contenti le oltre trecentomila firme raccolte per salvare la vita di Fahimeh Karimi. Le nostre, le vostre firme per chiedere di fermare le incarcerazioni ingiuste, le torture, le condanne a morte di chi in Iran manifesta pacificamente per cambiare il proprio Paese.

Tratto da Volere la luna Appello al Ministro della giustizia e all’Amministrazione penitenziaria

Alfredo Cospito è a un passo dalla morte nel carcere di Bancali a Sassari all’esito di uno sciopero della fame che dura, ormai, da 80 giorni. Detenuto in forza di una condanna a 20 anni di reclusione per avere promosso e diretto la FAI-Federazione Anarchica Informale (considerata associazione con finalità di terrorismo) e per alcuni attentati uno dei quali qualificato come strage pur in assenza di morti o feriti, Cospito è in carcere da oltre 10 anni, avendo in precedenza scontato, senza soluzione di continuità, una condanna per il ferimento dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. Dal 2016 è stato inserito nel circuito penitenziario di Alta Sicurezza 2, mantenendo, peraltro, condizioni di socialità all’interno dell’istituto e rapporti con l’esterno. Ciò sino al 4 maggio 2022, quando è stato sottoposto al regime previsto dall’art. 41 bis ordinamento penitenziario, con esclusione di ogni possibilità di corrispondenza, diminuzione dell’aria a due ore trascorse in un cubicolo di cemento di pochi metri quadri e riduzione della socialità a una sola ora al giorno in una saletta assieme a tre detenuti. Per protestare contro l’applicazione di tale regime e contro l’ergastolo ostativo, il 20 ottobre scorso Cospito ha iniziato uno sciopero della fame che si protrae tuttora con perdita di 35 chilogrammi di peso e preoccupante calo di potassio, necessario per il corretto funzionamento dei muscoli involontari tra cui il cuore. La situazione si fa ogni giorno più grave, e Cospito non intende sospendere lo sciopero, come ha dichiarato nell’ultima udienza davanti al Tribunale di sorveglianza di Roma: «Sono condannato in un limbo senza fine, in attesa della fine dei miei giorni. Non ci sto e non mi arrendo. Continuerò il mio sciopero della fame per l’abolizione del 41 bis e dell’ergastolo ostativo fino all’ultimo mio respiro».

Tratto da ilmanifesto La sorveglianza aerea dei droni di Frontex è funzionale alle intercettazioni dei migranti realizzate dalle milizie libiche. Lo dice un nuovo studio di Human Rights Watch (Hrw) e Border Forensics (Bf) che analizza i tracciati di sei mezzi usati dall’agenzia europea e in particolare del drone Heron, che da maggio 2021 pattuglia le acque da Misurata alla frontiera libico-tunisina facendo base a Malta ma con un conrollo da remoto che coinvolge direttamente il quartier generale di Varsavia.
Tratto da Futuro Quotidiano

Le mine Houthi hanno ucciso 3.673 civili, tra cui 647 bambini e 462 donne, e ferito 3.135 civili, tra cui 741 bambini e 362 donne

La Rete yemenita per i diritti e le libertà ha annunciato di aver documentato più di 127.000 violazioni commesse dalla milizia Houthi. Le vittime sono i civili yemeniti. Dal colpo di stato dei ribelli del settembre 2014, si sono contati più di 14 uccisioni. In un rapporto pubblicato in occasione della Giornata internazionale dei diritti umani (10 dicembre), la Rete ha affermato che il suo team sul campo ha documentato circa (127.260) episodi di violazioni contro i civili in cui la milizia Houthi è stata coinvolta nel periodo dal 21 dicembre 2014 , al 30 giugno 2022. Ha aggiunto che le milizie hanno ucciso 14.557 civili, inclusi (3.618) bambini, inclusi (412) neonati e (1.974) donne, secondo il meccanismo di monitoraggio e documentazione effettuato dalla squadra sul campo della rete attraverso le visite civili della squadra. La milizia Houthi ha anche ferito 33.438 civili, tra cui 5.875 donne e 4.334 bambini.
Tratto da laRepubblica, di Benedetta Perilli La maggioranza ha votato sì al progetto di legge che consentirà il suicidio assistito. Sarà possibile soltanto per i maggiorenni, se il loro desiderio è "attuale e reiterato, serio, libero e informato". Ora spetta al presidente della Repubblica promulgare il testo Un dibattito parlamentare lungo almeno cinque anni e due veti presidenziali dopo, la legalizzazione dell'eutanasia in Portogallo è stata approvata oggi in Parlamento per la terza volta. Nonostante l'opposizione avesse chiesto la possibilità di sottoporre il tema a un referendum pubblico, è arrivata grazie alla maggioranza il sì a una legislazione che consentirà il suicidio medicalmente assistito in determinate circostanze. Ora spetta al presidente della Repubblica Rebelo de Sousa, conservatore e cattolico, promulgare il testo o rimetterlo all'esame della Corte costituzionale e mettere un veto, come ha già fatto due volte nel 2021. Si esprimerà prima di Natale, ha promesso. Secondo i sondaggi la legalizzazione dell'eutanasia sarebbe condivisa da oltre la metà dei cittadini portoghesi nonostante le forti resistenze della Chiesa in un Paese a maggioranza cattolica. Per i legislatori, che hanno lavorato alle modifiche del testo fino a poche ore prima dell'approvazione della versione finale di mercoledì scorso da parte della Comissão de Assuntos Constitucionais do Parlamento, l'eutanasia sarà possibile soltanto per le persone maggiorenni che manifestano un desiderio "attuale e reiterato, serio, libero e informato". Persone che inoltre devono trovarsi "in una situazione di sofferenza di grande intensità, con lesione definitiva di estrema gravità o malattia grave e inguaribile". Il testo base contiene il progetto di legge voluto dal Partito Socialista, che governa con la maggioranza assoluta, insieme a Iniziativa Liberale, Blocco di sinistra e gli ambientalisti di Pan e approvato lo scorso giugno dell'Assemblea. Contrari i partiti di estrema destra Chega e il Partito Comunista, astenuto il partito social-democratico del Psd che con il presidente Luís Montenegro presenterà un progetto per la richiesta di un referendum popolare.
Tratto da ilmanifesto, di Giulia D'Aleo SCUOLA. Tra le 50mila persone scese in piazza a Roma il 26 novembre accanto a Non Una di Meno c’erano anche attivisti e attiviste, operatori e operatrici di sportelli e rifugi […] Tra le 50mila persone scese in piazza a Roma il 26 novembre accanto a Non Una di Meno c’erano anche attivisti e attiviste, operatori e operatrici di sportelli e rifugi antiviolenza, associazioni e collettivi studenteschi. Realtà che, con possibilità e impegni diversi, si impegnano per prevenire e contrastare la violenza di genere. Tra questi attori, il grande assente è ancora la scuola. Nonostante le linee guida dell’Oms indichino che un’adeguata educazione sessuoaffettiva sia fondamentale nella prevenzione di abusi sessuali, violenza, episodi di omolesbotransbifobia – oltre che per la riduzione di gravidanze e aborti nelle adolescenti e per la diminuzione delle malattie sessualmente trasmissibili – in Italia non esiste ancora una legge nazionale che agisca in modo capillare e omogeneo sulla formazione a partire dall’infanzia.
Tratto da Il Manifesto  Il sito di Amnesty International si apre in questi giorni con i visi di sette giovani la cui vita è in pericolo solo perché «credono in un mondo più giusto». È il lancio della maratona Write for Rights, per «liberare subito» donne e uomini che «lottano per tutti», come l’artista cubano Luis Otero Alcántara, rinchiuso dal 2021 nel carcere di massima sicurezza di Guanajay in quanto dissidente, o della russa Aleksandra Skochilenko, anche lei artista, detenuta in attesa di processo da 9 mesi in condizioni terribili per un’azione di protesta contro la guerra in Ucraina, o Joanah, Netsai e Cecillia, donne che il regime dello Zimbabwe ha torturato terribilmente per il solo fatto di aver protestato. E ancora: Nasser Zefzafi, marocchino, torturato e condannato a 20 anni per aver criticato un’autorità religiosa, e l’iraniano Vahid Afkari, in carcere dalla manifestazione pacifica del 2018. Non a caso, l’organizzazione internazionale da luglio scorso è impegnata con la campagna «Proteggo la protesta». Perché, per chi esprime dissenso, è stato – come spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia – «un anno nero».