Tratto da Il Post 

All'interno di una causa di gruppo per le violenze e gli abusi compiuti nelle "scuole residenziali" tra Ottocento e Novecento.

Il governo canadese ha accettato di risarcire con 1,9 miliardi di euro (2,8 miliardi di dollari canadesi) le comunità indigene del paese per gli abusi commessi nelle cosiddette “scuole residenziali” istituite e gestite dal governo e dalla Chiesa cattolica tra la seconda metà dell’Ottocento e il Novecento. La decisione – che deve ancora essere approvata da un tribunale – sarebbe la conclusione di una causa legale collettiva portata avanti da 325 gruppi indigeni canadesi per le violenze e gli abusi compiute sui minori all’interno di quello che una commissione nazionale ha definito anni fa «un genocidio culturale».

Tratto da Globalist Syndication Quella lanciata da JCall* Europa in difesa della democrazia israeliana contro le minacce dalle componenti più scioviniste e integraliste della coalizione di governo in formazione nel paese. Un appello da accogliere. Una petizione da firmare, Una riflessione preoccupata che fa riflettere. Una petizione da sottoscrivere. E’ quella lanciata da JCall* Europa in difesa della democrazia israeliana contro le minacce dalle componenti più scioviniste e integraliste della coalizione di governo in formazione nel paese. Eccone il testo: “Abbiamo lanciato l’appello fondativo di JCall nel 2010 perché, come cittadini ebrei europei, eravamo profondamente preoccupati per l’esistenza di Israele. Abbiamo scritto che, “senza sottovalutare le minacce esterne” per Israele, “questo pericolo risiede anche nell’occupazione e nella continua colonizzazione della Cisgiordania e dei quartieri arabi di Gerusalemme Est”. Infatti, solo la fine dell’occupazione e la creazione di uno Stato palestinese vitale al suo fianco possono garantire la continuità dell’esistenza di Israele come Stato democratico a maggioranza ebraica. La persistenza dell’occupazione porterebbe alla scelta illusoria tra due situazioni intrinsecamente sbagliate: uno Stato binazionale arabo-ebraico il cui orizzonte permanente sarebbe la guerra civile, oppure uno Stato esclusivamente ebraico che andrebbe alla deriva verso un regime di apartheid per i palestinesi. Dodici anni dopo quell’appello, il pericolo che avevamo denunciato allora è solo aumentato. Ma a questo pericolo si aggiunge ora una minaccia immediata alla democrazia israeliana. Infatti, le elezioni legislative del 1° novembre 2022 – che si sono svolte nel rispetto delle regole democratiche e della libertà di voto – hanno dato una piccola ma indiscutibile maggioranza a una coalizione i cui elementi mettono in discussione le basi stesse della democrazia israeliana. Fin dalla sua creazione, e nonostante una situazione di guerra continua e di minacce esterne, Israele è stato finora in grado di rispettare lo spirito e la lettera dei valori su cui si basa la sua Dichiarazione di Indipendenza.