Tratto da HuffPost
La leader di Fratelli d'Italia sui social: "Il velo islamico non rappresenta in alcun modo un valore europeo". E la Lega fa eco: "Sottomissione, non normalità"
La campagna social dell'Unione europea per l'Anno Europeo dei Giovani 2022, la cui testimonial è una giovane che indossa l'hijab, il copricapo tradizionale delle donne di religione islamica, scatena l'ira di Fdi e della Lega, che la considera come "uno schiaffo a Saman". "Quella donna ha il compito di stimolare il dibattito sui valori europei. Ma il velo islamico non rappresenta in alcun modo un 'valore europeo'", sbotta sui social Giorgia Meloni, ricordando che "in Europa le donne si sono liberate, dopo secoli di battaglie, da simboli di sottomissione come questi e non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare alle nostre conquiste in nome del politicamente corretto caro alla sinistra. Le femministe europee non hanno nulla da dire?".
La dichiarazione con la quale la CEI reagisce alle linee guida annunciate ieri sera per la cosiddetta fase 2 (vedi sotto) costituisce un documento di considerevole interesse. L'esordio: "Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”. Cioè: poiché il nostro impegno sociale nasce dall'eucaristia, non è chiaro come faremo a portarlo avanti, se ce le negate. Sappiatevi regolare, perché senza di noi siete in guai ancora peggiori. Per quanto riguarda il seguito, offriamo una traduzione in lingua corrente. Finora abbiamo fatto il nostro e non abbiamo piantato grane: con l'aria che tira, avreste dovuto ringraziarci. Che cosa fare da qui in avanti ve l'abbiamo detto e ridetto e ci aspettavamo che avreste obbedito. A questo punto consigliamo, a voi e ai vostri comitati scientifici, un solerte ravvedimento.
La discriminazione religiosa al tempo di facebook e del corona virus funziona così: Un ente religioso che da decenni beneficia di accordi privilegiati con lo stato italiano, frutto di ancora più vecchi accordi stipulati con una dittatura fascista, decide di mandare il suo rappresentante a fare un atto simbolico di benedizione. Il fatto viene ripreso sulla tv nazionale a reti unificate e a livello mondiale.