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Ragionare di Palestina è impossibile, anche nel Parlamento italiano

Tratto da Volere la luna, di Francesca Albanese

La Palestina – ovvero ciò che è rimasto della Palestina storica alla creazione dello Stato di Israele nel 1948 –, comprendente Cisgiordania, Gerusalemme est e Striscia di Gaza, è terra che Israele occupa militarmente dal 1967.

È bene ribadire da subito che il diritto internazionale ammette le occupazioni militari solo in forma temporalmente limitata, con precisi vincoli di tutela della popolazione sotto occupazione e, soprattutto, senza mai trasferire sovranità alla potenza occupante. Lo Stato di Israele viola sistematicamente questi principi dal 1967, a mezzo di continui trasferimenti di civili e costruzione di colonie nella Palestina occupata. Negli ultimi decenni tali violazioni sono state condannate ripetutamente dalle principali istituzioni internazionali, da ultimo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite. Le organizzazioni umanitarie concordano che tale occupazione sia illegittima e illegale, poiché condotta tramite usi proibiti della forza armata e allo scopo di annettere territorio palestinese allo Stato di Israele, sfollando i palestinesi che vi abitano. A fronte di tale realtà, ampiamente documentata, è necessario che la politica si conformi ai precetti del diritto internazionale, sanzionando Israele e sostenendo i palestinesi nel processo di autodeterminazione loro assegnato non da questa o quella fazione politica, ma dai più fondamentali principi della comunità internazionale.